Per altro la grandezza del Bentivoglio risvegliava tanta gelosia in Bologna, quanta il Medici in Firenze: la famiglia dei Malvezzi nella prima città, siccome quella de' Pazzi nell'altra, non sapeva ridursi a scendere al grado di suddita, dopo avere gustata l'eguaglianza. Giulio, figlio di Virgilio Malvezzi, e Giovan Filippo e Girolamo, figli di Battista Malvezzi, ordirono una congiura per uccidere Giovanni Bentivoglio. Furono scoperti, il 27 di novembre del 1488, prima di averne tentata l'esecuzione: molti loro compagni fuggirono, come pure Girolamo e Filippo Malvezzi, ma Giovanni Malvezzi, Giacomo Barzellini, ed altri diciotto loro complici furono appiccati; tutti i membri della numerosa famiglia Malvezzi vennero esiliati nella susseguente mattina, sebbene non avessero avuto parte nella congiura, ed i loro beni furono confiscati. Perfino due monache che trovavansi nel convento di sant'Agnese, furono trasportate a Modena, perchè portavano quell'odiato nome; e la congiura dei Malvezzi, cagionando la ruina di una casa, che in opinione ed in ricchezze aveva in Bologna il secondo posto, non servì che ad accrescere la potenza di coloro contro i quali era diretta[437].
La città di Perugia, che molto tempo aveva figurato tra le repubbliche della Toscana, non andava esente da turbolenze press'a poco simili, sebbene avesse perduta la sua indipendenza, la sua popolazione e l'antica sua ricchezza. Sempre divisa tra le due fazioni degli Oddi e de' Baglioni, la loro guerra civile aveva avuto fine nel 1489 coll'esilio dei primi, e di tutti i superstiti della famiglia di Braccio da Montone[438]. Questi esiliati, coll'ajuto del duca d'Urbino, e col segreto assenso d'Innocenzo VIII, trovarono mezzo di tornare in Perugia il 6 giugno del 1491, alle quattr'ore di notte. Molto si ripromettevano dalle intelligenze che credevano di trovare in città; ma per lo contrario, appena scoperti, vennero caldamente attaccati da tutti i cittadini. All'incirca cinquanta degli emigrati rientrati furono uccisi in questa zuffa, altri cento di già coperti di ferite furono fatti prigionieri, e subito appiccati. Il protonotaro Fabricio ed un altro prelato, chiamato Ridolfo, principali capi della fazione degli Oddi, furono uccisi; ed il papa, udendo la sconfitta della parte ch'egli aveva mostrato di spalleggiare, non si mostrò difficile ad accordare ai figli dei vincitori i beneficj de' preti morti in questa battaglia[439].
Per ultimo la città di Genova non era in allora più libera delle altre repubbliche sue alleate. La rivoluzione dell'ottobre del 1488 l'aveva assoggettata al duca di Milano, ed Agostino Adorno la governava a suo nome; ma perchè poco prima una fazione aveva implorata la protezione del re di Francia, offrendogli la signoria della loro patria, Lodovico il Moro, per conciliare queste pretese con quelle del potente suo vicino, aveva domandato di tenere Genova come un feudo mobile della corona di Francia, ed infatti ne aveva avuta l'investitura a tal patto nel 1490[440].
Gli altri stati dell'Europa, distrutti in tale epoca da intestine guerre, esercitavano poca influenza sulla politica italiana; quindi il riposo che si godeva in sul declinare del quindicesimo secolo, quel riposo tanto vantaggioso alle lettere ed alle arti, e che fu celebrato da tutti gl'Italiani in confronto alle lunghe e sanguinose guerre che dovevano cominciare tra poco, non era altrimenti il frutto della politica di un uomo, ma il risultamento di un'unione di circostanze che non potevano lungamente durare. La Francia, di dove il turbine doveva bentosto piombare sull'Italia, non era per anco apparecchiata a sostenere la premeditata guerra. Nella sua giovinezza Carlo VIII aveva di già concepito il progetto di conquistare il regno di Napoli, progetto che eseguì in breve con un successo affatto sproporzionato alle sue forze ed a' suoi talenti[441]. Ma la rivalità fra la signora di Beaujeu, sua sorella, governatrice del regno, ed il duca d'Orleans, la guerra contro il duca di Bretagna, e l'altra contro Massimiliano, figliuolo di Federico III, che per parte di sua moglie aveva ereditata la casa di Borgogna, tenevano in allora la Francia occupata in troppo pressanti interessi, perchè si potesse prevedere, che tutt'ad un tratto porrebbe da banda ogni altro pensiero per iscendere con tutte le sue forze in Italia.
