Ma il concilio non si era soltanto adunato per riunire la Chiesa, ma ancora per riformarla; voleva mettere freno all'arroganza della corte di Roma, impedire la venalità delle grazie spirituali, e far cessare il commercio delle sacre cose, indicato col nome di simonia, ma che per altro formava la principale entrata del papa. Lo scopo di quasi tutte le prediche fatte innanzi al concilio era quello di ricordare ai padri adunati il dovere di riformare la Chiesa; e gli abusi introdottisi in tutto il clero venivano rappresentati con sì odiosi colori, che non sappiamo se più debba ammirarsi l'ardire de' predicatori o la pazienza de' loro uditori. Frattanto altri uomini, che con quasi uguali discorsi avevano preso a riformare la chiesa, furono da questo stesso concilio con tanto accanimento puniti e con crudeltà sì grande, da far sempre torto alla memoria del concilio[317].
Prima ancora che cominciasse lo scisma, Giovanni Vicleffo, parroco o rettore di Lutterworth, nel contado di Leicester, aveva in Inghilterra sparse intorno all'usurpato potere della corte di Roma, all'abuso che il clero faceva delle ricchezze, ed ai nuovi dommi che andava nella religione introducendo, alcune opinioni, che la corte romana si affrettò di condannare[318]. Gregorio XI aveva incaricato l'arcivescovo di Cantorberì di esaminare 19 proposizioni eretiche contenute nelle scritture di Vicleffo. Ma questo dottore, intraprendendo una riforma, pare che avesse cercato di evitare i giudizj della Chiesa. Aveva veramente attaccati i dommi della transostanziazione, del purgatorio, dell'invocazione dei santi[319], ma l'aveva fatto in un modo oscuro; onde colle spiegazioni che ne diede in appresso, seppe sottrarsi alla persecuzione, quantunque si andasse più volte rinnovando[320]; e potè morire in pace nella sua parrochia di Lutterworth l'anno 1385. A tale epoca egli aveva di già formata in Inghilterra una numerosissima setta, detta dei Lollardi; e le sue scritture, replicatamente proibite, erano commentate dai nuovi riformatori.
Un gentiluomo, che aveva studiato in Oxford, portò in principio del XV secolo i libri di Vicleffo in Boemia[321]. L'università di Praga, che di que' tempi aveva acquistato grandissimo nome, doveva principalmente la presente fama ad alcuni professori tedeschi, che venivano guardati con occhio di gelosia dai Boemi, dacchè questi avevano cominciato a coltivare con buon successo le lettere: Giovanni Huss, Girolamo da Praga, e Giacobello da Meissen, tre dei più illustri teologi della Boemia, abbracciarono le opinioni di Vicleffo, e le divulgarono colle lezioni e colle prediche. Il non curante Wencislao lasciava ai novatori un'assoluta libertà, ed era inoltre propenso a favorire i suoi Boemi contro i Tedeschi, de' quali aveva motivo di essere scontento. Distinguevasi Giovanni Huss colla severità de' costumi, colla dolcezza del carattere, colla penetrazione dello spirito, e colla sua eloquenza[322]. Era inoltre confessore di Sofia di Baviera, regina di Boemia; e le sue prediche nella chiesa di Betlemme, cui intervenivano egualmente i grandi ed il popolo, gli avevano guadagnati moltissimi partigiani[323].
Nel 1410 Giovanni Huss era di già stato citato da Giovanni XXIII per rendere conto nella corte di Roma della sua dottrina. Aveva in allora fatta trattare la sua causa per mezzo di procuratori; e riconoscendo sempre la suprema autorità della Chiesa, si era appellato al giudizio del prossimo concilio, e si recò a Costanza il 3 novembre del 1414, munito di raccomandazione del re e dei grandi della Boemia, e di un salvacondotto dell'imperatore Sigismondo[324].
Malgrado il salvacondotto, Giovanni fu arrestato il 28 novembre del 1414, e rinchiuso in duro carcere, ov'ebbe alcun tempo per compagno di disgrazia lo stesso papa Giovanni XXIII. Venne rigorosamente esaminato intorno alle proposizioni che trovavansi condannabili nelle sue opere; ed in pubblico interrogatorio, fattogli in pieno concilio, fu l'oggetto degli amari sarcasmi di qua' medesimi teologi che dovevano pronunciare la sua sentenza. Ma egli, senza lasciarsi sconcertare dalla parzialità de' suoi giudici, nè dall'odio de' suoi persecutori, cercò modestamente di conciliare la sua dottrina con quella professata dalla chiesa romana, ma rigettò con modesta costanza la formola di ritrattazione propostagli il 6 luglio del 1415, onde fu dal concilio condannato ad essere bruciato vivo, e la sentenza si eseguì nello stesso giorno. In mezzo alle guardie ed ai carnefici, coperto di oltraggi e di maledizioni, colle vesti coperte d'immagini del diavolo, cui la sua anima era stata data dal concilio, Giovanni Huss mostrò fino alla fine il coraggio, la serenità e la rassegnazione d'un eroe cristiano[325].
Girolamo da Praga aveva studiata la teologia a Parigi, ad Eidelberga, a Colonia e ad Oxford. Più giovane di Giovanni Huss mostrava maggiori talenti ed eloquenza; ma non pertanto lo risguardava piuttosto come suo maestro che come suo eguale; con lui dividendo le fatiche dell'apostolato senza aspirare a dividerne la gloria, altra corona non voleva aver comune col maestro e coll'amico che quella del martirio. Arrestato il 25 aprile del 1415 nelle vicinanze di Costanza, si lasciò ridurre, dopo una lunga serie di cattivi trattamenti, a soscrivere l'11 settembre dello stesso anno una ritrattazione della sua dottrina, che poi rivocò il 29 di settembre, e più solennemente poco dopo in una generale congregazione del concilio[326].
