Giulio II fa attaccare i Francesi a Genova, a Ferrara e nel Milanese. — Dirige l'assedio della Mirandola, ed entra in questa città per la breccia; è costretto a fuggire da Bologna; e la sua armata viene dispersa a Casalecchio.

1510 = 1511.

La maggior parte de' papi ottiene il pontificato in un'età, che d'ordinario ammorza le passioni, spegne un'ambizione di cui non rimane il tempo di raccogliere i frutti, e che fa desiderare un riposo, renduto quasi necessario dall'indebolimento degli organi. Inoltre l'educazione avuta dagli ecclesiastici d'ordinario non è tale da sviluppare una grande energia; e la religione, che forma la parte principale de' loro studj, deve loro inspirare moderazione e tolleranza, piuttosto che violenza o determinazione di tutto assoggettare alla loro volontà. Non pertanto molti papi, da Gregorio VI fino a Sisto V, manifestarono nel loro carattere un'ostinazione invincibile, un irritamento contro tutto ciò che non cedeva alla loro volontà, uno sdegno contro coloro che gli avevano offesi, sconvenienti alla loro età, alla loro educazione, al loro ministero. E spesso quest'inflessibile carattere non si manifestò in loro, che quand'ebbero ricevuta la tiara, e di uomini dolci e modesti, quali erano stati fin allora creduti, diventarono dopo il loro innalzamento implacabili vendicatori delle più leggieri offese, e crudeli persecutori degli antichi loro amici.

Questo cambiamento del loro carattere sarebbe forse una conseguenza della persuasione dell'infallibilità delle loro decisioni, comune ai papi ed a tutti i loro fedeli[65]? Tale credenza viene in ajuto di un'inclinazione di già anche troppo naturale all'uomo. Chiunque può riconoscere la superiorità d'un altro sopra di sè medesimo per conto delle facoltà dello spirito; ma siccome altra misura egli non ha del giudizio che il suo proprio giudizio, non accade mai, a suo credere, che un altro abbia il giudizio più retto di lui. Dietro il suo proprio istinto, pargli sempre di potere rettificare il giudizio degli altri; e sotto qualsiasi modesto nome ch'egli indichi in sè medesimo questa facoltà, sotto quello di senso comune o di buon senso, è sempre al suo tribunale che assoggetta tutte le umane opinioni.

Ammesso il principio che la consacrazione di un papa apporti seco tutti i doni dello Spirito Santo, viene in certo modo a santificarsi in chi la riceve quest'interno ed universale pregiudizio. Il presentimento, che fin allora non era stato da lui risguardato che come un felice istinto, sebbene creduto infallibile, è per lui diventato il linguaggio stesso della divinità. Il proprio raziocinio, cambiasi a' suoi occhi in evidenza, le sue decisioni più non vanno soggette a dubbj o ad incertezza, e coloro che ardiscono opporsi alle volontà ch'egli esprime di conformità a questa eterna sapienza da cui credesi inspirato, gli sembrano ribelli, che disprezzano ad un tempo tutte le autorità divine ed umane.

Oramai il carattere di Giulio II era dominato da questo stesso irritamento contro tutti coloro che prontamente non accorrevano ad assecondare i suoi disegni. Tutto ciò ch'egli aveva una volta determinato, parevagli talmente conforme ai dettami dell'eterna giustizia, ch'era sempre apparecchiato a punire come nemici del cielo coloro che frapponevano qualche ostacolo all'esecuzione de' suoi progetti. Le sue impetuose volontà eccedevano quasi sempre i confini che avrebbero dovuto contenere l'uomo di Dio; ma egli poteva sempre rendere testimonianza a sè medesimo, che le sue risoluzioni non erano figlie di personali interessi, e che, formandole, non aveva ascoltata che una certa elevazione, una certa grandezza d'animo ed ancora un certo dettame di giustizia a lui naturale. Ne' primi tempi del suo regno aveva cercato di ricuperare alla Chiesa il suo patrimonio scandalosamente dilapidato dai suoi predecessori. Aveva conseguito cotale intento coi piccoli feudatarj; ma i soli Veneziani avevano fatto argine ai suoi progetti, ed avevano eccitato il suo risentimento. Allora aveva creduto che la gloria della stessa Chiesa richiedesse di castigarli, e gli aveva infatti severamente castigati; ma dopo averli ridotti ad un'umile penitenza, voleva che gli altri imitassero il di lui esempio e gli perdonassero: voleva che i disastri dell'Italia terminassero ad un suo cenno, come avevano ad un suo cenno cominciato. Lo irritavano le personali viste, la cupidigia, la crudeltà de' suoi antichi alleati; e dopo di avere adoperato il braccio dei Barbari per castigare gl'Italiani, credevasi dalla propria conscienza e dal patriottismo italiano obbligato a scacciare questi stessi Barbari dall'Italia.

