La stagione più propria a tenere la campagna era passata senza che accadesse verun'azione clamorosa. Il re di Francia aveva licenziata la sua armata dopo la battaglia di Bologna, ed altro non teneva in presenza del nemico che un ristretto numero di uomini d'armi di guarnigione a Verona. I Veneziani, compatendo la debolezza del vecchio Lucio Malvezzi, avevano avuta la compiacenza di lasciarlo alla testa delle loro armate, sebbene più non fosse in istato di condurle, perchè non avevano potuto persuaderlo a chiedere la sua dimissione, e non volevano affliggere negli estremi suoi giorni un uomo che in altri tempi aveva ben meritato della repubblica. Questi morì finalmente, e gli fu dato per successore Gian Paolo Baglioni[164]. Massimiliano si era alternativamente fatto vedere in Inspruck, a Trento, a Bruneck. Di là aveva negoziato colla Francia, col papa, con Venezia, e sempre minacciata l'Italia di nuova invasione; ma, quando si credeva imminente la sua comparsa, tutt'ad un tratto si allontanava per una partita di caccia; recavasi in un'altra città, in un'altra provincia, ove non era aspettato, e credeva dar prove di sottile politica, quando rendeva vani tutti i calcoli fatti dagli altri sopra di lui[165].

Intanto le province veneziane e quelle del ferrarese continuavano ad essere guaste con più furore che mai. I borghi ed i castelli venivano presi e ripresi, taglieggiati e saccheggiati, quando potevano sottrarsi all'incendio; le campagne erano affatto spogliate, ed i contadini, ridotti alla disperazione, perivano nella miseria. Massimiliano, cagione di tutti questi mali, non rinunciava ad alcuna delle sue pretese, sebbene non fosse in istato di farle valere. Egli non voleva la pace, e non faceva la guerra. Per lo contrario Lodovico XII voleva la pace, e faceva la guerra per un alleato che non lo assecondava, e che gl'inspirava una giusta diffidenza. Egli dolevasi delle inutili spese che Massimiliano gli cagionava, e, siccome alquanto inclinava all'avarizia, ricusava spesso di sostenere alcune spese, che, riducendo la guerra ad una pronta conclusione, avrebbero prodotta una reale economia. I Veneziani bramavano ardentemente la pace, ma non potevano ottenerla dalla volubilità di Massimiliano; non meno ardentemente la desiderava il duca di Ferrara, ma gli veniva rifiutata dall'ostinazione del papa.

Essendo rimaste senza effetto tutte le negoziazioni per la pace, ed essendosi pubblicata in principio d'ottobre la lega del papa con Ferdinando, Lodovico XII ordinò al signore della Palisse di ragunare di nuovo l'armata francese, d'assoldare la fanteria, e di attaccare la Romagna prima che gli Spagnuoli vi fossero giunti. Proponevasi di scendere egli stesso in Italia nella vegnente primavera con istraordinarie forze, onde finalmente obbligare i suoi nemici a fare la pace. Ma prima che a questi ordini fosse data esecuzione, la Lombardia fu agitata dalla notizia che gli Svizzeri si apparecchiavano ad una seconda invasione.

Lodovico XII non erasi limitato a ricusare agli Svizzeri l'accrescimento di venti mila franchi alla domandata pensione; ma inoltre aveva in ogni occasione parlato di loro con disprezzo, ed offeso il loro orgoglio nazionale. In Lombardia aveva fatto arrestare con umilianti circostanze un corriere de' cantoni di Schwitz e di Friburgo, secondando in tal modo gl'intrighi del papa, che cercava di eccitare quei fieri alpigiani promettendo loro la gloria di scacciare i Francesi dall'Italia. Gli Svizzeri avevano fatto chiedere a Venezia cinquecento uomini di cavalleria ed alcuni pezzi di cannone[166]; avevano pure ricevuto da questa repubblica qualche somma di danaro, ed in principio di novembre valicarono il san Gottardo, e si adunarono a Varese in numero di dieci mila uomini, con un treno di sette piccoli cannoni da campagna e varj grossi archibugj portati dai cavalli. La dieta aveva a quest'armata accordato quello stendardo, che, spiegato nel precedente secolo a Nancì contro il duca di Borgogna, non era più stato dopo quell'epoca portato in guerra. Questo venerato stendardo allettava continuamente nuovi volontarj, onde in breve l'armata si trovò forte di sedici mila uomini. I Francesi non avevano in Lombardia che mille trecento lance e dugento gentiluomini volontarj; inoltre parte di queste truppe servivano a custodire Verona, Brescia e Bologna, onde Gastone di Foix per trattenere gli Svizzeri non aveva con sè che trecento uomini d'armi e due mila fanti[167].

Gli Svizzeri si erano avanzati da Varese a Gallarate, e di là a Busto senza trovare opposizione. Gastone di Foix e Gian Giacopo Trivulzio si tenevano ai loro fianchi per molestarli, ma non osavano dar loro battaglia; intanto Teodoro Trivulzio faceva fortificare Milano, ed i Milanesi, sebbene detestassero il governo francese, temevano ancora più la venuta di questi barbari montanari, ed assoldavano fanti a loro proprie spese per custodire le mura. I generali francesi andavano bensì spargendo di non avere verun timore, ed essere facil cosa il difendere la città; ma si vedevano nello stesso tempo vittovagliare il castello, e fare tali apparecchj, che svelavano la loro intenzione di ritirarvisi.

