Massimiliano senza trattenersi si fece dare sedici mila ducati dai Bergamaschi, e trenta mila ne ricevette per parte di Enrico VIII, che mandò subito alla sua armata, la quale, per rifarsi degli arretrati, saccheggiò Lodi, poi Sant'Angelo. Mentre ciò accadeva, gli Svizzeri del campo francese e dell'imperiale eseguirono nello stesso tempo gli ordini della dieta, e presero la strada del loro paese. Tre mila fanti, parte tedeschi e parte spagnuoli, abbandonarono le bandiere imperiali per passare sotto quelle de' Francesi, ed il rimanente di quest'armata, che aveva prodotti in Italia così vivi timori, si disperse, arrossendo dell'esito vergognoso della sua spedizione, e dell'instabilità del suo capo[457].
Dopo la partenza dell'imperatore, il duca di Borbone, richiamato da Francesco I, tornò in Francia, e lasciò il comando dell'armata e del paese al signore di Lautrec, col titolo di luogotenente generale in Italia[458]. Questi andò bentosto a raggiugnere sotto Brescia l'armata veneta, che ne avea ricominciato l'assedio. Sette mila Tedeschi, che si avanzavano per soccorrerla, furono dai Veneziani trattenuti a Rocca d'Anfo; onde non restando in Brescia che seicento fanti e quattrocento cavalli, ed essendo loro impossibile di difendersi, il 24 maggio del 1516 la città di Brescia aprì le porte ai Veneziani[459].
Desiderava il senato che la stessa armata passasse sotto Verona, ed eccitava il Lautrec ad intraprendere l'assedio di quella città, la quale, quando fosse ritornata in potere de' Veneziani, avrebbe chiusa l'Italia ai Tedeschi; ma il Lautrec mostravasi inquieto per Parma e Piacenza, dove avea scoperto che il papa ordiva qualche trama per mezzo di Prospero Colonna. Probabilmente altresì voleva aspettare il fine delle negoziazioni che sapeva intavolate a Noyon tra il nuovo re Cattolico e Francesco I, e ritirossi a Peschiera, del qual luogo le sue truppe guastavano i territorj di Verona e di Mantova; mentre Marc'Antonio Colonna, comandante della truppa tedesca in Verona, il 28 luglio avendo sorpresa Vicenza mal guardata dai Veneziani, l'abbandonava al saccheggio[460].
Nella stessa epoca Carlo, nipote di Massimiliano e di Ferdinando, in appresso così celebre sotto il nome di Carlo V, desiderava di riconciliarsi con tutti i suoi vicini, per raccogliere senz'ostacolo la successione del secondo de' suoi avi. Antonio di Croy, signore di Chievres, che l'aveva educato, e che prendevasi tuttavia cura della di lui gioventù, aveva aperte in Noyon delle conferenze con Arturo di Gouffier, signore di Boisì, gran maestro di Francia, ch'era stato il precettore di Francesco I. Questi due plenipotenziarj, che godevano l'intera confidenza de' padroni da loro educati, sottoscrissero, il 13 d'agosto del 1516, un trattato che servì di base alla pace d'Europa. Soltanto due oggetti erano rimasti indecisi tra l'ultimo re Cattolico ed il re di Francia; da un canto i riclami del re di Navarra, spogliato del suo regno a motivo del suo attaccamento ai Francesi; dall'altro i diritti della Francia sopra il regno di Napoli, che, secondo il convenuto nel trattato di Blois nel 1505, dovevano ricadere alla Francia, poichè Germana di Foix non aveva avuto figliuoli da Ferdinando. Il trattato di Noyon non provvedeva alla pendenza della Navarra. Carlo obbligavasi solamente di dare stato entro otto mesi alla regina Catarina, rimasta vedova, in giugno di quest'anno, del re di Navarra; e Francesco I riservossi il diritto di soccorrere lei ed i suoi figliuoli di truppe e di danaro, senza mancare alla pace, se questa dopo gli otto mesi non dichiaravasi paga di quanto le offrirebbe il re di Spagna. I diritti delle due corone sul regno di Napoli si confusero con un maritaggio stabilito preventivamente tra Carlo e la figlia primogenita di Francesco I, che inallora non contava che un anno[461].
Il trattato di Noyon ristabiliva la pace soltanto tra la Francia e la Spagna, e lasciava libero Francesco I di soccorrere i Veneziani contro Massimiliano. Ma se questi voleva esservi compreso, le parti contraenti avevano per lui stipulato, che renderebbe Verona ai Veneziani, ricevendo invece da loro dugento mila ducati, e che conserverebbe Riva di Trento, Roveredo e tutto ciò che aveva acquistato nel Friuli. Per non apportare pregiudizio ai diritti e alle pretese dell'impero, non si dava a queste condizioni che una tregua di diciotto mesi[462].
Erano stati accordati a Massimiliano due mesi per accettare il trattato di Noyon; e perchè Francesco I prevedeva la di lui ripugnanza a rinunciare a veruna delle passate pretese, ordinò al signore di Lautrec d'unirsi all'armata veneziana, per cominciare l'assedio di Verona. Infatti le due armate si presentarono sotto le mura di quella città il 20 agosto, una sulla riva destra, l'altra sulla sinistra dell'Adige; e malgrado la valorosa resistenza di Marc'Antonio Colonna, che conservava tuttavia sotto il suo comando ottocento cavalli, cinque mila fanti tedeschi, e mille cinquecento spagnuoli, avanti la metà d'ottobre furono aperte nelle mura varie breccie assai larghe. Ma il Lautrec desiderava d'evitare ogni effusione di sangue in una guerra che non dubitava doversi in breve terminare con un trattato di pace. Malgrado le istanze del senato di Venezia, ricusò di procedere all'assalto; non volle nemmeno venire a battaglia con Rockandolf, che si avvicinava con una debole armata tedesca, e s'accontentò piuttosto di levare l'assedio, non senza eccitare le lagnanze e i sospetti dei Veneziani. Vero è che questi non tardarono a conoscere, che tale moderazione aveva salvata Verona per loro vantaggio, che questa città sarebbe in breve loro renduta intatta, mentre che, se l'avessero presa d'assalto, non avrebbero guadagnato che ruine[463].
Effettivamente tutte le guerre, tutte le nimicizie eccitate dalla lega di Cambrai sembravano tendere ad un fine comune, e l'anno 1516 fu l'epoca delle paci più importanti. I cinque cantoni svizzeri, che nel precedente anno non avevano voluto accedere al trattato di Ginevra, conchiusero, il 29 novembre del 1516, d'accordo cogli altri cantoni, un nuovo trattato colla Francia, cui fu dato il nome di pace perpetua, trattato che infatti durò quanto la monarchia francese. Regolavasi in esso la pensione che in avvenire la Francia pagherebbe ai tredici cantoni ed ai loro alleati, si lasciava alla decisione d'un arbitramento tutte le differenze che potessero insorgere, ed al re si accordava la facoltà di levare tra gli Svizzeri quante truppe vorrebbe[464].