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Messer Ruggieri, ch'era qui presente, vedendo il tradimento ch'era stato, di ciò che fatto avea fu ben dolente: fuggí da corte e non chiese cumiato: e' va dicendo:—Omè lasso dolente! in che mal punto ci fu' io mai nato, che ho morti amendu' i miei figliuoli, onde non vo' ch'Elena qui mi trovi.—

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Arnaldo di Gironda, il buon guerrieri, vedendo acceso il fuoco e la calura, piangendo disse co' suoi cavalieri: —De la mia figlia io aggio gran paura.— Con mille cinquecento cavalieri va cavalcando per una pianura, dicendo:—Elena, se tu muori a torto, oggi è quel giorno che Carlo sia morto.—

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Elena bella lo vide venire, salí a cavallo e 'ncontro li fu andato; e dice:—Padre, non ti fa mestiere che tu venghi sí forte ed adirato, ché io ti dico e faccioti asapere ché 'l traditore è morto e dicollato: se a corte vien' di Carlo imperadore, colla tua gente falli grande onore.—

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E 'l padre disse:—Eléna, il tuo marito, c'ha morti i miei nipoti a sí gran torto, io t'imprometto, se non s'è partito, oggi è quel giorno che sia preso e morto. Elena disse:—E' se n'è fugito, per gran paura se n'è ito al porto, e sollenato va per lo camino, e va piangendo Arnaldo e Girondino.—

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Elena disse:—Padre e vita mia, un gran dono ti voglio adimandare, e pregoti per la tua cortesia, ciò ch'io dimando non me lo negare. Ruggieri è lasso piú che mai ne sia; quel ch'egli ha fatto non si può stornare; s'egli lo fece, e' si è ben pentito: or li perdona, ch'egli è mio marito.—