Parve che Francesco I sentisse tutta l'estensione del pericolo rappresentatogli dal Lautrec, in un paese attaccato da una potente armata, circondato di nemici da ogni banda, e desideroso di rivoluzione. Il dissipamento della sua corte, e lo sfrenato gusto del monarca per i piaceri, avevano di già estremamente disordinate le finanze, di modo che, malgrado molte vaghe promesse, un generale poteva temere di non ricevere a tempo i sussidj che gli venivano promessi; ma il signore di Semblancey, soprintendente delle finanze, si obbligò per espresso ordine del re a far trovare a Lautrec quattrocento mila scudi in Milano lo stesso giorno in cui egli vi arriverebbe. Lautrec partì, e giunto a Milano non trovò il danaro; onde per fare un primo pagamento agli Svizzeri, che cominciavano a ragunarsi sotto le sue bandiere, obbligò tutti i ricchi particolari di Lombardia con minacce e con intollerabile rigore a mandargli tutto il denaro che loro riuscirebbe d'avere anche a credito[540].
Grandissima era l'esperienza di Prospero Colonna nelle cose della guerra, ma la sua tattica era lenta e timida, e la grave età sua lo rendeva ancora più lento e diffidente. Prima d'entrare nel paese nemico volle aspettare i sei mila fanti tedeschi che Ferdinando, fratello dell'imperatore, aveva adunati nella Carinzia, ed i tre mila Svizzeri assoldati dal papa. I Veneziani non poterono chiudere il passaggio a queste truppe, ed il Colonna, poichè le ebbe ricevute nel suo campo, e dopo d'avere perduti tredici giorni sulle rive della Lenza, venne finalmente ad aprire le sue batterie contro Parma, dalla banda de' sobborghi di Codiponte, sulla sinistra del fiume[541].
Il Lautrec aveva affidata la difesa di Parma a suo fratello, il signore di Lescuns; gli aveva promesso d'accorrere bentosto in suo soccorso; ed aveva inoltre fatto sapere ai Veneziani che potenti rinforzi valicavano allora le montagne per raggiugnerlo: per altro le sue truppe si andavano assai lentamente ragunando, e non giugneva mai il danaro che gli era stato così solennemente promesso. Aveva con sè cinquecento lance, sette mila Svizzeri e quattro mila fanti francesi sotto gli ordini del signore di Saint-Valier: l'armata veneziana, comandata da Teodoro Trivulzio e dal provveditore Andrea Gritti, era, dietro sua dimanda, venuta a raggiugnerlo nel Cremonese con quattrocento lance e quattro mila fanti; ma finchè non arrivavano altri sei mila Svizzeri, che tuttavia aspettava, il Lautrec non voleva porsi in luogo ove potesse venire obbligato a combattere[542].
La città di Parma viene divisa dal fiume che porta lo stesso nome, che lascia a sinistra, dalla banda di Piacenza, un quartiere, detto Codiponte, la metà meno considerabile di quello che ha dalla banda destra. L'un quartiere e l'altro era fortificato verso il letto del fiume, che, spesso non avendo che un rigagnolo d'acqua in mezzo ad un largo piano coperto di ghiaja, avrebbe senza di ciò lasciato un libero ingresso al nemico fin nel centro della città. Soltanto il 29 agosto Prospero Colonna aveva attaccato il sobborgo o quartiere di Codiponte, ed in due giorni le sue batterie avevano fatto nelle mura una breccia abbastanza larga perchè il signore di Lescuns conoscesse l'impossibilità di più lunga difesa. Nella notte del 1 al 2 di settembre Lescuns ritirò tutte le sue truppe sulla riva destra; onde gli abitanti, abbandonati a loro medesimi, s'affrettarono di aprire le porte all'armata di Prospero Colonna, esprimendo la loro gioja di poter tornare sotto l'autorità pontificia: ma questa gioja fu di breve durata, perciocchè i soldati, senza farsi caso delle loro buone disposizioni, li saccheggiarono con estrema crudeltà[543].
La stessa notte successiva a tale avvenimento Prospero Colonna ebbe avviso che il duca di Ferrara, per mostrarsi fedele all'alleanza della Francia, aveva attaccato Finale e san Felice con cento uomini d'armi, dugento cavaleggieri e due mila fanti, e che Lautrec era giunto fino al Taro. Trovò pericoloso il continuare l'assedio di Parma con due armate nemiche così vicine; e sebbene il marchese di Mantova, per non macchiare i suoi primi fatti d'armi con un atto di debolezza, rimostrasse come il Lautrec ed il duca di Ferrara erano fuori di stato d'attaccarlo, e quanto fosse vergognosa cosa l'abbandonare in sui loro occhi una città più che a metà presa; sebbene il Guicciardini e Francesco Moroni lo andassero confortando a terminare ciò che aveva così ben cominciato, Prospero Colonna fu inflessibile: il marchese di Pescara fu del medesimo sentimento, dichiarando di volere conservare i suoi soldati per una sicura vittoria; e l'armata si ritirò in riva alla Lenza, per aspettarvi nuovi ordini da Roma e nuovi rinforzi[544].
Questo avvenimento poteva avere per la lega le più funeste conseguenze. I generali del papa erano disposti a credere che quelli dell'imperatore non avevano abbandonata una quasi terminata conquista all'avvicinamento di forze inferiori alle loro, che perchè invidiavano al pontefice l'acquisto di Parma: dal canto suo il Colonna sospettava che Leon X volesse ritirarsi dalla guerra, e lasciare di concorrere al mantenimento dell'armata, tostocchè avrebbe ricuperate Parma e Piacenza, che gli erano state assegnate nel trattato. L'armata della lega si tenne un mese stazionaria, e divisa da una segreta diffidenza. Ma Leon X, più che mai allettato dalla speranza di far nuove conquiste, aveva incaricato il cardinale di Sion di levare per suo conto nuove genti nella Svizzera. Queste arrivarono successivamente nel Modenese; e Prospero Colonna, incoraggiato a riprendere le sue operazioni con nuova attività, passò il Po il primo ottobre per portare la guerra nel Cremonese. Dal canto suo il Lautrec, avendo ricevuti considerabili rinforzi, si lasciò fuggire di mano una bella occasione di batterlo nel passaggio del fiume[545].
L'armata di Lautrec, ingrossata da quasi venti mila Svizzeri, superava di forze quella ch'era venuta ad attaccarla; e sebbene la sua corte lo lasciasse sempre senza danaro, s'egli avesse spinta la guerra ad una pronta decisione, come tutti i suoi capitani lo consigliavano di fare, avrebbe cavato buon servigio da' suoi Svizzeri in una battaglia; ma sgraziatamente egli attaccava la sua vanità a non seguire mai i suggerimenti che gli venivano dati; e per mostrare di saperne più che tutti gli altri, credeva necessario di scostarsi sempre dalla comune opinione. Questa caparbietà gli fece perdere un'occasione unica di distruggere l'armata di Prospero Colonna, che si era imprudentemente acquartierata a Rebecco, in riva all'Oglio, e sotto il cannone della fortezza veneziana di Pontevico, posta sull'altra riva. Il Pescara, conoscendo il pericolo della sua situazione, ed approfittando della lentezza del generale francese, ritirò durante la notte le sue genti da Rebecco, senza lasciar loro conoscere il pericolo in cui si erano trovate. Il Lautrec aveva voluto differire fino all'indomani l'attacco consigliatogli dal duca d'Urbino e da Andrea Gritti; ma all'indomani il suo nemico erasi posto in sicuro[546].