Massimiliano, che dal canto suo vi doveva portare la guerra ora come rivale, ed ora come alleato del monarca francese, trovavasi in allora implicato in contese ne' Paesi Bassi. In luglio del 1477 egli aveva sposata Maria, erede della Borgogna, l'aveva perduta il 28 marzo del 1482, e dopo tale epoca i suoi sudditi avevano cominciato a contrastargli la reggenza de' suoi stati, ed il diritto di allevare suo figliuolo Filippo. Massimiliano fu tenuto nove mesi loro prigioniere a Bruges; ed allora poco pensava a far valere i diritti di re de' Romani, acquistati nel 1484, od a scendere in Italia per proteggere Innocenzo VIII, che caldamente lo invitava nel 1490[442].
Federico III, suo padre, giunto all'estrema vecchiaja, dopo cinquant'anni di regno, non poteva mostrare quel vigore, di cui non aveva nemmeno date prove in gioventù. Egli non aveva saputo nè respingere i Turchi, nè farsi rispettare dai Tedeschi, nè conservare i diritti della sua corona. Trattando ingiuste guerre contro Mattia Corvino, l'eroe dell'Ungheria, non aveva saputo difendere contro il medesimo la propria eredità. L'Austria era invasa, ed egli andava errando d'una in altra città imperiale, o d'uno in altro convento, vivendo alle spese di coloro che gli davano ospitalità[443].
Mattia Corvino, re d'Ungheria, il solo che avesse avuta la gloria di fermare Maometto II in mezzo alle sue conquiste, e con ciò forse quella di avere salvata la cristianità, si era trovato più implicato nella politica d'Italia che verun altro de' suoi predecessori, tranne Luigi il Grande della casa d'Angiò. La sua alleanza con Venezia, il suo matrimonio con Beatrice d'Arragona, figlia di Ferdinando, e cognata d'Ercole, duca di Ferrara, la sua ubbidienza ai voleri del papa, e le sue guerre coll'imperatore, aveva moltiplicate le sue relazioni cogli Italiani; ma egli morì il 5 d'aprile del 1490[444]. Cinque pretendenti si presentarono per avere la sua corona. Giovanni Corvino, suo figlio bastardo, era fra tutti quello che per avere ereditate quasi tutte le paterne virtù, pareva assistito da migliori diritti: non pertanto gli fu preferito Uladislao, re di Boemia, e figlio del re di Polonia. Ma tale elezione fu cagione all'Ungheria di estreme ruine. I Tedeschi, i Polacchi, i Turchi ed i malcontenti Ungari se ne contesero le province; tutte le chiese cristiane furono incenerite fino a Varadino, la Croazia e la Transilvania furono saccheggiate nel 1491, e Schabatz, il baluardo della Cristianità, fu assediato dai Musulmani. Alba reale e Schabatz non vennero per altro in potere dei Turchi; ma Paolo di Kinitz, che fece levare l'assedio nel susseguente anno, macchiò la sua vittoria, trattando i suoi prigionieri con ispaventose crudeltà[445].
