Francesco I, per assicurare la sua comunicazione coll'Alviano e per troncare assolutamente quella del campo spagnuolo cogli Svizzeri, era venuto ad accamparsi a Marignano, posto sulla strada di Piacenza a Milano, lontano trenta miglia dalla prima di queste due città, dieci dalla seconda. L'Alviano occupava dieci miglia più in là di Marignano Lodi verso Piacenza; onde il Cardone, dopo avere fatto passare il Po a parte delle sue truppe, conoscendo l'impossibilità di avanzare, aveva ripassato il fiume. Gli avamposti francesi stendevansi fino a tre miglia presso Milano, a san Donato ed a santa Brigida; e gli Svizzeri, dopo l'arrivo del cardinale di Sion nel loro campo di Monza, erano rientrati in Milano in numero di circa trentaquattro mila uomini[416].

Il 13 di settembre il cardinale di Sion fece battere il tamburo per adunare tutti gli Svizzeri sulla piazza del castello di Milano. Egli vi si era fatto innalzare un pulpito dal quale gli arringò, eccitandoli a combattere per la santa Chiesa; conveniva, diceva egli, sorprendere il re, vendicarsi in una sola volta di tutte le offese ricevute, ed aggiugnere nuovi allori a quelli che avevano di già colti a Novara. Nello stesso tempo fece dare un falso allarme da Muzio Colonna, che rientrò precipitosamente in città, e chiese il soccorso di tutta l'armata, come se fosse inseguito dai Francesi. Allora quegli stessi, che fino a tal giorno erano stati per la pace, diedero di piglio alle loro armi col medesimo impeto degli altri, onde non abbandonare i loro compatriotti nell'istante del pericolo[417].

Malgrado la nuova determinazione presa dagli Svizzeri i loro negoziatori e quelli de' Francesi trovavansi tuttavia uniti a Gallarate; ed il re era sempre di sentimento che sarebbesi fatta la pace; quando il tredici di settembre, tre ore dopo mezzogiorno, il maresciallo di Fleuranges, ch'era stato mandato verso Milano per osservare il nemico, e aveva probabilmente cagionato l'allarme da cui il cardinale di Sion seppe tirare partito, vide sortire dalla città tutta l'armata degli Svizzeri al suono delle terribili trombette d'Uri e d'Underwald, che tenevansi in serbo pei giorni di battaglia. Egli corse verso il re per avvisarlo di armarsi e chiamare i Francesi a raccolta. Bartolommeo d'Alviano trovavasi allora in conferenza nella tenda del re, che lo prese per mano, e gli disse: «signor Bartolommeo, io vi prego di recarvi sollecitamente alla vostra armata, e venite colla medesima il più presto che potrete sia di giorno o di notte, dove io sarò, giacchè voi ben vedete qual affare ho sulle braccia[418]

Il re, che non pensava di essere attaccato, non aveva presa a santa Brigida una vantaggiosa posizione; la strada di Milano, per la quale era ripartito il maresciallo di Fleuranges con dugento uomini d'armi, per fare una carica contro gli Svizzeri, seguiva una retta linea ed era fiancheggiata di fosse da ambedue le parti, di modo che la cavalleria non poteva prendere i nemici di fianco, nè volteggiare intorno a loro. Alcuni corpi di Landsknecht erano disposti al di là della fossa, ma non potevano farvi che un debole servigio; altronde le lunghe negoziazioni ch'essi avevano veduto trattarsi tra il re e gli Svizzeri, li teneva in qualche diffidenza; temendo essi per avventura che il re gli avesse abbandonati a quei formidabili nemici[419].

