Gli ambasciatori dell'imperatore e del re di Francia proposero, il 16 maggio, ai cardinali rifugiati a Milano di convocare a Pisa un concilio ecumenico; questi sotto certe condizioni, tendenti ad assicurare la libertà dell'assemblea, acconsentirono all'inchiesta, e pubblicarono le loro lettere di convocazione pel primo di settembre. Altre ne aveva pubblicate Massimiliano in proprio nome, nella sua qualità di avvocato e di protettore della Chiesa, fin dal 16 di gennajo, ed altre ancora in data del 15 febbrajo Lodovico XII, esortando i vescovi francesi e tedeschi a recarsi a Pisa[147].

Ma per quanto fossero grandi l'autorità dei due monarchi, la sommissione del loro clero, e lo scontento generale della Chiesa, Giulio II nulla arrischiava in questa contesa; ed egli lo vedeva; infatti opponeva l'ardire e l'impeto del suo carattere ai risguardi ed agli scrupoli de' suoi avversarj, che colle loro medesime apologie, col mostrare avido desiderio di entrare in negoziazioni, sembravano confessare di non essere assistiti dalla giustizia. Giulio II, per togliere loro qualunque pretesto, convocò egli stesso con una bolla del 18 luglio un concilio in san Giovanni di Laterano pel 19 aprile del 1512. Pubblicò nello stesso tempo un monitorio contro i cardinali ribelli, per privarli del cardinalato e di tutti i loro beneficj ecclesiastici, qualora entro sessanta giorni non si presentassero a lui per giustificarsi[148].

Gli apparecchj per due concilj vennero tutt'ad un tratto sospesi a cagione della malattia del papa, il quale, essendosi trovato male il 17 di agosto, fu dopo quattro giorni ridotto all'estremo. Cadde in un deliquio che durò più ore; tutti coloro che lo assistevano lo tennero per morto; se ne sparse la voce in città; vennero ovunque spediti corrieri per portarne la notizia; ed i cardinali assenti da Roma, senza eccettuare quelli che avevano convocato il concilio di Pisa, si affrettarono di porsi in cammino per ritornarvi. Frattanto Giulio II, rinvenuto dalla sua letargia, volle ordinare gli affari di sua famiglia, che poteva da un secondo attacco simile essere improvvisamente privata del suo capo. All'indomani adunò un concistoro, nel quale accordò al duca d'Urbino, suo nipote, la grazia per l'omicidio del cardinale di Pavia, rimettendolo nel godimento di tutti i feudi ricevuti dalla Chiesa. Nello stesso tempo pubblicò una bolla intorno all'elezione del nuovo papa, per prevenire o punire colle più severe pene una simonia simile a quella di cui egli stesso erasi renduto colpevole, quando aveva ottenuta la tiara[149].

In pochi giorni Giulio si trovò sano come per lo innanzi, sebbene continuasse a non curarsi de' consigli de' medici, ed a tenere un regime di vita direttamente opposto a quello ch'essi gli prescrivevano. Colle forze andò pure ricuperando il suo ardore guerriero, e sempre più si confermò nel favorito suo progetto di cacciare i barbari d'Italia. Le lagnanze e le miserie dei popoli, oppressi dagli oltremontani, avrebbero somministrati a Giulio i più giusti motivi per quest'impresa, se le sue forze fossero state proporzionate alla lotta in cui voleva entrare.

Frattanto la campagna di quest'anno non aveva prodotto verun'azione clamorosa. Massimiliano, sempre consentaneo a sè medesimo, si andava perdendo in vasti progetti che non era capace d'eseguire. Sebbene i Veneziani fossero assai snervati, non aveva potuto approfittare della diversione fatta dalla Francia per spingere con vigore la guerra contro di loro. Vero è che guastava il territorio friulano, e spargeva la più spaventosa desolazione in quelle contrade; ma, lungi dal conquistare Treviso o Padova, cui non aveva mai voluto rinunciare, non avrebbe pure conservata Verona, senza la guarnigione francese mandata in questa piazza da Lodovico XII. L'imperatore erasi recato ad Inspruck, e si proponeva ancora di marciare colla sua armata fino a Roma, per ristabilire l'impero germanico in tutte le prerogative possedute ai tempi di Carlo Magno o di Ottone il grande; ma le truppe dell'impero, sulle quali egli faceva sempre fondamento, non arrivavano mai, e le proprie non bastavano per tener testa alla repubblica di Venezia. Così passava rapidamente da una smisurata ambizione allo scoraggiamento, e mai non mantenevasi con costanza nell'una o nell'altra disposizione. Talvolta dava orecchio alle proposizioni che gli venivano fatte da Ferdinando il Cattolico, di riconciliarsi coi Veneziani e colla Chiesa, e di attaccare di concerto i Francesi. In uno de' suoi accessi di scoraggiamento, invitò pure i Veneziani a mandargli un inviato per trattare con lui. Il senato fece subito partire alla volta d'Inspruck Antonio Giustiniani, e fece fare in ogni chiesa preghiere pel felice successo della sua missione; ma Massimiliano aveva prima del suo arrivo mutato parere. Ridusse a soli otto giorni il salvacondotto del Giustiniani, e rigettò tutte le proposizioni che gli recava[150]. Non erano ignote a Lodovico XII queste di lui irrisoluzioni, e sapeva che questo alleato, ch'egli pagava, e pel quale doveva combattere, era sempre in procinto di passare nelle file dei suoi nemici[151].

