Quando la gente la donna vedía piú rilucente che non è il cristallo, e riguardò la sua gran baronía, ch'eran con lei a piede ed a cavallo, e le donzelle, che venian per via, agnoli le credeano sanza fallo; diceva l'uno a l'altro de' romani: —Di vero quelli non son corpi umani!—

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E, dismontata al palagio papale, l'alta reina, siccome saputa, mille turchi menò su per le scale, ché a torto non volía esser tenuta: e, quando vide il papa naturale, con riverenzia lo inchina e saluta; poi disse in ginocchion con umiltade: —Che mi comanda Vostra Santitade?—

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Il papa disse:—Tu mi se'accusata di questo mondo paradiso fai, e l'altra vita in tutto hai disprezzata e ne' mondan diletti sempre stai.— Ed ella disse:—Io sono accagionata, Padre, di cosa che ma' non pensai, ch'io credo in Dio e vita eterna spero: chi altro dice non vi porge il vero.

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Diletto prendo per considerare l'eternal vita che mai non ha fine, e penso, udendo mie dame cantare, che debbian esser le voci divine! E, disiando udirle, star mi pare in questo mondo tra pungenti spine. Di questa vita non curo una fronda; ma, sperando aver l'altra, sto gioconda.—

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Appresso disse:—Acciò ch'io non v'inganni, fate cessar tutta la gente vostra.— Quando con lui fu sola, alza li panni, una camicia di setole mostra, e dice:—Padre santo, quindici anni fatto ho con questa col Nimico giostra.— Poi mostrò un ferro in sulle carni cinto; laonde il papa disse:—Tu m'hai vinto.—

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