I giovani congiurati, che pochi mesi prima avevano avute segrete corrispondenze con Giulio de' Medici, entrarono nel palazzo pubblico la mattina del 31 agosto all'indomani della presa di Prato. Arrivarono senza incontrare resistenza fino all'appartamento del gonfaloniere, che non aveva presa veruna misura per difendersi, e che si abbandonava alla sorte. Lo minacciarono di morte se non usciva subito di palazzo, e per lo contrario promisero di salvarlo, se prestavasi ai loro desiderj. Tutta la città erasi posta in movimento alla notizia di cotale intrapresa; ma ne' diversi attruppamenti, che si andavano formando nelle strade, udivansi pochissime voci accusare il gonfaloniere, e niuno eravi che ardisse prenderne le difese. I congiurati trassero il gonfaloniere nella casa di Paolo Vettori, posta sul lung'Arno, ove lo tennero quella notte. Nello stesso tempo fecero adunare la signoria, i collegj, i capitani di parte guelfa, i decemviri della libertà, gli otto della balìa, ed i conservatori delle leggi. Domandarono a quest'assemblea di deporre il gonfaloniere; tuttavolta di quasi settanta membri presenti, nove soli votarono per la deposizione del Soderini. Francesco Vettori allora prese a dire ad alta voce: «concittadini! coloro che oggi credono salvare il gonfaloniere, votando a suo favore, rendono sicura la sua perdita, perchè i suoi nemici lo uccideranno se non possono farlo deporre.» Questa minaccia ottenne il desiderato effetto, ed il Soderini fu legalmente privato della sua dignità; fu poi fatto partire di notte per la strada di Siena alla volta di Roma, ma avendo egli udito per istrada che il papa aveva fatti confiscare i suoi beni, piegò subito verso Ancona di dove passò a Ragusi[282].

Furono all'istante mandati ambasciatori al vicerè, per avvisarlo che la repubblica si era uniformata ai voto da lui espresso, e per conoscere quali fossero le sue intenzioni. Il Cardone prima di tutto chiese danaro: volle ottanta mila fiorini per l'armata spagnuola, quaranta mila per l'imperatore, venti mila per sè, e volle che Firenze per pegno del suo attaccamento alla santa lega prendesse al suo soldo il marchese della Palude, e lo ricevesse entro le sue mura con dugento uomini d'armi spagnuoli. Rispetto ai Medici chiese soltanto che fossero ricevuti nella patria loro come cittadini, ed avessero la facoltà di riacquistare i loro beni ch'erano stati confiscati; di modo che sembrava lasciar la speranza di conservare l'antica libertà[283].

I Fiorentini e gli stessi capi della rivoluzione accolsero avidamente questa speranza, e trovarono nel dolce e conciliante carattere di Giuliano de' Medici molta condiscendenza per una nuova sistemazione, che pareva soddisfare tutti i partiti. Giuliano, senz'aspettare che una sentenza de' magistrati annullasse la sua precedente condanna, era entrato in città il 2 di settembre, ed aveva preso alloggio nella casa degli Albizzi, in allora i più caldi suoi partigiani, sebbene i loro antenati fossero stati per molto tempo i rivali della sua famiglia. Una nuova legge, fatta di suo consenso, venne presentata al gran consiglio il 7 di settembre per modificare la democrazia senza affatto distruggerla. Le funzioni di gonfaloniere, invece di essere perpetue, venivano ridotte ad un anno; il gran consiglio doveva essere rimpiazzato da una balìa, incaricata della maggior parte delle elezioni; ma questo consiglio, di cui si ristringevano le attribuzioni, non era per altro soppresso: finalmente Giambattista Ridolfi veniva proposto ai suffragj de' concittadini per essere sostituito al Soderini. La legge fu sanzionata dal gran consiglio, e di mille cinquecento suffragj, il Ridolfi ne riunì a suo favore mille cento tre. Era prossimo parente dei Medici; ma durante l'amministrazione del Savonarola erasi mostrato zelante per la libertà e per lo stato popolare, ed i suoi concittadini apprezzavano la sua prudenza e la sua fermezza[284].

I più zelanti partigiani de' Medici non erano soddisfatti di tanti riguardi, avendo sperata una più compiuta rivoluzione; e finchè non era affatto soppresso il gran consiglio, finchè un amico della libertà era capo del governo, temevano sempre che il partito che godeva il favore del popolo non riacquistasse la primiera autorità, tostochè si fosse allontanata l'armata spagnuola, e forse non procedesse di nuovo all'esilio dei Medici. Si addirizzarono al cardinale Giovanni, e gli esposero i pericoli della soverchia condiscendenza di suo fratello Giuliano. Lo trovarono apparecchiato a spingere più in là i suoi vantaggi, approfittando per compiere la rivoluzione della permanenza in Toscana dell'armata spagnuola. Fin allora il cardinale erasi trattenuto a Prato, al quartiere generale degli spagnuoli: all'ultimo fece il suo ingresso in Firenze il 14 di settembre; ma invece di presentarsi, nella sua qualità di legato della Toscana, con un corteggio di preti e di cittadini, volle avere un accompagnamento tutto militare, e lo compose di uomini d'armi e di fanti spagnuoli e bolognesi. Andò a smontare al palazzo de' Medici, ove ricevette le visite de' principali cittadini dello stato; e soltanto due giorni dopo recossi al palazzo pubblico cogli ambasciatori del papa e del vicerè, per visitare la signoria[285].

