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Perché tal festa era cotanta magna, de' carcerati non era menzione. La donna un dí col suo guardian si lagna, e d'un servigio umilmente il pregòne. —Ciò che vi piace ed a vostra compagna— rispose,—fuor che trarvi di prigione.— Diss'ella:—Un guanto in piazza alto m'appicca, e poi mi sappi dir chi lo ne spicca.—
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La guardia poi la mattina per mancia fe' suo volere, e poi guardò da canto. Giungendo in piazza, disse il re di Francia: —Battaglia dimandar si de' quel guanto.— Appresso corse e spiccòl dalla lancia, poselsi in capo dicendo:—Io mi vanto di questo guanto osservar la proposta.— La guardia tornò e disse la risposta.
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Ed ella tosto scrisse a quel signore, dicendo: "La reina Galatea è 'ncarcerata per colpa d'amore, come se fossi pessima giudea. Onde ti priego col tuo gran valore di trarmi di prigion cotanto rea; che tu 'l de' far, però che 'l promettesti, quando di piazza il mio guanto prendesti".
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E, ricevuta la lettera e letta, la pose in mano a lo re d'Oriente. Ed el si scusa e po' co' molta fretta liberò lei con tutta la sua gente: perché, sappiate, s'ella era soletta, secento cavalieri avea presente, e' quali ebbon ogni loro arnese, e gli altri suoi morìro alle difese.
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E, quando ella si vide liberata, rendéne grazie a cui si convenia, e di presente sí si fu avviata al torniamento de la baronia. Poi corse ad uno albergo e fussi armata con arme travisate, ch'ell'avía, ed a ferir nel torniamento andava, iscavalcando quanti ne trovava.