26
—Or entra dentro—quel romito disse— infin ch'e' venti tornan uno ad uno, e intenderò s'alcun ve ne venisse.— E nella cella entrava Liombruno nel luogo del romito, e lí s'affisse, perfin che i venti tornasse ciascuno. E quel romito sí gli scongiurava, e di monna Aquilina domandava.
27
In prima venne il vento di Ponente, e dopo lui il gagliardo Garbino, vento Levante poi subitamente, e 'l vento Greco e 'l buon vento Marino, vento Maestro venne similmente, che face 'l mondo al suo furor tapino, vent'Ostro, Borea e vento Tramontana, molti venti del mare e della Tana.
28
E quel romito, ch'è da Dio ispirato, tutti gli scongiurava arditamente che quel paese gli fusse insegnato, dalla parte di Cristo onnipotente. Ciascun diceva:—Io non vi son mai stato.— Ed un di loro parlò immantinente, disse:—Sirocco ancor ha da tornare, forse ch'ei lo saprá tosto insegnare.—
29
E, cosí stando, Sirocco è arrivato e quel romito per virtú divina di quel paese l'ebbe domandato che signoreggia madonna Aquilina. E Sirocco rispose:—Io vi son stato, e tornare io vi voglio domattina.— E Liombruno sí gli prese a dire: —Se ti piace, con teco vo' venire.—
30
E 'l vento disse:—Vuoi venir con mene a quel paese, ch'è cosí lontano? Ed aspettare io non potre' giá tene, amico; sicché tu ragioni invano!— Disse Liombruno:—Io vo molto bene e seguirotti per monte e per piano; se domattina tu mi vuoi chiamare, quando vorrai 'l cammin incominciare.