Durante la sera, ci diede nuovi schiarimenti sui suoi fatti e sulle sue gesta.
— Ho venduto la mia casa, o meglio le mie case, e tutti i miei possedimenti. Sapevo di doverlo fare di nascosto, altrimenti mi avrebbero preso tutto. Sarebbe stato terribile. Sono spesso meravigliato, per la gran quantità di patate, pane, carne, carbone e legna che si può comperare con una somma che va dai due ai trecentomila dollari.
E si rivolse a Ernesto:
— Avete ragione, giovanotto: il lavoro è pagato con un prezzo molto inferiore al suo valore. Non ho mai fatto il più piccolo lavoro in vita mia, tranne quello di esortare i farisei. Credevo di predicar loro il messaggio divino... e valevo mezzo milione di dollari. Non sapevo ciò che significasse quella somma prima d’aver visto quante vettovaglie si potessero con essa comperare. Allora ho capito qualche cosa di più: ho capito che tutti quei prodotti mi appartenevano, e che non avevo fatto mai niente per produrli. Mi sembrò chiaro, allora, che altri avevano lavorato per produrli e ne erano stati spogliati poi. E quando scesi in mezzo ai poveri, trovai coloro che erano stati derubati, coloro che erano affamati e miserabili in seguito a tale furto.
Lo riconducemmo alla sua storia.
— Il denaro? L’ho depositato in molte banche diverse e con nomi diversi. Non potranno mai togliermelo, perchè non lo scopriranno mai. Ed è tanto utile il danaro! Serve per comperare tanti cibi! Ignoravo completamente, un tempo, a che cosa potesse servire il denaro!
— Vorrei averne un poco per la propaganda, — disse Ernesto, pensoso; — potrebbe fare molto bene.
— Lo credete? — disse il vescovo. — Non ho molta fiducia nella politica: temo di non capire nulla in materia.
Ernesto era molto delicato in simili casi. Non insistette, quantunque vedesse chiaramente le difficili condizioni nelle quali si dibatteva il partito socialista, per mancanza di fondi.
— Vivo in una camera a buon mercato, — continuò il vescovo, — ma ho sempre paura, e non sto a lungo nello stesso posto. Ho pure in affitto due camere in case operaie, in quartieri diversi della città. È un’originalità, lo so, ma è necessario fare così. Rimedio in parte cucinando da me; ma a volte trovo da mangiare per poco, nei caffè popolari. Ed ho fatto una scoperta, ossia, che i «Tamales»[76] sono eccellenti quando fa fresco, la sera. Soltanto, sono cari; ho scoperto una casa dove se ne possono avere tre per dieci soldi; non sono buoni come negli altri caffè ma riscaldano ugualmente. Ed ecco finalmente trovata la mia missione nel mondo, e lo debbo a voi, giovanotto. Questa missione è quella del mio Divino Maestro.