Nel 1485 Enrico VII aveva in Inghilterra posto fine alla tirannia di Riccardo III, e cercava di consolidare un'autorità tuttavia male riconosciuta. Nella Spagna Ferdinando ed Isabella, re di Arragona e di Castiglia, avanzavansi assai più rapidamente, che non tutti gli altri sovrani, verso la potenza e la considerazione. Essi avevano acquistato alla corte del papa un'influenza, che in addietro mai avuta non avevano i loro predecessori, e tutti i potentati d'Italia tenevano costantemente gli occhi rivolti alla Spagna. In questa stessa epoca essi ponevano i fondamenti di una assai più vasta potenza: Cristoforo Colombo scuopriva per loro, nel 1492, il nuovo Mondo, mentre che i Portoghesi dilatavano i loro stabilimenti su tutte le coste dell'Africa, e mentre Bartolommeo Diaz superava nel 1486 il Capo di Buona Speranza. Ma tutte le forze, tutte le ricchezze de' sovrani della Spagna erano rivolte contro il regno di Granata, il di cui acquisto era di quell'epoca il solo scopo della loro ambizione. Soltanto la capitale di quest'ultimo regno de' Mori nella Spagna, questa fiaccola da cui si erano sparse in tutto l'Occidente i lumi, le arti e le scienze degli Asiatici e degli antichi, conservava ancora la sua indipendenza. L'attacco di Ferdinando e di Isabella risguardavasi dai Latini come una guerra sacra, sebbene non si trattasse pei Cristiani di riconquistare i luoghi consacrati dalla religione, come nella Siria, o di difendersi contro le barbare invasioni, come in Grecia ed in Ungheria; ma per lo contrario di scacciare un popolo più incivilito che i suoi aggressori da un luogo ch'essi occupavano già da ottocento anni. La caduta del re Boabdil, e la conquista di Granata, fatta il 2 gennajo del 1492, vennero festeggiate in tutta l'Europa come il trionfo della Cristianità[446].
In tal modo tutto si andava apparecchiando per un'era nuova, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Le regioni dell'Oriente e dell'Occidente, ravvicinate da una navigazione fin allora creduta impossibile, venivano a legarsi all'Europa come al centro della potenza e dell'incivilimento. Le nazioni si addestravano nelle ultime guerre civili, sviluppando quelle forze che in breve dovevano portare in estranie contrade. La Spagna, la Francia, la Germania, l'Inghilterra si apparecchiavano a scendere sul campo di battaglia come colossi, contro i quali più lottare non potrebbero quelle potenze che fino a tale epoca avevano creduto di tenere le bilance dell'Europa. Era giunta l'età in cui doveva mutarsi l'antico ordine delle cose; la libertà dei piccoli popoli erasi a poc'a poco perduta; tutti i principi di una stessa nazione, che indipendenti essendo gli uni dagli altri, non erano uniti che dai deboli vincoli della feudalità, erano caduti dal grado di rivali del monarca a quello di sudditi. Quella forza di cui avevano tanto tempo fatto uso gli uni contro degli altri per appagare le loro passioni, per difendere i loro diritti o il loro orgoglio, dovevano in breve con prodigalità consumarla sotto gli ordini di un padrone. Dovevano cercare in lontane parti la guerra che per sì lungo tempo avevano trovata ai loro confini. Gli eserciti erano vicini a contare tante migliaja di soldati, quante erano in addietro le centinaja; le guerre dovevano vestire un nuovo carattere di ferocia, perchè i popoli belligeranti avevano usanze, costumi, opinioni e specialmente un linguaggio affatto diverso, di modo che la preghiera e la compassione più non conservavano veruna comunicazione. Il desiderio di vendetta delle lunghe privazioni sostenute in lunghi viaggi, in lunghi accampamenti, in lunghe malattie, dovea chiudere i cuori de' guerrieri alle voci della commiserazione. Gli spedali militari, fino a tale epoca sconosciuti, dovevano bentosto consumare assai più soldati che non il ferro ed il fuoco; eppure le battaglie dovevano in pochi anni macchiare il suolo italiano con assai più di sangue che non erasene versato in tutto l'intero ultimo secolo. Tutto prendere doveva un più gagliardo e più severo carattere; tutto apparecchiava a più dolorose rivoluzioni, a scosse più violenti; ed omai più non dipendeva dall'ingegno di un solo uomo il ritardare o l'affrettare una crisi, renduta necessaria dalla natura delle cose.