Alla morte di Lodovico XII, suo genero il duca d'Angoleme, primo principe del sangue, salì sul trono di Francia sotto il nome di Francesco I. Era egli nato il 12 settembre del 1494, e pronipote dello stesso Lodovico, duca d'Orleans, figlio di Carlo V, di cui Lodovico XII era nipote. Prese nello stesso tempo il titolo di duca di Milano, come erede di Valentina Visconti, sua bisavola, e come nominato nelle investiture accordate da Massimiliano, in conseguenza del trattato di Cambrai[388]. L'Italia fu in qualche modo così avvisata, che il nuovo monarca aspirava a ricuperare colla forza delle armi la sovranità ch'era stata tolta al suo predecessore.

La Francia aveva avuta la felicità di vedere succedersi due monarchi nati in privata fortuna, i quali portavano sul trono virtù, o talenti, che la reale educazione non può sviluppare. Lodovico XII, che, come principe del sangue, si era mostrato uomo debole e mediocre, si conservò quale sempre era stato; ad ogni modo andò debitore alla sua ristretta e spesso contraria fortuna delle abitudini di regolarità, d'economia, di rispetto per la giustizia e di compassione per le miserie del popolo, che gli fruttarono l'amore de' suoi sudditi. Francesco I era stato dalla natura assai più favorito: era egli giovane di bella presenza, e di una forza ed agilità singolari in tutti gli esercizj militari; la sua affabilità, la gentilezza delle sue maniere e la sua generosità gli guadagnavano il cuore di chiunque lo avvicinava. Finalmente era il primo re francese che fosse stato liberalmente educato; amava le lettere, le arti, la poesia, e le coltivava egli stesso non infelicemente. Sebbene Lodovico XII, fuori di speranza d'aver figliuoli, lo risguardasse di già come presuntivo erede della corona, e lo avesse perciò scelto per suo genero, promettendogli Claudia di Francia, sua primogenita, la regina Anna di Bretagna, non aveva permesso finch'ella visse che questo matrimonio avesse effetto. L'odio che costei nudriva contro Luigia di Savoja, madre di Francesco I, stendevasi anche sopra il di lei figliuolo. Il matrimonio non si celebrò che in maggio del 1514[389]; e fino a quest'epoca Francesco sostenne il peso dello sfavore, e quello della necessità d'ubbidire.

Le luminose qualità di Francesco I eccitavano l'attenzione dell'Italia, che sentivasi minacciata dalle sue prime mosse, e rammentavasi che Gastone di Foix, pervenuto alla stessa età con eguali talenti, ma con minore potenza per farli valere, erasi di già renduto famoso con tante vittorie. Frattanto i nemici della Francia, posti in guardia dagli apparecchi di Lodovico XII, credettero di avere per la di lui morte guadagnato, se non altro, una dilazione; sembrava loro affatto inverisimile che il nuovo re volesse intraprendere una guerra straniera ne' primi mesi del suo regno, allontanandosene prima d'avere avuto il tempo di consolidare la propria autorità. Francesco I nulla omise che convalidare potesse questa opinione, e sebbene portasse a quattro mila lance il numero delle sue compagnie d'ordinanza, non annunciò quest'armamento che come una misura di difesa[390].

Infatti prima d'entrare in campagna, Francesco I voleva conoscere la disposizione de' suoi vicini. Trovò ch'Enrico VIII, re d'Inghilterra, non era meno di lui desideroso di rinnovare il trattato di alleanza conchiuso col suo predecessore; e questo nuovo trattato fu soscritto a Londra il 5 di aprile[391]. L'arciduca Carlo, sovrano de' Paesi Bassi, si mostrò egualmente disposto a stipulare in Parigi, il 24 di marzo, un trattato di alleanza in forza del quale prometteva di sposare Renata di Francia, figliuola di Lodovico XII, e cognata di Francesco I, tostocchè questa sarebbe nubile[392].

Ma d'altra parte Ferdinando il Cattolico non volle rinnovare la tregua d'Orthes, se non a condizione che vi si comprendesse il Milanese, al che Francesco non volle acconsentire. Massimiliano ricusò d'entrare in negoziazioni; gli Svizzeri non vollero ricevere gli ambasciatori francesi, quando non fossero apportatori della ratifica della convenzione di Digione; il papa promise di tenersi neutrale, ma nello stesso tempo negoziava segretamente con Massimiliano, con Ferdinando e cogli Svizzeri, ed in luglio sottoscriveva un trattato di guarenzia per il ducato di Milano[393]. I Veneziani dal canto loro riponevano ogni speranza nei soccorsi della Francia; affrettavano il re a scendere in Italia, mentre che l'assistenza loro poteva ancora essere efficace; e rinnovarono con lui, il 27 di giugno, l'alleanza che avevano conchiusa col di lui predecessore[394].

Il doge di Genova, Ottaviano Fregoso, era stato ricondotto in patria dalle armi degli Spagnuoli e del papa, onde la lega contraria alla Francia credeva di poter contare sopra di lui; pure ella non lo accarezzava più di quello che fatto avesse il duca di Milano medesimo, e mentre opprimeva questi colle contribuzioni, e continuamente lo minacciava di cedere i suoi stati ad un altro, gli offriva nello stesso tempo la signoria di Genova, a condizione ch'egli pagasse alla lega una grossa somma di danaro; di modo che il Fregoso non ignorava che, sotto la protezione del papa e del re di Spagna, la sua patria veniva in certo modo posta in vendita al migliore offerente. Accolse dunque con piacere le segrete proposizioni di Francesco I, che chiedeva la sua alleanza. Conchiuse un trattato col contestabile di Borbone, che non doveva essere pubblicato che dopo che le armate francesi sarebbero entrate in Italia; allora il Fregoso doveva aprir loro i passaggi della Liguria, secondarle con un determinato numero di fanti, e deporre il titolo di doge, per assumere quello di perpetuo governatore di Genova a nome del re di Francia[395].

Finalmente a Francesco I restava un ultimo alleato in Italia, ma di tutti il più debole, ed era il marchese di Saluzzo, che, spogliato di tutti i suoi stati per cagione del suo attaccamento alla Francia, altro più non conservava che la città di Revello, che dalla sua posizione per altro alle falde delle montagne era renduta importante[396].