Il Ridolfi, ch'erasi sempre mostrato di un partito contrario al Soderini, aveva licenziata l'antica guardia che faceva il servizio presso il gonfaloniere e presso la signoria, ma non aveva avuto il tempo di formarne un'altra, di modo che il palazzo pubblico non era difeso. Il corteggio che aveva accompagnato il cardinale de' Medici vi entrò con lui, e se ne impadronì senza trovare opposizione[286]. Allora i partigiani dei Medici fecero risuonare la piazza di minacciose grida; e Giuliano, presentandosi al consiglio degli ottanta, chiese a questo ed alla signoria di chiamare il popolo a parlamento.

Da lungo tempo queste tumultuose assemblee erano il segno di una rivoluzione; onde, formando il gran consiglio, che comprendeva tutti i cittadini, si aveva avuto di mira di abrogare in certo modo i parlamenti. La signoria ed i collegj resistettero qualche tempo alle domande dei Medici; ma finalmente dovettero cedere alla forza; e la maggior campana suonò per adunare il popolo. I cittadini non si recarono che in piccolo numero sulla piazza, ed i Medici ebbero l'accortezza di farla riempire di soldati e di gente straniera, che risposero colle loro grida a nome del popolo fiorentino. Due ore avanti notte la signoria si presentò alla balaustrata destinata ad arringare il popolo, e colà lesse le nuove proposizioni, delle quali i Medici chiedevano l'approvazione. Dovevano essere abolite tutte le leggi emanate dopo il 1494; doveva per un anno essere investita una nuova balìa di tutti i poteri appartenenti al popolo di Firenze; e questa balìa doveva essere composta del gonfaloniere, degli otto nuovi priori, di dodici membri scelti in cadauno dei quattro quartieri, i di cui nomi indicati dai Medici furono pure letti al popolo, finalmente di undici arruoti, ossia aggiunti, i quali, dopo essere stata fatta la prima nomina dal segreto comitato de' Medici, avevano per singolar favore ottenuto di venire compresi nello stesso corpo. Questa balìa, cui si accordò il diritto di assumere nuovi membri, doveva pure avere quello di protrarre d'anno in anno la propria autorità; ed infatti fu lo stesso corpo, che oramai abbracciando i poteri di tutta la repubblica, continuò le sue funzioni, senza nuova missione, fino al 1527, quando i Medici furono per l'ultima volta espulsi da Firenze. La stessa balìa doveva delegare sotto il nome di accoppiatori un determinato numero de' suoi membri, cui era accordata la facoltà di eleggere oramai arbitrariamente il gonfaloniere ed i priori. Rispetto a quello che in allora sedeva, Giambattista Ridolfi, fu invitato il primo di novembre a dimettersi dalle proprie funzioni[287].

Tale fu la stretta e vergognosa oligarchia, che venne sostituita al libero e costituzionale governo della repubblica. Il parlamento sanzionò la rivoluzione; perchè i soli cittadini apparecchiati ad approvare ogni cosa si recarono sulla pubblica piazza, in mezzo ai soldati che facevano violenza alla loro patria. La nuova balìa pronunciò poche condanne, ma abolì quasi tutte le magistrature protettrici della libertà; inoltre licenziò il 18 settembre l'ordinanza, ossia milizia fiorentina, e fece disarmare il popolo. Un governo stabilito dagli stranieri colla violenza deve temere ogni forza nazionale, e per mantenersi disarmare ed avvilire la soggetta nazione[288].

Riusciva non agevole cosa il trovare subito il danaro necessario per soddisfare gli alleati. Il 23 di settembre la balìa fu forzata di aprire un prestito forzato di ottanta mila fiorini, col di cui prodotto furono pagati gli Spagnuoli[289]. Ogni membro della balìa fu in appresso autorizzato ad indicare otto cittadini del suo quartiere tra coloro che si credevano più affezionati ai Medici, e più contrarj ai principj popolari. La lista di costoro, che montava a cinquecento quarantotto cittadini, fu ridotta a dugento da uno scrutinio segreto; e questi furono considerati come formanti la rappresentazione nazionale o il consiglio della repubblica, che fu poi detto il consiglio degli arruoti. I Medici, formando questo consiglio, ebbero particolar cura di non lasciarvi entrare veruno degli antichi partigiani di Savonarola, i quali eransi proposti di volere ad un tempo guarentire la libertà e riformare la Chiesa. Di tutti i partiti che conoscevansi in Firenze questo fu il più rigorosamente escluso da qualunque carica governativa[290].

Il primo gonfaloniere, eletto il 2 di novembre da' venti accoppiatori della balìa, per succedere a Giambattista Ridolfi, fu Filippo Buondelmonti allora in età di settantatre anni. Niun membro di questa così antica famiglia, il di cui nome ricordava le prime contese dei Guelfi coi Ghibellini, non era stato per anco onorato del gonfalone, perchè tutti i suoi antenati, ed egli medesimo avevano in ogni tempo professate opinioni aristocratiche, e mostrato grande disprezzo per il popolo. Tale elezione riuscì perciò oltremodo spiacevole agli amici della libertà; e nella stessa signoria si fece più volte sentire al Buondelmonti che non aveva la confidenza de' suoi concittadini[291].