Pandolfo Malatesti, uno dei generali di Giovanni Galeazzo, fondò circa lo stesso tempo un quarto principato guelfo in Lombardia. La sua famiglia regnava da lungo tempo in Rimini col favore del partito della Chiesa; ma Pandolfo pareva indifferente tra le fazioni, che oramai non avevano più scopo, e consultava nella sua condotta la propria ambizione, e non lo spirito di partito. Abbiamo di già osservato, che mandato a Como dalla duchessa di Milano per ritornare la pace a questa città, l'aveva abbandonata al saccheggio. Como era l'emporio del commercio tra l'Italia e la Svizzera[128], e questo assassinio, che precipitò la caduta della duchessa di Milano, a nome della quale erasi eseguito, rese Pandolfo più caro ai soldati. Quando fuggì da Monza mezzo vestito e con un solo piede calzato, venne assai ben accolto dalle guarnigioni di Trezzo e di Brescia, e fu proclamato signore di quest'ultima città, tostocchè si ebbe avviso della morte della duchessa.

Vero è che il signore di Padova non poteva lusingarsi che uomini di tale carattere gli rimanessero fedeli nella sventura, perciocchè non erano diretti da altro principio che dall'ambizione, e dovevano il loro innalzamento soltanto ai delitti; ma egli aveva riposte le sue speranze nella costante amicizia della repubblica fiorentina, che già da quindici anni era associata alla di lui fortuna ed alle sue battaglie, ed attaccata alla sua famiglia da un'alleanza ereditaria. Nè il Carrara sarebbe rimasto deluso se non fossero stati strascinati i Fiorentini dalla più violenta tentazione che potesse agire sopra di loro, e non avessero impiegate tutte le forze nell'importante acquisto di Pisa.

Abbiamo osservato che Gabriele Visconti, signore di Pisa, erasi procurata la protezione di Giovanni le Meingre, detto Boucicault, maresciallo di Francia, che comandava in Genova a nome di Carlo VI; e che col mezzo suo aveva dai Fiorentini ottenuta una tregua di quattro anni. Boucicault col suo coraggio e colla sua severità aveva ristabilito l'ordine in Genova, aveva obbligati i Genovesi a deporre le armi, e fatto dichiarare il suo governo irrevocabile dietro inchiesta dei medesimi Genovesi[129]. Ma di già un generale malcontento cominciava a manifestarsi contro di lui in quella città, a motivo che le accuse di lesa maestà ch'egli aveva fomentate, portavano la desolazione nelle famiglie, e che le gabelle oppressive ruinavano il popolo; onde Boucicault, temendo un ammutinamento[130], volle acquistarsi al di fuori più potenti amici che non era il signore di Pisa. Persuase perciò il Visconti a vendere la sua signoria per dividere con lui il prezzo che ne otterrebbe, ed in giugno del 1405 diede commissione ad un fiorentino, che allora trovavasi in Genova, di proporre segretamente alla sua repubblica questo acquisto[131].

Per prezzo della vendita di Pisa, Boucicault domandò prima quattrocento mila fiorini, promettendo di erogare per altro parte di questa somma nel soccorrere Francesco da Carrara, amico dei Fiorentini e suo. La negoziazione cominciata a Genova si continuò a Vico Pisano, ov'erasi recato Gabriele Visconti. Sentiva questi che la sua autorità in Pisa stava per isfuggirgli di mano, ma d'altra parte egli temeva che Boucicault si appropriasse tutto il danaro che ricaverebbe dalla vendita de' suoi stati.

Mentre egli stava ancora deliberando, i Pisani ebbero sentore delle cominciate negoziazioni, e per non essere venduti ai Fiorentini, loro eterni rivali, presero le armi il 21 luglio del 1405, attaccarono le truppe del Visconti ovunque le incontrarono, e costrinsero questo signore a ripararsi nella sua fortezza con duecento corazzieri, ed alcuni arcieri che teneva al suo soldo[132].

Nel tempo che questa rivoluzione faceva più vivamente sentire al signore di Pisa il bisogno di fedele consiglio, perdette la madre, che fino a tale epoca aveva con lui divise le cure del governo. Mentre essa attraversava un angusto ponte per visitare le mura della fortezza, atterrita dal subito scoppio d'un pezzo d'artiglieria si lasciò cadere e morì. Il Visconti pochi giorni dopo strinse il mercato coi Fiorentini, cedendo loro la cittadella di Pisa ed i castelli di Librafratta e di santa Maria in Castello pel prezzo di dugentosei mila fiorini, pagabili in diverse epoche[133].

Ma non solamente Gabriele Maria Visconti fu costretto di dividere col Boucicault il prezzo della sua eredità, ma fu in appresso spogliato dal maresciallo della parte che gli era rimasta, e perì in Genova in settembre del 1408, condannato a perdere la testa per una calunniosa accusa di tradimento.

La cittadella di Pisa fu consegnata al Fiorentini il 31 agosto del 1405, e Lorenzo Raffacani ne prese il comando. Ma sebbene i Pisani stringessero vigorosamente l'assedio di questa fortezza, e che avessero stabiliti alcuni pezzi d'artiglieria dalla parte della città per batterla in breccia, Raffacani non volle prendere seco che alcune compagnie di milizia e congedò i corazzieri del Visconti che vi trovò di guardia. La cittadella era legata alle mura della città da una torre detta di sant'Agnese, contro la quale erano tutte dirette le bombarde dei Pisani. Impiegavansi a que' tempi parecchie ore nel caricarle; e nel momento in cui le milizie le vedevano disposte a tirare, uscivano tutte dal suo ricinto, aspettando in luogo più sicuro l'effetto dell'esplosione. Avendo i Pisani notata questa pratica, apparecchiarono tutto quanto abbisognava per una scalata, e tosto che i Fiorentini, per timore d'una scarica, abbandonarono la torre, essi montarono all'assalto, e se ne impadronirono senza trovare resistenza. La fortezza fu presa il 6 di settembre due ore prima di notte con tutti coloro che vi stavano di guardia, e fu subito dal popolo spianata fino ai fondamenti[134].

Non erasi appena saputo a Firenze che la fortezza di Pisa era perduta, quando si videro giugnere cinque ambasciatori pisani incaricati di domandare la pace. Essi rappresentarono l'occupazione della loro cittadella come una violazione della tregua conchiusa nel precedente anno. Il cielo, soggiugnevano, si era di già dichiarato in loro favore, e loro aveva resa in una maniera quasi miracolosa questa parte della loro città; ma essi non volevano abusare dell'accaduto, e mediante la restituzione di Librafratta e di santa Maria erano pronti a rendere ai Fiorentini tutto quanto avevano pagato a Boucicault e a Gabriele Visconti[135].