Mi guardò, con occhi lucenti:
— Voi mi avete sorpreso mentre stavo nutrendo una pecorella, lo sapete: naturalmente, manterrete il segreto, tutti e due.
Diceva questo con tono disinvolto che rivelava però, in fondo, un vero timore. Promise di ritornare da noi.
Ahimè! la settimana dopo, i giornali c’informavano del triste caso del vescovo Morehouse che era stato rinchiuso in un manicomio di Napa; pareva, però, che il suo stato lasciasse qualche speranza.
Inutilmente cercammo di vederlo, inutilmente facemmo pratiche perchè fosse sottoposto a un nuovo esame, o perchè il suo caso fosse oggetto di un’inchiesta. Non potemmo aver altre notizie di lui, se non replicate dichiarazioni che non bisognava assolutamente contare sulla sua guarigione.
— Cristo aveva ordinato al giovanetto ricco di vendere tutto ciò che possedeva, — disse Ernesto con amarezza. — Il Vescovo ha ubbidito al comando, ed è stato rinchiuso in un manicomio. I tempi sono cambiati dall’epoca di Cristo! Oggi il ricco che dà tutto al povero è un insensato. Non c’è da discutere su questo. È il verdetto della Società.
CAPITOLO XIII. LO SCIOPERO GENERALE.
Ernesto venne eletto alla fine del 1912. Era naturale, in seguito alla enorme attrattiva verso il socialismo, determinata, in gran parte dalla soppressione di Hearst.[77] L’eliminazione di questo colosso dai piedi di argilla, era stata un gioco da bimbi, per la plutocrazia. Hearst spendeva diciotto milioni di dollari l’anno per sostenere i suoi innumerevoli giornali; ma questa somma gli era rimborsata, e più che rimborsata, in forma di piccola pubblicità, dalla classe media. Tutta la sua forza finanziaria era alimentata da quest’unica sorgente, perchè i trusts non avevano niente a che fare con la réclame.[78]
Per abbattere Hearst, bastava, dunque, togliergli la pubblicità.
La classe media non era ancora totalmente sterminata: conservava un’ossatura massiccia, ma inerte. I piccoli industriali e gli uomini di affari che si ostinavano a sopravvivere, privi di potere, di anima economica o politica, erano in balìa della plutocrazia. Appena l’alta finanza fece loro cenno, essi tolsero la pubblicità alla stampa di Hearst. Costui si dibattè valorosamente: fece stampare i suoi giornali in pura perdita, rimettendoci di tasca sua un milione e mezzo di dollari al mese; e continuò a pubblicare annunzî che non gli erano pagati. Allora, per nuovo ordine della plutocrazia, la sua meschina clientela lo soffocò di avvertimenti ingiungendogli di smettere la pubblicità gratuita. Hearst si ostinò. Gli fecero delle intimazioni, e siccome persisteva nel suo rifiuto di obbedienza, fu castigato con sei mesi di prigione, per offesa verso la Corte, mentre veniva spinto al fallimento da un diluvio di azioni per danni e interessi. Non aveva nessuna speranza di salvezza. L’alta Banca lo aveva condannato; ed essa aveva in mano sua i tribunali che dovevano confermare la sentenza. Con lui, crollò il partito democratico che egli aveva da poco irretito.