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Per la virtú che avean quegli usatti, allegramente Liombrun camminava, alla montagna giunse a tali patti, senza paura suso alto mirava. Arrivato alla cella, batti, batti! e quel romito si maravigliava, e 'l segno della croce si facea, lo sportell'apre e nessun si vedea.
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E quel romito gran paura avía, credendosi che fusse il diavol fello. E Liombruno indietro si traía, tosto di dosso si cavò il mantello, chiamando Cristo con Santa Maria, e si fece davanti allo sportello. E quel romito forte si assicura, chiamar sentendo la Vergine pura.
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Ancor non era il sol bene al tramonto, che Liombruno è al romito arrivato, secondo che l'istoria ne fa conto. Quel romito sí l'ebbe domandato, e disse:—Amico, a che se' tu qua gionto? Or da qual parte se' quassú montato? Uomo non fu giamai che ci arrivasse salvo se 'l vento non ce lo portasse.—
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E Liombruno sí gli respondía, e disse a quel romito con desio: —Mi ha portato la ventura mia, e gli stivali che portato ho io, sol per amore della donna mia, la quale tien legato lo cuor mio. Donna Aquilina si chiama palese, che signoreggia questo stran paese.—
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E quel romito, ch'è da Dio ispirato, a Liombruno sí prese a parlare: —A la mia vita mai, a nessun lato, cotal paese non odii nomare.— Disse Liombruno:—E' m'è stato insegnato che quassú i venti vengono albergare. Per lo mio amor, quando saran tornati, per vostra cortesia, gli domandati.