Tutte queste repubbliche toscane avevano abbracciata la parte guelfa, e da questa riconobbero lungo tempo il mantenimento della loro libertà. Ma il 14.º secolo fu testimonio del lungo decadimento di un'altra repubblica addetta alla parte ghibellina fino da' più remoti tempi, e che prima d'ogni altra aveva additata ai Toscani la libertà e la gloria. La repubblica di Pisa non aveva mai cambiato partito; i capi delle sue diverse fazioni lo seguivano con più o minore accanimento; ma il popolo mantenevasi costantemente fedele agli stessi principj. Questa costanza doveva conservare tra Pisa e Firenze una costante opposizione, e l'odio di questi due popoli, ch'ebbe tanta parte nel destino de' Pisani e fu cagione della sua ruina ne' primi anni del quindicesimo secolo, non è affatto spento ancora nell'età presente.

La grande disfatta della Meloria, e le leggi dettate dai Genovesi ai Pisani, avevano allontanati gli ultimi dal mare verso il fine del tredicesimo secolo. Colla distruzione della marina guerriera, il commercio aveva perduta la sua attività, le lontane colonie erano state abbandonate, e le coste marittime, altre volte popolate di marinaj, rimasero deserte quando più non furono difese dalle galere della repubblica. Ma i Pisani si erano volti a cercare un'altra gloria, che tenesse luogo di quella delle conquiste d'oltremare. Sforzaronsi di compensare cogli acquisti di terra ferma le perdite che avevano sofferte in altre parti, ed il loro valore che si sostenne luminosamente quando gli altri popoli d'Italia avevano quasi abbandonato l'uso delle armi, giustificò i loro titoli a questa novella gloria.

Pisa era dunque la più militare repubblica della Toscana; onde, più che alcun'altra, ebbe bisogno di affidare le forze dello stato ad un solo uomo. Il suo governo ebbe quasi sempre un capo che d'ordinario era un grande capitano. Ma se l'ambizione di questi tendeva ad occupare il supremo potere, i suoi desiderj non ebbero mai pieno soddisfacimento, perchè la nazione, tenendo sempre aperti gli occhi sopra di lui e sopra i proprj diritti, si abbandonò assai meno alle fazioni in presenza del supremo magistrato che poteva proporsi d'opprimerle tutte.

Il conte Fazio di Donoratico era capitano del popolo e capo della repubblica di Pisa, quando Enrico VII entrò in Italia. L'attaccamento de' Pisani al partito imperiale, li determinò a rompere la pace loro procurata dalle vittorie di Guido di Montefeltro nel 1293; essi sprezzarono le forze riunite di tutti i Guelfi della Toscana, le tennero occupate essi soli mentre Enrico VII andava a cercare a Roma la corona imperiale; essi versarono spontaneamente il proprio sangue, e prodigarono i loro tesori per servigio di questo monarca, il di cui cuore generoso non potè ricompensare tanto attaccamento che con una inefficace riconoscenza. Enrico morì quando Pisa riponeva in lui le sue più alte speranze; tutti i suoi nemici, ch'egli aveva fatti tremare, si unirono contro la repubblica, mentre niuno de' suoi alleati osò di abbracciare le difese d'una città, che offrivasi spontaneamente in premio a' suoi liberatori. I Pisani, abbandonati alle proprie forze, ruppero, sotto il comando d'Uguccione della Fagiuola, l'armata guelfa di tutta l'Italia il doppio più forte della loro; seppero allontanare il generale cui dovevano i loro prosperi avvenimenti, tosto che lo videro abusare della sua autorità per giugnere alla tirannide, e terminarono una gloriosa guerra con una moderata pace.

Pisa conservava ancora oltremare una potente colonia; la Sardegna era feudataria della repubblica, quando, la notte dell'undici aprile 1323, tutti i Pisani furono uccisi in quasi tutte le parti della Sardegna per una perfidia del giudice d'Arborea e d'Oristagni, e questa parte dell'isola venne abbandonata agli Arragonesi. Malgrado le forze di lunga mano superiori del nemico monarca, malgrado l'abbandono in cui erano rimasti i Pisani, opposero una vigorosa resistenza all'invasione. Manfredo della Gherardesca, che li comandava, fece perdere quindici mila uomini agli Arragonesi in una serie di battaglie, e finalmente incontrò egli medesimo una gloriosa morte sul campo di battaglia. La repubblica perdette per sempre la Sardegna, e colla Sardegna gli ultimi avanzi della sua potenza marittima.

Era appena ultimata questa guerra quando la smisurata ambizione di Castruccio, e la perfidia di Lodovico di Baviera ne sollevarono un'altra contro i Pisani per parte del monarca e del partito medesimo di cui eransi meritata la riconoscenza con tanti sagrificj. I Pisani furono assediati da Lodovico, e dopo avere con lui capitolato, la capitolazione fu violata, e per lo spazio di dieci anni rimasero a lui soggetti.

Frattanto dodici anni di pace rifecero le forze dei Pisani, e quando seppero che Mastino della Scala stava per vendere Lucca al migliore offerente, risolsero di acquistare colle armi una città cui non avevano abbastanza denaro per comperare. Assediarono i Fiorentini nella fortezza, di cui questi avevano allora pagato il prezzo, gli scacciarono, e si fecero bentosto assicurare la loro conquista con un trattato fatto col duca d'Atene, in allora signore di Firenze.

La repubblica di Pisa, diventata più potente coll'acquisto di Lucca, pensò a riparare le perdite che la peste e le precedenti guerre le avevano cagionate. Il primo flagello avendo distrutta la famiglia Gherardesca, che lungo tempo occupò il primo rango nello stato, prese le redini del governo un'altra famiglia arricchitasi colla mercatura. I Gambacorti, meno appassionati pel partito ghibellino, conoscevano meglio i vantaggi della pace, onde conservarono molti anni l'alleanza de' Fiorentini: ma il contrario partito, favoreggiato prima da Carlo IV, e verso il finire del secolo, da Giovanni Galeazzo, fu due volte vittorioso, due volte trasse i Pisani in una pericolosa guerra coi Fiorentini, e due volte le disgrazie della guerra si trassero dietro lo stabilimento d'una tirannide; da prima quella di Giovanni dell'Agnello, poi l'altra di Giacomo d'Appiano.

I due partiti de Guelfi e de' Ghibellini non eransi conservati, come nei precedenti secoli, egualmente favorevoli alla libertà. Ovunque, fuorchè a Pisa, i Ghibellini avevano fondata la tirannide: onde i Pisani, sebbene liberi, essendo Ghibellini, trovaronsi in tutte le guerre di partito uniti ai nemici di tutti i popoli liberi. Essi pagarono a caro prezzo la loro confidenza in que' perfidi alleati; i tiranni di Lombardia si presero la cura di assoggettare Pisa ad un signore; e quando i Visconti ebbero consegnata la repubblica ad un padrone, non dovettero fare che un passo per succedere a questo signore, approfittando della confidenza de' Pisani per ridurli in servitù.

Tali furono nel corso del quattordicesimo secolo le vicende de' principali stati d'Italia. L'esplosione di tante rivali passioni, la complicazione di tanti opposti interessi, che gettarono la storia in una quasi inevitabile confusione, influirono potentemente sullo spirito e sul carattere di coloro che vissero in mezzo a questo turbine.