— Il fatto, mio caro, il fatto irrefragabile, — proclamava trionfante, ogni qualvolta assestava un colpo decisivo. Era irto di fatti e lanciava loro i fatti fra i piedi, per farli inciampare: drizzava loro davanti i fatti per farli cadere in una imboscata, li bombardava con i fatti a volo.

— Tutta la vostra devozione è per l’altare del fatto — lanciò a sua volta, con aria sprezzante, il dottor Hammerfield.

— Il fatto solo è Dio, e il signor Ernesto è il suo profeta, — parafrasò il dottor Ballingford.

Ernesto, sorridendo, approvò col capo.

— Sono come un abitante del Texas, — disse. E poichè insistevano perchè spiegasse, aggiunse: — L’uomo del Missouri dice sempre: Bisogna farmi vedere questo; ma l’uomo del Texas dice: Bisogna mettermelo in mano. Donde appare evidente che non è un metafisico.

In altro momento, avendo Ernesto detto che i filosofi metafisici non potrebbero sopportare la prova della verità, il dottor Hammerfield tuonò:

— Qual’è la prova della verità, giovanotto? Vorreste avere la bontà di spiegarci ciò che ha lungamente imbarazzato menti più sagge della vostra?

— Certamente, — rispose Ernesto con quella sicurezza che li indispettiva. — Le menti sagge sono state a lungo imbarazzate dalla ricerca della verità, perchè la cercavano per aria, lassù! Se fossero rimaste sulla terra ferma, l’avrebbero facilmente trovata. Quei saggi avrebbero certamente scoperto che essi stessi costituivano precisamente la prova della verità, in ogni azione e pensiero pratico della loro vita.

— La prova, la prova. — ripetè con impazienza il dottor Hammerfield. — Lasciate da parte i preamboli. Datecela e diventeremo come gli Dei.

C’era in queste parole e nel modo con cui erano dette, lo scetticismo aggressivo e ironico che provava la maggioranza dei convitati, quantunque il Vescovo Morehouse sembrasse colpito.