Gli Svizzeri andavano sempre avanzando; passarono l'Oglio, e giunsero il 5 di giugno avanti Cremona, che il movimento retrogrado di La Palisse aveva lasciata scoperta. La guarnigione ritirossi subito nella cittadella, e la città offrì di capitolare; ma i Veneziani pretendevano che fosse loro consegnata, e gli Svizzeri volevano prenderne possesso a nome di Massimiliano Sforza, duca di Milano: i Veneziani cedettero agli Svizzeri, che temevano di disgustare, e fu in Cremona rialzata la bandiera del duca di Milano; nello stesso tempo Bergamo si sollevò senza straniero soccorso, ed aprì le sue porte ai Veneziani[252].

Avendo La Palisse richiamate le trecento lance francesi che occupavano Bologna, passò l'Adda a Pizzighettone, e recossi in due giorni a Pavia. Milano trovavasi allora affatto scoperto. Gian Giacopo Trivulzio, il generale di Normandia, Antonio Maria Palavicino, Galeazzo Visconti e tutti i Francesi partirono per salvarsi in Piemonte. Condussero con loro il cardinale de' Medici; ma nel tempo che questi stava per passare il Po, tra Pieve del Cairo e Bassignano, alcuni de' suoi amici sommossero i contadini del vicinato, e levatolo di mano alle guardie che lo custodivano, lo posero in libertà. I fuggitivi avanzi del concilio di Pisa avevano abbandonato Milano pochi giorni prima. Quest'assemblea dividendosi pronunciò con ridicola millanteria una sentenza di scomunica contro Giulio II, dichiarandolo sospeso dall'amministrazione spirituale e temporale della Chiesa[253].

Credeva La Palisse di potersi mantenere a Pavia, mentre che il Trivulzio ed il generale di Normandia gli rappresentavano che, in un paese apparecchiato a sollevarsi in ogni luogo, non potrebbe senza fanteria lottare contro un'armata così formidabile quale era quella che lo attaccava. Stavano ancora disputando, quando l'armata della lega, avendo occupato Lodi senza trovare resistenza, si presentò sotto Pavia, e cominciò a tirare contro il castello. I Francesi, che temevano di vedersi preclusa ogni ritirata, evacuarono Pavia, collocando nella retroguardia i pochi fanti tedeschi ch'erano loro rimasti; ma gli Svizzeri entrarono in città prima che gli altri ne fossero usciti, e scaramucciarono per tutta la lunghezza delle strade. L'armata, che si ritirava, dopo essere uscita di Pavia per il ponte di pietra sul Ticino, doveva ancora passare sopra un ponte di legno il ramo dello stesso fiume, chiamato Gravellone. Nella precipitosa marcia, l'artiglieria, i cavalli, gli equipaggi si affollarono sul ponte che si ruppe sotto il soverchio peso, e tutta quella parte della retroguardia ch'era rimasta sull'altra riva fu uccisa o fatta prigioniera[254].

Il Gravellone ed il Po impedirono che l'armata francese fosse più inseguita dai nemici, onde continuò a ritirarsi senz'essere molestata; ma tutti i paesi che si lasciava addietro mutavano subito governo. I Bentivoglio erano fuggiti da Bologna, che fu subito occupata dal duca d'Urbino colle truppe della Chiesa. Il papa, non potendo ai Bolognesi perdonare gli oltraggi che avevano fatti alla sua statua, li privò della nomina de' loro magistrati e di tutti i loro privilegj, condannò i principali cittadini a grosse ammende, e stette alcun tempo incerto se dovesse spianare la città e trasportarne gli abitanti a Cento[255].

Giulio II non aveva abbandonato il suo progetto di liberare Genova, sua patria; ed incaricò dell'esecuzione di tale progetto Giano Fregoso, che in allora stava al soldo de' Veneziani. Ma ricordandosi i Genovesi troppo vivamente de' mali sofferti a cagione della loro ultima ribellione contro la Francia, erano intenzionati di non fare verun movimento, ed inoltre dichiararono al loro governatore, Francesco della Rochechouart, che lo seconderebbero con tutte le loro forze. Questi per altro sapeva troppo bene quanto per le sue vessazioni si fosse renduto odioso, onde volersi fidare sulle loro promesse. Quando intese che Giano Fregoso s'avvicinava, rifugiossi nella fortezza della Lanterna colla sua guardia, e non volle uscirne, malgrado le più calde istanze de' Genovesi. La città si tenne tre giorni senza governo fino alla venuta di Giano Fregoso, che il 29 di giugno del 1512 fu finalmente nominato doge per acclamazione. L'indipendenza della repubblica venne riconosciuta dagli alleati, mediante il pagamento di dodici mila ducati fatto nelle mani del cardinale di Sion per conto degli Svizzeri; ed il nuovo doge Fregoso s'affrettò d'assediare le due fortezze occupate dai Francesi. Quella del Castelletto capitolò dopo otto giorni, ma quella della Lanterna tenne ancora molto tempo[256].

Il cardinale di Sion, il quale dal pontefice era stato nominato legato presso l'armata alleata, prendeva possesso di tutte le città della Lombardia a profitto della santa lega, ed il figlio di Lodovico il Moro, Massimiliano Sforza, che era proclamato duca di Milano, e sotto il di cui nome ottenevansi tali vittorie, vedevasi taglieggiato o tradito da tutti i suoi pretesi alleati; sorte altrettanto giusta quanto inevitabile d'ogni sovrano, che, per risalire sul trono, adopera armi straniere, e vuole regnare a prezzo di tutte le sciagure del suo paese. Gli Svizzeri opprimevano i suoi sudditi con ruinose contribuzioni; avevano imposta a Milano una taglia di sessanta mila ducati, di quaranta mila a Pavia, di trenta mila a Lodi, di venti mila a Parma e d'altrettanti a Piacenza[257]. Era appena terminata la dieta di Zurigo, che nuovi corpi di truppe svizzere avevano valicate le montagne, non per soccorrere i loro compatriotti, che non ne abbisognavano, ma per dividere con loro le spoglie della Lombardia. Non contenti delle contribuzioni, occuparono la città di Locarno ed il suo territorio; i Grigioni, Chiavenna e la Valtellina; ed il papa, con un'assai più patente violazione de' diritti del suo alleato, riunì alla Chiesa Parma e Piacenza coi loro territorj, sotto pretesto che queste città, che avevano volontariamente aperte le loro porte alla sua armata, avevano appartenuto in altri tempi all'esarcato di Ravenna, accordato da Carlo Magno alla Chiesa; di modo che il diritto della santa sede alla loro sovranità era di lunga mano anteriore alle pretese degl'imperatori tedeschi ed alla fondazione del ducato di Milano[258].

CAPITOLO CX.

Sommissione del duca di Ferrara al papa, e sua fuga da Roma. Ingresso degli Spagnuoli in Toscana; sacco di Prato; deposizione del Soderini; richiamo dei Medici al governo di Firenze. Discordie tra i confederati della santa lega; nuove negoziazioni; morte di Giulio II.

1512 = 1513.