Gli Svizzeri, non trattenuti nella loro marcia, si avanzarono a sole due miglia dalle porte di Milano; ivi bruscamente piegarono sopra Monza, e, probabilmente conoscendosi incapaci di attaccare le città, non tentarono nemmeno di occupar questa; ma parvero intenzionati di passare l'Adda, le di cui opposte rive venivano dai Francesi cautamente fortificate onde impedire agli Svizzeri di unirsi all'armata veneziana. A Milano si stava tuttavia in grandissimo timore, quando un capitano svizzero, munito di salvacondotto, venne a nome de' suoi compatriotti ad offrire di ritirarsi, purchè loro si pagasse un mese di soldo. Egli ripartì, per informare gli Svizzeri di un'offerta molto inferiore alla loro domanda, e tornò all'indomani con pretese molto più alte. Gastone di Foix aggiunse qualche cosa all'offerta fatta nel precedente giorno, ma non quanto bastava a soddisfare gli Svizzeri, ed il trattato fu rotto; ciò nullameno, con sorpresa di tutta l'Italia, gli Svizzeri presero nel susseguente giorno la via di Como, e ripatriarono[168]. Loro non era stato pagato il danaro che avevano chiesto per l'armata; e se l'inquietudine che loro dava Gastone di Foix, fu, come lo suppone il Giovio, il solo motivo che li persuase a ritirarsi[169], non si sa concepire perchè non abbiano accettata l'ultima offerta. Vero è che altri scrivono che i capitani svizzeri furono corrotti dal danaro che Foix loro fece celatamente pagare, e viene indicato per negoziatore di questo vergognoso contratto un capitano d'Alt-Sax, o di Super-Sax[170].

Per la seconda volta gli Svizzeri avevano delusa la confidenza del papa e de' Veneziani, che gli avevano pagati; e la loro mala fede, o la loro imperizia, andavano scemando quell'alta opinione che si erano acquistata col loro valore nelle guerre in cui avevano combattuto appoggiati dagli uomini d'armi francesi. Per altro la breve loro invasione faceva sentire tutto il pericolo della situazione de' Francesi, coll'armata del papa e di Raimondo di Cardone in faccia, quella de' Veneziani da un lato, Genova sempre agitata dagl'intrighi del papa dall'altro, e gli Svizzeri alle spalle. Lodovico XII spaventato mandò in Italia a Gastone di Foix tutte le truppe di cui poteva disporre; gli ordinò di nulla risparmiare per la leva di un nuovo corpo d'infanteria, ed eccitò i Fiorentini a mostrarsi fedeli alleati della Francia, a mandargli non già trecento lance, secondo l'obbligazione dei trattati, ma tutte le forze che potevano riunire; ricordò loro che la causa per cui gli eccitava a combattere non era meno la sua che la loro propria, poichè, conoscendo essi l'odio di Giulio II e l'ambizione di Ferdinando, non potevano dubitare che questi principi non abusassero della vittoria contro di loro, sia che i Fiorentini prendessero le armi, o si mantenessero neutrali[171].

Il gonfaloniere Soderini sentiva tutta la forza delle ragioni addotte dal re di Francia; era persuaso del principio così spesso ripetuto dal Macchiavelli, che il partito di mezzo è di tutti il più pernicioso; e che, chi non si dichiara per una parte o per l'altra, scontenta sempre entrambe le parti. Vedeva che, dopo avere offeso il papa, si offenderebbe ancora il re di Francia, il quale non troverebbe che si fosse per lui fatto abbastanza, mandandogli soltanto i soccorsi stipulati dal trattato, e che ciò non pertanto sarebbe un'ostilità agli occhi di Ferdinando d'Arragona. Ma il partito, che si opponeva al gonfaloniere con intenzione di perderlo, s'ingrossava in tale occasione di tutti quelli che la debolezza del loro carattere attaccava alle misure di mezzo, e di tutti quelli che un giusto risentimento contro Lodovico XII e la casa di Francia, per le transazioni relative alla guerra di Pisa, rendeva diffidenti verso una famiglia che gli aveva così lungo tempo ingannati. Perciò, malgrado tutti gli sforzi del gonfaloniere, la repubblica si attenne strettamente all'esecuzione del trattato conchiuso con Lodovico XII, e mandò inoltre lo storico Francesco Guicciardini ambasciatore presso Ferdinando, onde scusarsi d'avere dati questi soccorsi al di lui nemico[172].

In sul finire di dicembre l'armata spagnuola e pontificia cominciò ad avanzarsi verso la Romagna. Il vicerè, don Raimondo di Cardone, si trattenne ad Imola per aspettare il rimanente delle sue truppe e la sua artiglieria, e intanto mandò Pietro Navarro, capitano generale della fanteria spagnuola, ad attaccare i possedimenti del duca di Ferrara in Romagna. Tutte le borgate e le fortezze, che il duca possedeva al mezzodì del Po, si arresero a Navarro alla semplice intimazione di un trombetta, tranne la bastia della Fossa Geniolo, ch'era stata attaccata nel precedente anno, ed opportunamente da Bajardo soccorsa. Vestidello Pagano, distinto ufficiale del duca di Ferrara, che vi comandava una guarnigione di cento cinquanta fanti, oppose una gagliarda resistenza agli attacchi di Pietro Navarro fino all'ultimo giorno dell'anno, in cui la bastia fu presa d'assalto. La guarnigione fu passata a fil di spada, e Vestidello, ferito, oppresso dalla fatica e costretto ad arrendersi, fu in seguito ucciso a sangue freddo dai Musulmani, che formavano in allora il grosso della fanteria spagnuola[173].