Ferdinando il Cattolico, che per interesse seguiva quella stessa politica che Giulio aveva adottata in conseguenza dei suoi principj, non dissentiva da lui; e Massimiliano, che per propria colpa aveva perdute le conquiste che le vittorie dei Francesi avevano poste in di lui potere, non eccitava che il suo disprezzo. Giulio altamente accusava la di lui incapacità e la di lui instabilità, e lo contava tra i suoi nemici senza temerlo. Di affatto diversa natura era il sentimento del papa verso Lodovico XII, l'odiava e lo temeva, sebbene non lo stimasse. Conosceva il debole carattere e la poca abilità di questo monarca; ma d'altra parte non ignorava quale fosse l'irresistibile valore delle armate francesi, il cieco attaccamento al loro governo, la virtù de' loro ufficiali, e l'attività con cui giugnevano al loro scopo qualunque volta i falli de' loro re non cagionavano la loro ruina. Sapeva che Lodovico XII aveva saputo farsi amare in Francia dal suo popolo, onde poteva disporre a posta sua di tutte le forze di così vasta monarchia; ch'era padrone di Milano e di Genova, e che la metà del rimanente dell'Italia cercava la sua alleanza. Conosceva dunque che per vincerlo aveva bisogno di riunire contro di lui le forze di quasi tutta l'Europa, e non osò attaccarlo che con una dissimulazione, che non pareva conveniente al suo focoso carattere.

Lodovico XII, sinceramente pio, rispettava la santa sede; inoltre era dominato dagli scrupoli di Anna, sua consorte, onde risguardava una rottura col papa come un grande disastro. Cercava però tutti i mezzi di soddisfare Giulio II rispetto agli affari di Ferrara, ch'egli credeva essere il solo oggetto di controversia tra di loro. Ma in questo stesso tempo il papa stava contro di lui preparando un triplice attacco a Ferrara, a Genova e sui laghi di Lombardia, e negoziava per unire al suo partito Ferdinando d'Arragona ed Enrico VIII d'Inghilterra. Siccome ben tosto conobbe l'impossibilità di nascondere tutte queste pratiche, fece se non altro in modo che quelle che potrebbero essere scoperte dai suoi avversarj, si attribuissero al progetto ch'egli dissimulava meno degli altri, dell'attacco di Ferrara.

Lodovico XII aveva fatte a Giulio II alcune proposizioni relativamente alla protezione da lui accordata al duca di Ferrara, le quali avrebbero dovuto piacere al pontefice, se questi non avesse portate le sue mire molto al di là degli antichi feudi della Chiesa. Vero è che il re di Francia aveva scelto per quest'affare un cattivo negoziatore, cioè Alberto Pio, conte di Carpi, il quale, avendo egli stesso motivo di temere il duca di Ferrara per la conservazione del suo piccolo feudo, fu accusato di avere pregiudicato presso la corte pontificia quello che aveva ordine di proteggere[66]. Non erano per anco rotte le negoziazioni, quando il 9 agosto del 1510 Giulio II fulminò una bolla contro Alfonso d'Este. Lo chiamava figlio d'iniquità ed allievo di perdizione; gli rimproverava la sua ingratitudine verso la santa Chiesa, la sua disubbidienza, le imposte estorte al popolo, le immunità ecclesiastiche violate, il sale che faceva in Comacchio a pregiudizio delle saline di Cervia, e in ultimo l'ambita protezione del re di Francia. A motivo di tanti delitti lo dichiarava decaduto da tutti gli onori, da tutte le dignità, da tutti i feudi dipendenti dalla santa sede, scioglieva i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà, i suoi soldati dall'ubbidienza; inoltre loro ingiungeva di prendere le armi contro di lui per darlo in mano alla giustizia di Dio, lo scomunicava, ed assoggettava alla stessa sentenza tutti i preti che avrebbero con lui comunicazione[67].

Un mese prima di questa ostile denuncia Giulio II aveva stretta intima alleanza con Ferdinando il Cattolico: gli aveva il 7 di luglio accordata l'investitura del regno di Napoli, che fin allora non aveva voluto dargli, fissandone l'annuo tributo su quello che erano soliti pagare i re arragonesi; aveva dichiarato che annullava la clausola del trattato di Blois, in forza della quale la riversione dell'Abruzzo e della Campania veniva accordata alla corona di Francia, qualora Germana di Foix, moglie di Ferdinando, morisse senza prole: in ricompensa delle quali concessioni aveva obbligato il re d'Arragona a promettergli per difendere la Chiesa trecento uomini d'armi, che desso re farebbe marciare ad ogni richiesta del papa. Lusingavasi Giulio II che queste truppe ausiliarie farebbero l'effetto di strascinare la Spagna in una guerra colla Francia, e si compiaceva dell'animosità che risvegliava annullando di propria autorità il trattato di Blois: imperciocchè Lodovico XII non dava colpa di quest'atto arbitrario al solo papa, ma accusava pure Ferdinando d'averlo impetrato, incaricando i suoi ambasciatori di farne espressa doglianza alle Cortes d'Arragona[68].