Quando il dí della vilia fue venuto, e lo re fe' da sua parte bandire che qual dalla donzella fie veduto subitamente lo farà morire, e chi si stia in casa come muto, e chi di fuori si deba fugire. L'albergatore all'albergo n'andoe, e Gismirante con lui si posoe.

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E, come damigello ardito e saggio, quando per la cittá non è cristiano, subitamente armato di vantaggio, uscí di casa con la spada in mano. Signor, pensate nel vostro coraggio che si dicea del cavalier sovrano, cosí armato in sul destrier corrente! E' nella chiesa entrò subitamente.

27

E, non trovando criatura in Santo, di testa s'ebe tratta la barbuta, perché di quella cui amava tanto la faccia sua potesse aver veduta, ed e' poi si nascose da l'un canto dietro a l'altare, e punto non si muta, dicendo:—Di mie morte fie memoria, o io acquisterò quie gran vittoria!—

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Or eccoti venir quella donzella in compagnia ad un leone e un drago, ed adorando al crocifisso; ed ella vide colui ch'era cotanto vago, il qual parlò con ardita favella, che di suo morte non curava un dado. —Dama, merzé, bench'io serva la Morte, che per vederti vengo infin da corte!—

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Ed ella, riguardando Gismirante, ch'era sí bel che contar nol potrei, e imaginando poi in sé davante le cose ch'egli avíe fatte per lei, ridendo disse:—I' ti vo' per amante, ma fuor di questa terra uscir vorrei: però, se mi vorrai al tuo dimíno, verrai per me istanotte a matutino.—

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