In questo modo, dall’idea inattuabile di una partecipazione ai guadagni, nacque l’idea pratica di partecipazione alle ruberie. «Pagateci di più, e rifatevi sul pubblico», divenne il grido di guerra dei Sindacati prosperosi. E questa politica egoistica riuscì qua e là. Facendo pagare i clienti, si faceva pagare la gran massa del lavoro non organizzato, o debolmente organizzato. Erano in realtà i lavoratori che procuravano un maggiore aumento di salario ai loro compagni, membri dei monopolî di lavoro. Questa idea, come ho detto, fu semplicemente spinta alla sua conclusione logica su vasta scala, dalla unione degli oligarchi con le associazioni privilegiate[88].
Appena la defezione dei Sindacati privilegiati fu nota, sorsero, nel mondo dei lavoratori, mormorii e proteste. Poi le associazioni si ritirarono dalle organizzazioni internazionali, e si sciolsero da ogni impegno di organizzazione e di solidarietà. Allora nacquero torbidi e violenze. I loro membri furono messi all’indice come traditori: nei bars e nei caffè, nelle strade e nelle officine, ovunque, furono assaliti dai compagni che essi avevano con tanta perfidia abbandonato.
Vi furono numerosi feriti, e molti morti. Nessun privilegiato era sicuro, ormai; così che gli operai dovevano, per recarsi al lavoro o a casa, unirsi in ischiere. Erano esposti al pericolo di avere la testa rotta per le strade, dalle tegole e dai sassi gettati dalle finestre o dai tetti. Venne dato loro il permesso di armarsi, e le autorità li aiutavano in tutti i modi. I loro persecutori furono condannati a lunghi anni di carcere, o furono trattati crudelmente; nessuna persona estranea ai Sindacati privilegiati aveva diritto di portare le armi, ed ogni infrazione all’osservanza di questa legge era considerata come un grave delitto e come tale punita.
Tutti i lavoratori così oltraggiati continuarono a vendicarsi dei rinnegati. Subito, s’intravidero all’orizzonte nuove caste. I figli dei traditori erano perseguitati dai figli dei lavoratori traditi, al punto che non potevano più giocare nelle strade e andare a scuola. Le mogli e le famiglie dei rinnegati erano condannate all’ostracismo; così che il droghiere del rione era boicottato se vendeva loro qualcosa.
Avvenne che, respinti da tutte le parti, i traditori e le loro famiglie formarono delle tribù. Essendo loro impossibile vivere sicuri in mezzo al proletariato ostile, si trasportarono in nuove località, abitate esclusivamente dai loro simili.
Questo movimento fu favorito dagli oligarchi: furono costruite per loro case igieniche e moderne, circondate da giardini e cortili: i figli di quella gente frequentavano scuole create per loro, con corsi speciali di insegnamento manuale e scienze applicate. Così, fin dal principio, e fatalmente quasi, da quell’isolamento, nacque una casta. I membri dei Sindacati privilegiati diventarono gli aristocratici del lavoro e furono separati dagli altri operai. Meglio alloggiati, meglio vestiti, meglio nutriti, meglio trattati, essi presero parte alla divisione del bottino, con frenesia.
In questo tempo, il resto della classe operaia era trattato più duramente che mai. Alla maggioranza furono tolti molti dei piccoli privilegi che godeva; i salarî ed il livello economico si abbassarono rapidamente; le scuole pubbliche frequentate dal popolo, ben presto decaddero, e a poco a poco, l’educazione cessò di essere obbligatoria. Il numero degli analfabeti della nuova generazione crebbe in modo impressionante.
La conquista da parte degli Stati Uniti del mercato mondiale, aveva scosso l’insieme del mondo. Le istituzioni e i Governi cadevano e si trasformavano ovunque. La Germania, l’Italia, la Francia, l’Australia e la Nuova Zelanda, stavano organizzandosi in repubbliche cooperative. L’Impero Britannico se ne andava in pezzi. L’Inghilterra era stremata. L’India era in piena rivolta. Il grido di tutto l’Oriente era: «L’Asia agli asiatici». E dall’estremo Oriente, il Giappone spingeva e sollevava le razze gialle e brune contro la razza bianca, e mentre sognava un impero continentale e si sforzava di avverare il sogno, distruggeva la sua stessa rivoluzione proletaria. Fu una semplice guerra di caste, di Coolies contro Samurai, e i lavoratori socialisti furono giustiziati in massa. Quarantamila furono uccisi nella battaglia per le strade di Tokio, e nell’inutile assalto al palazzo del Mikado. A Kobe, vi fu un macello; il massacro dei filatori di cotone, al fuoco delle mitragliatrici, è diventato classico, come il più terribile esempio di sterminio compiuto dalle macchine moderne di guerra.
E l’oligarchia giapponese, nata dal sangue, fu la più feroce di tutte. Il Giappone dominò l’Oriente, e prese per sè tutta la parte asiatica del mercato mondiale, tranne l’India.
L’Inghilterra riuscì a domare la rivoluzione de’ suoi proletari e a conservare l’India a costo d’uno sforzo che per poco non la distrusse. Dovette abbandonare le grandi colonie; perciò i socialisti poterono far dell’Australia e della Nuova Zelanda delle repubbliche cooperative, e il Canadà fu perduto per la madre patria. Ma il Canadà soffocò la rivoluzione socialista con l’intervento del Tallone di Ferro; il quale aiutava, nello stesso tempo, il Messico e Cuba a reprimere le loro rivolte.