Il Past. Non vi capisco più.
Sig.ª Alving. Ma sì....
Il Past. Suvvia! Voi pensate a dei casi eccezionali, in cui.... ahimè, la vita di famiglia non è purtroppo sempre così pura come dovrebbe essere. Ma un fatto come quello a cui alludete, non si sa mai.... almeno con certezza. Qui invece.... potreste volere, voi, una madre, che....
Sig.ª Alving. Ma io non lo voglio affatto; a nessun costo vorrei acconsentirci; è precisamente quello che dico.
Il Past. Perchè siete vile, come dite voi stessa. Se non foste vile.... Bontà divina! Un’unione simile!
Sig.ª Alving. Eh! Sembra che noi tutti discendiamo da unioni di questo genere. E chi ha istituito queste cose, Pastore?
Il Past. Con voi, signora, io non tratto di simili argomenti. Siete ben lungi dall’essere nella disposizione necessaria. Però quando osate dire che c’è viltà da parte vostra a....
Sig.ª Alving. Ascoltatemi, e sappiate com’io la pensi. Io sono timida, ho paura, perchè c’è in me qualche cosa.... qualche cosa che mi opprime, dei ricordi terribili che mi afferrano come spettri da cui non posso liberarmi.
Il Past. Come avete detto, signora Alving?
Sig.ª Alving. Quando intesi là, Regina ed Osvaldo, mi parve ad un tratto che tutto il passato mi si rizzasse innanzi. Ma io sto quasi per credere, Pastore, che noi siamo tutti spettri. Non è soltanto il sangue dei nostri genitori che corre in noi, ma c’è inoltre una specie d’idea distrutta, una credenza morta, e tutto ciò che ne risulta, e questo non è vitale, è vero, ma ciò nullameno se ne sta in fondo a noi stessi, e mai non riusciamo a liberarcene. S’io prendo un giornale e mi metto a leggere, ecco sorgermi dei fantasmi tra linea e linea. Mi sembra quasi che tutto il paese sia popolato di fantasmi, e che questi siano numerosi come le arene del mare. Eppoi tutti noi, quanti siamo, abbiamo tanta paura della luce!