Una sera, sull’imbrunire, mentre c’era ancora un po’ di chiaro, attraversai la strada per comperare delle costolette per la cena di Ernesto. Perchè, nel nostro nuovo ambiente, chiamavamo cena l’ultimo pasto del giorno.

Proprio mentre uscivo dal macellaio, un uomo varcava la soglia della drogheria vicina, che faceva angolo con la strada. Uno strano sentimento di familiarità mi spinse a guardarlo meglio. Ma l’uomo aveva già voltato l’angolo, e camminava frettolosamente. C’era, nell’insieme delle spalle e nella corona dei capelli argentei che si intravedevano fra il colletto e il cappello dall’ala rialzata, un non so che, che risvegliava in me vaghi ricordi. Anzichè riattraversare la via, seguii quell’uomo. Affrettai il passo, cercando di contenere le idee che si formavano, involontariamente, nella mia mente. No, era impossibile, non poteva essere lui, vestito a quel modo, con un vestito di tela usata, coi calzoni troppo lunghi, sfilacciati in fondo.

Mi fermai, ridendo di me stessa, e sul punto di abbandonare quel folle inseguimento. Ma quella schiena e quei capelli d’argento mi erano troppo noti. Lo raggiunsi, e, sorpassandolo, gettai uno sguardo di sbieco, sul suo viso, poi mi voltai bruscamente e mi trovai a faccia a faccia con «il vescovo».

Anch’egli si fermò pure bruscamente, attonito. Un grande sacco di tela che aveva in mano cadde sul marciapiede rompendosi, e una grande quantità di patate si sparse ovunque. Mi guardò con sorpresa e spavento, poi, sembrò vinto: le sue spalle si abbassarono ed egli trasse un profondo sospiro.

Gli stesi la mano, egli la prese; la sua era madida. Tossiva con aria imbarazzata, e la sua fronte s’imperlava di grosse gocce di sudore. Evidentemente, era molto turbato.

— Le patate — mormorò con voce spenta — sono preziose! — Le raccattammo e le rimettemmo nel sacco rotto, che egli teneva, ora, con cura, nel cavo del gomito.

Cercai di fargli capire quanto fossi felice di rivederlo, e l’invitai a venire subito a casa con me.

— Papà sarà contento di vedervi — gli dissi. — Abitiamo a due passi da qui.

— Impossibile — rispose. — Devo andarmene, arrivederci. — Si guardò attorno con aria inquieta, come se temesse di essere riconosciuto e fece l’atto d’incamminarsi. Poi, vedendomi decisa a seguirlo, per non perderlo di vista, aggiunse:

— Datemi il vostro indirizzo, e verrò a trovarvi più tardi.