Dal canto suo Giulio II appena degnavasi di contare Massimiliano tra i suoi nemici, sebbene lo avesse veduto prendere parte alla convocazione del concilio; egli fondava le sue speranze nel re d'Arragona, in quello d'Inghilterra e negli Svizzeri, e di già le sue negoziazioni presso queste tre potenze prendevano il più favorevole aspetto. La constante politica di Ferdinando il Cattolico era quella di coprire la propria ambizione colla maschera della religione; onde dacchè il papa erasi dichiarato alleato dei Veneziani, non avea cessato mai di dare a Lodovico XII ipocriti consiglj intorno all'empietà di far guerra al capo della Chiesa. Fino a tale epoca erasi egli occupato intorno alle sue conquiste nell'Africa; il suo generale, Pietro Navarra, gli aveva sottomesse Orano e Bugia; i re di Algeri e di Tremisene si erano dichiarati suoi feudatarj, e pareva che un nuovo impero spagnuolo fosse vicino a stabilirsi al di là dello stretto di Gibilterra[152]. Ma quand'ebbe notizia della disfatta di Bologna, richiamò dall'Africa Pietro Navarra, e lo mandò nel regno di Napoli con tre mila de' suoi migliori fanti spagnuoli, per non lasciare questo regno in balìa di un monarca vittorioso, che vi aveva dei diritti.

Enrico VIII d'Inghilterra, cedendo alle istanze di Giulio II, aveva acconsentito a fare di concerto con Ferdinando calde rimostranze a Lodovico XII intorno allo scisma ch'egli andava a suscitare nella Chiesa, gli aveva domandato pel bene della cristianità di mandare i cardinali ed i prelati del suo regno al concilio di Laterano, e di permettere alla Chiesa di ricuperare la sua città di Bologna. Gonfio d'orgoglio, e fidando nelle immense ricchezze lasciategli da suo padre, egli credevasi l'arbitro dell'Europa, e risguardava tutte le istanze fattegli da questi monarchi, quali omaggi dovuti al suo potere ed ai suoi talenti.

Per altro il papa riponeva negli Svizzeri le principali sue speranze; e l'imprudenza di Lodovico XII lo aveva ancora meglio servito che le proprie negoziazioni. Questo monarca in un movimento d'orgoglio aveva di nuovo ricusato di riconciliarsi cogli Svizzeri e di accrescere le loro pensioni. Aveva giurato di non lasciarsi taglieggiare da paesani, ed aveva proibita l'esportazione delle granaglie dalla Francia e dalla Lombardia ne' paesi Svizzeri. Aveva creduto di ridurli colla carestia a ricevere da lui la legge, ed invece, esasperandoli, gli aveva precipitati nell'alleanza del papa e de' Veneziani[153].

Finalmente i progetti di Giulio II cominciavano a prendere migliore consistenza; ed i nemici, che andava suscitando alla Francia, incoraggiati dalla loro unione, affettavano verso di lei un più minaccioso contegno. Gli ambasciatori d'Inghilterra e d'Arragona fecero unitamente nuove rappresentanze a Lodovico XII rispetto alla protezione da lui accordata al concilio di Pisa ed ai Bentivoglio; il re rispose loro di essere apparecchiato a desistere, purchè i cardinali del suo partito fossero di nuovo rimessi dal papa nella sua grazia, ed i Bentivoglio venissero conservati nella stessa subordinazione feudale, in cui da circa un secolo erano stati tenuti i loro antenati; ma non volendo gli ambasciatori ammettere queste basi di negoziazioni, all'ultimo Lodovico XII dichiarò loro, che non poteva senza scapito dell'onor suo abbandonare la protezione di Bologna, non altrimenti che quella della sua propria città di Parigi[154].