Levossi ritto e presela per mano, dicendo:—Donna santa, grazia chiedi;— ed ella, lacrimando umile e piano, disse:—Per quello Iddio a cui mi diedi, vi priego, Padre mio, Pastor sovrano, che m'assolviate innanzi a' vostri piedi.— E poi che l'ebbe di tal voglia sazia, ed ella disse:—Io voglio un'altra grazia.

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Voglio, Santa Corona, che vi piaccia di pregare il Signor che mi conceda, ch'un figliuolo col mio marito faccia, che del tesoro mio rimagna reda.— Il Padre santo disse:—Va', procaccia, ché 'l ventre tuo avrá di corto preda.— Ed ella se ne andò con gran letizia ad albergo, al Castel della milizia.

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Quando l'imperadore ebbe spiato ch'ell'era sciolta sanza suo pregare, subitamente a caval fu montato ed all'albergo l'andò a visitare. E la reina l'ebbe ringraziato, ed e' si parte sanza dimorare, e manda alle milizie pel maestro de' cavalier, sempre alla guardia presto.

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E disseli:—Tu hai molto fallito, che la reina ha' messa in tal fortezza; ma guarda pur che tu non sie tradito, ch'ella vuol prender la romana altezza; ché seco ha gente per cotal partito la piú fiorita che sia di prodezza, e Roma vuol, per aver lo papato e per signoreggiare lo 'mperiato.—

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Disse il maestro:—Tal cosa m'è nuova. Ma non temete per cotal cagione; ché, se di ciò si metterá alla prova, farò sonare ad arme lo squillone. Quando suona al bisogno, si ritrova trenta milizie d'uomini in arcione, e cento legion di popol franco, che a sua difesa non si vede stanco.

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