Per questo amore all’osservazione, papà rimase nel nostro appartamento di Pell Street, mentre Ernesto ed io andavamo a Washington. L’antico ordine delle cose era virtualmente morto, e il colpo di grazia stava per giungere prima di quanto immaginassi. Contrariamente alla nostra aspettativa, non fu fatto nessun ostruzionismo per impedire ai socialisti eletti di prendere possesso dei loro seggi al Congresso. Sembrava che tutto camminasse su delle ruote, e io ridevo di Ernesto che vedeva perfino in questa facilità come un sinistro presagio. Trovammo i nostri compagni socialisti pieni di fiducia nelle loro forze, e pieni di disegni ottimisti.

Alcuni fittavoli eletti al Congresso avevano accresciuto la nostra potenza; così che elaborammo con loro un programma particolareggiato di ciò che v’era da fare. Ernesto partecipava lealmente ed energicamente a questi lavori, quantunque non potesse fare a meno di ripetere, ogni tanto, e apparentemente fuori di proposito: «Quanto alla polvere, le combinazioni chimiche valgono meglio dei miscugli meccanici, credetemi!».

Le cose cominciarono a guastarsi, per i fittavoli, negli Stati di cui si erano impadroniti con le elezioni: non fu permesso ai nuovi eletti di prendere possesso della loro carica. I predecessori si rifiutavano di cedere loro il posto, e, col semplice pretesto di irregolarità elettorali imbrogliarono le cose in un dedalo di procedura burocratica.

I fittavoli furono ridotti all’impotenza: i tribunali, loro ultima speme, erano nelle mani dei nemici. Il momento era difficilissimo: tutto sarebbe stato perduto se i contadini, così ingannati, avessero fatto appello alla violenza. Noi socialisti impiegavamo tutte le nostre forze per trattenerli.

Ernesto passò giorni e notti senza chiudere occhio. I grandi capi dei fittavoli vedevano il pericolo e operavano in perfetto accordo con noi. Ma tutto questo non servì a nulla: l’oligarchia voleva la violenza, e mise in azione i suoi agenti provocatori, i quali, indiscutibilmente, provocarono la rivolta dei contadini.

Questa scoppiò nei dodici Stati. I fittavoli espropriati si impadronirono, a forza, dei loro Governi. Essendo questo modo di procedere incostituzionale, gli Stati Uniti misero in moto l’esercito; gli agenti del Tallone di Ferro eccitavano ovunque la popolazione, travestiti da artigiani, fittavoli o contadini. A Sacramento, capitale della California, i padroni erano riusciti a mantenere l’ordine, quando un nuvolo di poliziotti segreti si rovesciò sulla città condannata. Dei gruppi composti esclusivamente di spie incendiarono e saccheggiarono diversi fabbricati e officine, e infiammarono le menti del popolo a tal punto, che esso si unì con loro nel saccheggio. Per alimentare questo incendio, fu distribuito l’alcool a flutti nei quartieri poveri. Poi, quando tutto fu pronto, entrarono in iscena le truppe degli Stati Uniti, che erano in realtà i soldati del Tallone di Ferro. Undicimila uomini, donne e bambini, furono fucilati per le strade di Sacramento, o assassinati nelle case. Il Governo nazionale prese il posto del Governo di Stato, e tutto fu perduto per la California.

Anche altrove le cose andarono in modo analogo. Tutti gli Stati dell’Unione delle Fattorie, furono domati con la violenza e affogati nel sangue. Come sempre, dapprima il disordine era scatenato dagli agenti segreti e dalle Centurie Nere, poi, immediatamente le truppe regolari erano chiamate in soccorso. La sommossa e il terrore regnavano in tutti i distretti.

Giorno e notte fumigavano gl’incendî delle fattorie e dei negozi, delle città e dei villaggi. Si ricorse all’uso della dinamite: si fecero saltare ponti, gallerie, deragliare i treni. I poveri fittavoli furono fucilati e impiccati in massa. Le rappresaglie furono terribili: numerosi plutocrati e ufficiali furono massacrati. I cuori erano assetati di sangue e di vendetta. L’esercito regolare combatteva i possidenti con l’accanimento che avrebbero usato contro i pellirosse, nè mancavano le scuse per questo. Duemilaottocento soldati etano stati annientati nell’Oregon da una spaventosa serie di esplosioni di dinamite, e numerosi treni militari erano stati distrutti nello stesso modo, così che i soldati difendevano la loro pelle, proprio come i fittavoli.

Circa la milizia, la legge del 1903 venne applicata, e i lavoratori di ogni Stato furono obbligati, pena la morte, a fucilare i loro compagni degli altri Stati. Naturalmente le cose non andarono lisce in principio: molti ufficiali furono uccisi, e molti cittadini condannati dal Consiglio di guerra. La profezia di Ernesto si avverò con spaventosa precisione, circa il signor M. Kowalt e il signor Asmunsen. Tutti e due, dichiarati idonei per la milizia, furono arruolati in California per la spedizione di repressione contro i fittavoli del Missuri. Tutti e due rifiutarono di prestar servizio; ma non fu loro concesso neppure il tempo di confessarsi: sottoposti a un Consiglio di guerra improvvisato, furono subito bell’e spacciati. Morirono tutti e due con la schiena rivolta al plotone di esecuzione.

Molti giovanotti, per non servire nella milizia, si rifugiarono sulle montagne e diventarono disertori, ma vennero in seguito puniti, in tempi migliori. Non avevano guadagnato nulla aspettando, perchè il Governo fece un proclama invitante i cittadini abili ad abbandonare le montagne entro il termine massimo di tre mesi. Alla scadenza del termine, mezzo milione di soldati furono mandati ovunque nelle regioni montuose; e non ci fu nè processo, nè giudizio: ogni uomo che incontravano era ucciso sul posto. La truppa agiva secondo il criterio che solo i proscritti erano restati in montagna. Qualche gruppo, trincerato in forti posizioni, resistette valorosamente, ma alla fine tutti i disertori dalla milizia furono sterminati.