Sig.ª Alving. Voi siete e rimarrete sempre un gran fanciullone, Manders.
Il Past. Io?...
Sig.ª Alving. (posando le sue mani sulle spalle del Pastore). E aggiungerò che ho una volontà matta di gettarvi le braccia al collo.
Il Past. (retrocedendo vivamente). No, no, che Dio vi benedica! Simili volontà!...
Sig.ª Alving. (sorridendo) Andiamo, non abbiate paura di me.
Il Past. (dopo essersi avvicinato al tavolo). Avete talora un certo modo d’esprimervi.... Ora rinchiudo nel mio portafoglio i documenti. (eseguisce) Ecco. Arrivederci. Tenete d’occhio Osvaldo allorchè rientrerà. Ritornerò qui subito.
(Prende il cappello ed esce dalla porta del vestibolo).
SCENA III. Signora Alving, Osvaldo.
Sig.ª Alving. (sospira, getta un’occhiata fuori della finestra, riordina un po’ la camera e si dispone ad entrare in sala da pranzo: ma sulla soglia si ferma attonita, e manda un’esclamazione sorda). Osvaldo! Ancora a tavola sei!
Osvaldo (dalla sala da pranzo). Volevo soltanto finire il mio sigaro.