Talvolta, si spingeva a nord di Market Street, nel quartiere dei negozi e dei teatri, e là vendeva giornali, faceva commissioni, il portiere. Un giorno, chiudendo lo sportello di una vettura, si trovò a faccia a faccia con il signor Wickson. E con gran giubilo ci raccontò di quell’incidente, la sera stessa.
— Wickson mi ha guardato attentamente, mentre chiudevo lo sportello, e ha mormorato: — Oh! che il diavolo mi porti! — Proprio così si è espresso: — Oh! il diavolo mi porti! Era arrossito, così confuso, che ha dimenticato di darmi la mancia. Ma riacquistò il suo spirito ben presto, giacchè, dopo pochi giri di ruota, la vettura ritornò al punto di partenza, e Wickson si sporse dal finestrino e si rivolse a me:
— Voi, professore, come mai? Oh! è troppo! Che cosa posso fare per voi?
— Ho chiuso il vostro sportello, — risposi. — Secondo l’uso, potreste darmi una piccola mancia.
— Non si tratta di questo, — borbottò. — Voglio dire fare qualche cosa che vi possa giovare.
— Parlava seriamente; provava senza dubbio, un dolore lancinante, nella sua coscienza indurita. Indugiai un po’ prima di rispondere: quando apersi la bocca, egli mi ascoltò attentamente: ma avreste dovuto vederlo quando ebbi finito.
— Ebbene, — dissi, — potreste forse rendermi la casa e le mie azioni delle Filande della Sierra.
Papà s’interruppe.
— Che cosa rispose? — chiesi con impazienza.
— Nulla: che cosa poteva rispondere? Ma io ripresi la parola: — Spero che siate felice. — Egli mi guardava con curiosità e sorpresa. Insistetti: — Ditemi, siete felice? — Immediatamente, diede ordine al cocchiere di partire, e lo udii che bestemmiava furiosamente. Quel malnato non mi aveva dato la mancia e tanto meno restituito la mia casa e i miei poderi. Vedi, dunque, cara, che la carriera di tuo padre, come factotum di strada, è cosparsa di delusioni.