L'attentato di Ladislao per impadronirsi di Roma riuscì vantaggioso ad Innocenzo VII. I Romani cercarono di riconciliarsi con lui; gli mandarono ambasciatori, i quali, dopo una lunga conferenza, lo persuasero, il 13 marzo 1406, a rientrare nella sua capitale[178]. Questo papa morì il 5 novembre dello stesso anno; potendosi un'altra volta terminare lo scisma, si sagrificò di bel nuovo il vantaggio della Chiesa al personale interesse dei cardinali. Dichiararono questi di volere, piuttosto che un papa, eleggere un procuratore del loro partito, per deporre il pontificato[179]. Ma, malgrado il giuramento d'abdicare prestato da cadaun di loro, essi sperare non potevano che il papa, che verrebbe eletto, mostrasse all'occasione maggiore disinteressamento ch'essi medesimi.

I suffragi si riunirono a favore d'Angelo Corrario, veneziano, cardinale di Aquilea e patriarca di Costantinopoli, il quale prese il nome di Gregorio XII. Contava allora settant'anni, ed aveva opinione d'essere un sant'uomo e di antica severità. Quando fu appena consacrato, rinnovò, con apparente premura, le già fatte promesse, di tutto sagrificare per metter fine allo scisma della Chiesa[180].

Gregorio scrisse a Benedetto XIII per invitarlo alla pace, proponendogli una vicendevole abdicazione. Rispose Benedetto da Marsiglia, il 22 gennajo 1407; quasi ne' medesimi termini: era lo stesso invito, la medesima esortazione, le stesse promesse[181]. Carlo VI aveva proposto ai due pontefici di abdicare, ciascuno in presenza del suo proprio collegio; ed i cardinali delle due ubbidienze si sarebbero in appresso riuniti per nominare un nuovo papa. Ma Benedetto e Gregorio rigettarono d'accordo questa proposizione e chiesero egualmente una conferenza nella quale abdicherebbero insieme innanzi ai due collegi riuniti[182].

I deputati che Gregorio XII aveva mandati a Marsiglia scelsero, d'accordo con Benedetto XIII, la città di Savona per la proposta conferenza. Fu steso un lungo trattato tra i due cleri ed il re di Francia, in allora sovrano dello stato di Genova. Acconsentì Carlo VI, che la signoria di Savona fosse trasferita ai due papi, e rispetto alla divisione della città fra i due emuli, che ognuno possedesse un castello ed un quartiere fortificato: ogni papa doveva recarsi a Savona con otto galere, ed una guardia di dugent'uomini. Questo trattato venne accettato e ratificato da Gregorio XII, che lo partecipò a tutti i principi cristiani[183].

Ma questo pontefice era ben lontano dal pensare di dare esecuzione a ciò che aveva promesso: i suoi parenti ed i consiglieri, che gli stavano intorno, tutto mettevano in opera per dissuaderlo dall'abdicazione[184]. In conseguenza delle clandestine pratiche della sua famiglia, i Veneziani, suoi compatriotti, ricusarono di somministrargli le galere; onde dichiarò che non poteva intervenire con sicurezza nè a Savona, nè in verun'altra città marittima, poichè troverebbesi esposto agl'insulti delle flotte del suo emulo[185]. I rimproveri e le dicerie di tutte le persone desinteressate costrinsero, gli è vero, Gregorio XII a lasciar Roma; ma si fermò di nuovo a Siena[186], e ricominciò le negoziazioni. Chiedeva o che si scegliesse un'altra città per le conferenze, o che Benedetto rimandasse a dietro le sue galere; che Boucicault partisse da Genova; in fine che la sicurezza del suo emulo fosse interamente sagrificata alla sua.

Benedetto XIII non era più sincero, ma sapeva più destramente contenersi, e mentre che il suo avversario sembrava fuggire, pareva ch'egli si avanzasse per incontrarlo. Era giunto a Savona nello stabilito termine, e perchè Gregorio erasi recato da Siena a Lucca, Benedetto si trasferì fino a porto Venere, ed in appresso fino alla Spezia, di modo che i due pontefici trovavansi soltanto quarantacinque miglia distanti l'uno dall'altro. Ma mentre i loro negoziatori sforzavansi di riunirli, l'uno, dice Leonardo Aretino, come animale acquatico, non voleva mai abbandonare la costa; l'altro, come un animale terrestre, non vi si voleva avvicinare[187].

Quasi tutta la cristianità pareva desiderare la cessazione dello scisma, ma il re di Napoli, Ladislao, cercava di farlo durare. Temeva egli l'ascendente che la corte di Francia aveva preso sulla Chiesa per i costanti e coraggiosi sforzi ch'ella aveva fatti per la riunione; temeva che un francese potesse nuovamente essere innalzato sulla cattedra di san Pietro dai cardinali d'Avignone, e che questi non spalleggiasse Luigi d'Angiò; e desiderava più di tutto che il papa suo vicino, e suo abituale signore, invece di tenerlo sotto tutela, come avevano fatto i suoi predecessori, continuasse a lasciarlo dominare nelle sue province e nella sua capitale.

In principio del seguente anno Ladislao intraprese apertamente a sottomettere colle armi gli stati della Chiesa ed ebbe l'accortezza di far approvare le sue conquiste dai parenti di Gregorio XII. Questi preferivano ogni cosa alla abdicazione del loro padrone, e presero occasione da questi movimenti del re di Napoli per rompere le negoziazioni con Benedetto XIII.

Ladislao si avanzò contro Roma in marzo del 1408 con dodici mila uomini di cavalleria, e con altrettanta infanteria; e nello stesso tempo mandò quattro galere ad occupare la foce del Tevere, perchè non si potessero introdurre vittovaglie in città[188]. Attaccò in appresso Ostia, e si rese in aprile padrone di questa città, che gli aveva opposta una vigorosa resistenza[189]. Pochi giorni dopo Paolo Orsini, che comandava in Roma, aprì per tradimento una porta all'armata del re; ed allora soltanto i cittadini accettarono una capitolazione che loro offriva il nemico di già entrato nelle loro mura[190]. Perugia, attaccata nello stesso tempo dai Napolitani, loro aprì pure le porte.