Il 23 maggio del 1416 venne tradotto innanzi a quest'assemblea, che doveva giudicarlo. Ma non gli veniva permesso di parlare, che per rispondere strettamente articolo per articolo alle fattegli accuse. «E che dunque! (gridò egli finalmente) dopo avermi tenuto tre cento quaranta giorni nel fango e nel fetore di orribile carcere, ov'ero carico di catene, mentre i miei accusatori venivano ogni giorno ammessi alle vostre adunanze, mi ricuserete voi una sola ora per difendermi? Di già vi si è fatto credere ch'io sono un eretico, un nemico della fede, un persecutore della chiesa, e voi non vorrete accordarmi una sola occasione di farmi conoscere per quello che veramente sono? E non pertanto voi siete uomini e non divinità, esposti all'errore, alla frode, alla seduzione. Qui trattasi della mia vita, ma trattasi ancora dell'onore di un'assemblea, ove si suppongono riuniti tutti i più illustri personaggi del mondo, tutti gli ecclesiastici più illuminati.» Passò in appresso ai testimonj che avevano deposto contro di lui; dimostrò le deposizioni loro dettate dall'odio, dalla malevolenza o dall'invidia, e mostrò con tanta evidenza i motivi di quest'odio, che in tutt'altra materia questi testimonj non avrebbero meritata veruna fede. «Gli uomini, egli soggiunse, più dotti e più santi dell'antica chiesa hanno talvolta opinato diversamente in materia di domma, non per distruggere la religione, ma per far meglio risplendere la verità. Così sant'Agostino e san Girolamo furono discordi, senza che nessuno di loro cadesse in sospetto d'eresia. Altri uomini per altro, e più santi e più giusti ch'io non sono, furono al par di me accusati di turbare l'ordine stabilito, ed oppressi da false testimonianze; molti eroi, molti sapienti dell'antichità, molti apostoli e padri della chiesa, e lo stesso fondatore della nostra divina religione, perirono di crudel morte per giudizio degli uomini, e poc'anzi ancora ed in questo medesimo luogo Giovanni Huss, un uomo di tanta bontà, così giusto, così santo, così indegno di tal morte, fu bruciato! S'avvicina pure il mio supplicio, ed io l'incontrerò con un'anima forte e costante.» Più volte, mentre parlava, venne interrotto da violenti vociferazioni; allora Girolamo taceva, o talvolta faceva tacere la moltitudine, indi ripigliava il filo del suo discorso, supplicando che gli fosse permesso di parlare, poichè era l'ultima volta che avrebbe potuto farlo. La sua anima costante ed intrepida mostrossi sempre imperturbabile in mezzo ai tumulti dell'uditorio. Dolce, modulata, sonora era la sua voce, il suo gestire dignitoso esprimeva la sua indignazione, e moveva a commiserazione, sebbene egli nè la chiedesse, nè cercasse di eccitarla. La sua memoria gli somministrava a proposito tutte le citazioni de' padri, della sacra scrittura, e degli altri autori ecclesiastici e profani, che potevano giovare alla sua causa, come se avesse passati i trecento quaranta giorni della sua prigionìa non entro una fetida ed oscura torre ma in una ricca biblioteca. Avendo ricusato di ritrattare le sue opinioni fu dal concilio condannato alle fiamme. S'avviò al supplicio con volto sereno e soddisfatto, e giunto in su la piazza, ove il suo maestro ed amico era perito della medesima morte a lui destinata, fece la sua preghiera, e spogliossi egli medesimo delle proprie vesti; quando la fiamma cominciava a sollevarsi, intuonò un inno, che fu udito proseguire fino all'istante in cui rese l'anima al creatore[327].
Quando in Boemia si ebbe notizia della morte di Giovanni Huss e di Girolamo da Praga i loro discepoli, rimasti orfani, s'intitolarono dal primo, ed invece di lasciarsi scoraggiare, non pensarono che alla vendetta: trenta mila settarj si adunarono sul monte Tabor, e dopo essersi a trecento mense comunicati sotto le due specie, si mossero contro i loro persecutori, condotti alla vittoria da Giovanni di Trockznow, detto Ziska, e dai due Procopj: bruciarono cinquecento chiese: furono profanati i conventi ed i sepolcri dei re, e per la prima volta un regno cristiano scosse interamente il giogo della chiesa romana[328].
Il concilio di Costanza, che aveva con tanto rigore proceduto contro i riformatori, non lasciava peraltro d'annunciare la sua determinazione di riformare la chiesa; e Sigismondo stringeva i padri adunati a procedere a così importante opera prima di dare un nuovo capo alla cristianità. La simonia eccitava universali lagnanze, e sotto questo nome contenevasi la riserva di quasi tutte le entrate del clero; perciò tutti coloro che dipendevano dalla corte di Roma opponevansi con tutte le loro forze ad una riforma che doveva ruinarli. La più zelante per la riforma era la nazione tedesca, la più contraria l'italiana. I Francesi per gelosia dell'imperatore abbandonavano spesso la causa comune, e non la difendevano gl'Inglesi per timore che loro si contrastasse il diritto di formare soli una nazione.