Se l'antico odio tra la casa dei Carrara e la repubblica di Venezia scema l'orrore che devono ispirare questi giuridici assassinj; veruno somigliante motivo poteva scusare la crudeltà del senato verso gli eredi della casa della Scala. Antonio, loro avo, aveva perduti i suoi stati per essere entrato, come alleato della repubblica, in una sgraziata guerra. Guglielmo visse sotto la protezione dei Veneziani, e la di lui morte, attribuita al Carrara, era stato il pretesto dell'ultima guerra. Per ultimo i figli di Guglielmo, Antonio e Brunoro, avevano perduta la protezione del signore di Padova, ed erano in oltre stati da lui posti in prigione a motivo delle loro negoziazioni colla repubblica. Trovavansi allora nel territorio di Trento; imperciocchè Francesco da Carrara aveva loro data la libertà, prima di perdere i suoi stati. Fecero chiedere di essere rimessi in possesso di Verona, e la signoria invece di rispondere pose una taglia sulle loro teste. Allora i due fratelli si separarono, e Brunoro passò ai servigi dell'imperatore, e vi si tenne molti anni[125].
Tutte le province possedute dalle famiglie delle Scala, e da Carrara, e tutta la Marca Trivigiana erano ridotte all'ubbidienza della repubblica di Venezia. Lo stendardo di san Marco volteggiava a Treviso, a Feltre, a Belluno, a Verona, a Vicenza ed a Padova. Il senato mandò in tutte questa città due senatori, che presedessero al loro governo, l'uno come podestà, l'altro come capitano del popolo.
La repubblica superava in potenza tutti i più vasti stati d'Italia, se per altro la potenza può acquistarsi coi delitti, e se, ancora agli occhi della politica mondana, l'odio e la diffidenza che eccita la perfidia, non compensano tutto il vantaggio degli acquisti ch'ella procura. Poichè Venezia ebbe acquistati degli stati in terra ferma, andò trascurando le province d'oltre mare, il commercio, la marina, vere basi della sua potenza, per avvilupparsi nella politica del continente; ella prese parte in tutte le guerre ed in tutte le rivoluzioni, ed eccitò contro di sè quella gelosia, quel profondo universale odio che, dopo un intero secolo di politici maneggi e di guerre, scoppiò finalmente colla lega di Cambray[126].
CAPITOLO LX.
I Fiorentini conquistano Pisa. — Seguito dello scisma, che viene mantenuto da Ladislao re di Napoli. — Concilio di Pisa. — Deposizione di Gregorio XII e di Benedetto XIII. — Elezione di Alessandro V.
1405 = 1409.
Quando Francesco da Carrara ricevette nelle prigioni di Venezia l'ordine di apparecchiarsi alla morte, rifletteva con amarezza all'abbandono in cui lo avevano lasciato i suoi amici, ed alla ingratitudine di coloro ch'egli aveva colmati di beneficj. Alcuno de' suoi alleati non aveva fatto un passo per salvarlo: eppure in quell'epoca medesima i Guelfi trionfavano in tutte le parti dell'Italia, i quali, associati alla sua fortuna per una alleanza ereditaria, sembravano chiamati dalla loro affezione, dalla politica stessa a difenderlo, se apprezzavano una volta i loro doveri, ed i veri loro interessi.
Tre nuovi signori guelfi erano sorti in Lombardia coll'assistenza di Francesco da Carrara sopra le ruine della casa Visconti. Ugolino Cavalcabò era sovrano di Cremona, Giorgio Benzoni di Crema, e Giovanni da Vignate di Lodi. Veruno di costoro prese parte alla guerra di Padova. Vero è che Cavalcabò aveva già ceduto il suo luogo ad un altro usurpatore. Egli aveva di già sagrificati alla sua gelosia molti rispettati cittadini, quando fu sorpreso a Manerbio il 14 dicembre del 1404, e fatto prigioniere da Astorre Visconti dopo la perdita di una battaglia. Il suo favorito, Gabrino Fondolo, soldato di fortuna, da lui fatto suo generale e suo primo ministro, continuò la guerra per liberarlo o per vendicarlo, e rimase padrone della fortezza di Cremona, e de' principali castelli, mentre che un altro Cavalcabò, chiamato Carlo, fu dichiarato signore della città. Ma intanto Ugolino approfittò delle turbolenze di Milano, e fuggì di prigione l'anno 1406. Stava per iscoppiare in Cremona una guerra civile tra i due Cavalcabò, che ugualmente volevano essere soli signori della loro patria, quando Gabrino Fondolo più potente che i due Cavalcabò si offrì come mediatore. Gl'invitò ad adunarsi nella sua fortezza con tutti i membri della famiglia Cavalcabò, ove il 26 luglio 1406 aveva loro imbandito un lauto pranzo, dopo il quale doveva regolarsi tra i convitati la divisione della sovranità. Ma quando Fondolo vide tra le mani de' suoi satelliti tutti i capi di parte, tutti i grandi, tutti coloro che potevano opporsi ai suoi disegni, terminato il banchetto, diede il segno d'una orribile carnificina: le sue guardie precipitaronsi sui convitati, ed uccisero Ugolino e Carlo Cavalcabò con settanta de' principali cittadini di Cremona, quasi tutti della casa Cavalcabò. Gabrino Fondolo, dopo quest'orribile uccisione, venne riconosciuto signore di Cremona, e si collocò senza trovare opposizione tra i principi d'Italia[127].