Furono recate le armi: i due avversari posero mano alla spada, e si avventarono l'uno contro l'altro. Il francese si batteva con fuoco, faceva delle finte rapidissime, era uno spadaccino brillante.
Rosen lo respingeva con calma, e sorrideva seco stesso, benchè si arrovellasse di non poter mostrare tutta la valentía in quel giuoco. La lotta durò alcuni istanti. Rosen era sul punto di lasciarsi ferire, quando s'avvide che il suo avversario si ostinava a tener alta la punta per sfregiarlo nel viso. Questa circostanza fu causa che egli perdesse tutta la sua freddezza, e si dimenticasse dello scopo di questo duello, per non ricordarsi più che di colpire il suo nemico. Proseguirono con accanimento; il francese aveva già sfiorata una spalla a Rosen, quando, scoprendosi a un tratto nel ritirarsi, fu colpito nel petto e cadde.
Rosen si avvide allora del suo fallo, ma era troppo tardi. Lamperth gli si avvicinò, e gli disse:—Che avete fatto? voi avete ucciso un uomo innocente.
—Sì, disse Rosen, ma sarà l'ultimo; che volete? sono un insensato... partiamo subito per la Francia: giuro al cielo che al primo scontro che io potrò avere in quel paese, mi lascerò sparare come un coniglio.
E al domani s'imbarcarono per Calais, e presero la via di Parigi.
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Strada facendo, Rosen pensava con dolore al triste risultato di quella sua prima avventura. Egli aveva ucciso un uomo in duello; ciò non era poi letteralmente un omicidio, ma questo duello era stato provocato da lui, non v'era discolpa, quel giovine era stato costretto a battersi, e doveva a Rosen la sua morte.
Egli è uno strano e insensato apprezzamento questo che noi sogliamo fare d'un omicidio secondo il modo e le cagioni per cui è avvenuto. Non ne facciamo tanto una causa di umanità di principio morale quanto ne facciamo una causa di forma: lo stesso atto ci solleva alla gloria o alla fama, o ci abbassa fino al delitto più turpe ed alle punizioni più atroci; può essere eroismo o assassinio, così nella guerra e nelle contese private; può essere coraggio ed onore, così nel duello.
Rosen, lungo la via, ritornava colla mente su questi pensieri, e meditava con dolore su quella triste avventura di Dover.
—Che ne pensate? diss'egli rivolgendosi a Lamperth che dormicchiava rannicchiato in un angolo della vettura.