— Vi riscaldate troppo presto, — rispose O’ Connor. — Voi non conoscete tutte le vie di scampo. Ce n’è un’altra. Sappiamo ciò che facciamo. Ne abbiamo abbastanza di scioperi. Così ci hanno schiacciati ma credo che non avremo mai più bisogno di far scioperare i nostri uomini.

— E come farete, dunque? — chiese bruscamente Ernesto.

O’ Connor si mise a ridere, scotendo la testa.

— Vi posso dire questo: non abbiamo mai dormito, e non sognamo neppure ora.

— Spero che non vi sarà nulla da temere, o nessun motivo per arrossire, — chiese Ernesto, con diffidenza.

— Credo che conosciamo le cose nostre meglio di qualunque altro, — fu la risposta.

— Debbono essere cose che temono la luce, a giudicare dalle vostre arie di mistero, — disse Ernesto, con calore.

— Abbiamo pagato la nostra esperienza con sudore e con sangue, ed abbiamo guadagnato ciò che avremo, — rispose l’altro. — La vera carità comincia da se stessi.

— Avete paura di dirmi come vi salverete. Ebbene, ve lo dico io, — e la collera di Ernesto divampava. — Voi vi siete accordati col nemico; ecco che cosa avete fatto; e avrete la vostra parte di bottino. Avete venduta la causa del lavoro, di tutto il lavoro. Voi disertate il campo di battaglia come i vili.

— Non dico nulla, — rispose O’ Connor, con aria crucciata. — Soltanto, mi pare che noi sappiamo un po’ meglio di voi ciò che dobbiamo fare.