Gli Svizzeri giunsero agli avamposti francesi quando omai non rimanevano che due ore di giorno. Essi vanzavano sulla fronte dell'armata colla picca abbassata, non ricorrendo a veruno studiato movimento, nè altr'arte militare adoperando che la forza del corpo e la loro intrepidezza. Essi marciavano contro l'artiglieria senza lasciarsi spaventare dalle scariche delle batterie, che prendevano in pieno le loro file; dopo la caduta de' loro commilitoni serravano di nuovo le file ed avanzavano sempre. Gli uomini d'armi si scagliarono contro di loro, condotti dal re alla testa de' gentiluomini della sua guardia. Scriveva egli stesso a sua madre: «Da cinquecento e da cinquecento vi fu fatta una trentina di belle cariche; e al certo più non si dirà che gli uomini d'armi sono lepri armate; perciocchè a non dubitarne essi fecero l'esecuzione[420].» Però questo corpo di cavalleria, che non poteva tenere che la retta linea della grande strada ed attaccare gli Svizzeri di fronte, veniva trattenuto dal bosco di picche, contro le quali esso urtava. A misura che gli squadroni piegavano, gli Svizzeri, che mai non si erano lasciati intaccare, s'avanzavano contro di loro in buon ordine. Alcune migliaja di Landsknecht tentarono di passare la fossa per prendere gli Svizzeri di fianco, ma vi perirono quasi tutti[421].

La prima batteria che venne attaccata dagli Svizzeri non era composta che di sette pezzi di cannone, sotto il comando di Pietro Navarro: era coperta da una larga fossa che veniva difesa da un corpo di fanteria basca e guascona. Fu attaccata dal battaglione svizzero della gioventù perduta, che era un corpo di giovani soldati scelti in tutti i cantoni, che portavano il distintivo di alcune piume bianche sul capo, ed avevano doppio soldo. Questi perdettero nell'attacco moltissima gente, ma all'ultimo s'impadronirono della batteria[422].

La luce del giorno era da molto tempo mancata ai combattenti, ma era stata rimpiazzata da una chiarissima luna, e la pugna continuava. Ciò nulla meno i capì più non potevano discernere l'andamento della battaglia, nè dirigere le cominciate operazioni, e tutti separatamente si battevano contro coloro che accidentalmente si trovavano a fronte. I corpi francesi erano di già separati dagli Svizzeri, ma combattevano ancora per conservare il posto che avevano preso. Dopo quattro ore di notturna battaglia, la stanchezza ed il non conoscere la situazione de' nemici fecero deporre le armi a tutti. Tutti rimasero al proprio luogo, cercando di ricuperare col sonno le perdute forze[423].

«Sopraggiunse la notte, dice Fleuranges, e gli Svizzeri cominciarono a cacciare gli uomini d'armi da un canto e dall'altro; perciocchè più non sapevano dove andassero, e venivano uccisi dovunque si trovavano. Nello stesso stato erano i Landsknecht ed i fanti francesi, tutti smarriti come gli altri. Il re si fermò presso l'artiglieria, e non aveva un uomo a piedi presso di lui; e fece una carica con circa venticinque uomini d'armi, i quali lo servirono maravigliosamente; e poco mancò che il re non impazzisse, e vi giuro in su l'onor mio, che fu uno de' più valorosi capitani della sua armata, non avendo mai voluto abbandonare la sua artiglieria, e facendo intorno a sè ordinare il più di gente che poteva. E gli Svizzeri furono assai vicini all'artiglieria, ma non la videro: ed il detto re fece spegnere un fuoco ch'era vicino alla menzionata artiglieria, perchè trovandosi gli Svizzeri vicini, non la vedessero custodita da così poca gente. Ed il detto signore chiese da bere, essendo molto assetato; e fuvvi un pedone che andò a prendergli dell'acqua ch'era lorda di sangue, la quale fece tanto male al detto signore, ch'era soverchiamente riscaldato, che lo costrinse a rigettare tutto quello che aveva in corpo. Egli si coricò sopra un carro dell'artiglieria per riposarsi alquanto, e sollevare il suo cavallo ch'era malamente ferito. Aveva vicino un trombetta italiano, chiamato Cristoforo, che lo servì assai bene, perchè gli si tenne sempre accanto, ed il suono della sua tromba vinceva quello di tutte le altre del campo; e perciò sapevasi ove stava il re, e la gente si andava ristringendo verso di lui[424]

E fu in tal modo che durante la notte si ragunarono circa venti mila Landsknecht e tutti gli uomini d'armi nel luogo ove trovavasi il re presso l'artiglieria. I capitani francesi, approfittando del breve intervallo tra l'una e l'altra battaglia, ritiravano le batterie che credevano troppo avanzate, le collocavano vantaggiosamente, rifacevano la loro linea rotta in varj punti, e combinavano gli attacchi che la cavalleria doveva tentare ai fianchi o alle spalle per rompere la falange degli Svizzeri[425].