Sig.ª Alving (afferrandogli il braccio). Osvaldo! Che c’è dunque?

Osvaldo. Ieri ed oggi tentai di liberarmi dai miei pensieri.... di scuoterli. Ma non c’è rimedio.

Sig.ª Alving (alzandosi bruscamente). Devi dirmi tutto, Osvaldo.

Osvaldo (facendola sedere di nuovo). Resta qui. Mi proverò. Io mi sono lamentato d’una stanchezza causata dal viaggio....

Sig.ª Alving. Sì! Ebbene?

Osvaldo. Ebbene, non è ciò.... ovvero non è una stanchezza solita....

Sig.ª Alving (tentando nuovamente d’alzarsi). Non ti senti male, nevvero, Osvaldo?

Osvaldo (costringendola a rimanere seduta). Resta, resta là, mamma. Ascoltami tranquillamente. Non ho già una malattia.... quello che comunemente chiamano malattia. (incrociando le mani sul capo). Mamma! sento lo spirito affranto, sono un uomo finito.... Non potrò lavorare, mai più! (col volto nascosto tra le mani, cade alle ginocchia della madre e scoppia in singhiozzi).

Sig.ª Alving (pallida e tremante). Osvaldo! Guardami! No, no, non è vero!

Osvaldo (guardandola con occhio disperato). Non lavorare mai più! Mai più! Essere già morto, mentre ancora si vive! Mamma, puoi tu figurartelo un orrore simile?