— Perchè non ordinate ai vostri soldati di entrare, di adempiere al loro compito, signor presidente? — chiese Ernesto. — Essi vi servirebbero e accontenterebbero subito.
— Ci sono altri piani in vista, — fu la risposta —: per questo sono qui i soldati.
— Piani contro di noi, suppongo, — schernì Ernesto. — Assassinio o roba del genere.
Alla parola «assassinio» il tumulto ricominciò. Ernesto non poteva più farsi sentire, ma rimaneva in piedi, aspettando la calma. In questo momento avvenne ciò che avvenne. Dal mio posto, sulla tribuna, non vidi altro che il lampo di un’esplosione, e il suo rumore mi stordì: vidi Ernesto vacillare e cadere fra una nuvola di fumo, mentre i soldati si precipitavano in tutti gli spazi liberi. I suoi compagni in piedi, inferociti, erano pronti a qualsiasi violenza, ma Ernesto li calmò in un attimo, ed agitò le braccia per imporre loro silenzio.
— È un complotto, state attenti! — gridò loro con ansia. — Non vi movete, o sarete tutti uccisi.
Detto questo, si abbandonò lentamente, proprio quando i soldati giungevano sino a lui. Un istante dopo, fecero sgombrare le tribune e non vidi più nulla. Non mi permisero di avvicinarlo, sebbene fosse mio marito; anzi, appena ebbi detto il mio nome, fui arrestata. Contemporaneamente furono arrestati tutti i membri socialisti del Congresso, presenti a Washington, compreso l’infelice Simpton, obbligato a letto da una febbre tifoidea.
Il processo fu rapido: tutti erano già condannati. Quanto a Ernesto, come per miracolo, non fu giustiziato. Fu uno sbaglio dell’oligarchia, che le costò caro. In quel tempo, essa era troppo sicura di sè: inebriata del successo, non credeva che un manipolo di eroi potesse avere la forza di minare la sua solida base. Domani, quando scoppierà la grande rivolta, e tutto il mondo acclamerà al passo delle folle in marcia, l’oligarchia capirà, ma troppo tardi, fino a qual punto si sia ingigantita l’eroica banda.[93]
Essendo io stessa rivoluzionaria e fiduciaria delle speranze, dei timori e dei disegni segreti, posso meglio d’ogni altro rispondere all’accusa lanciata contro di loro, di aver fatto esplodere quella bomba al Congresso. E posso affermare sicuramente, senza riserva nè dubbio, che i socialisti, sia quelli del Congresso, sia quelli di fuori, erano estranei all’esplosione. Non sappiamo chi abbia lanciato l’ordigno, ma siamo sicuri che non fu lanciato da nessuno dei nostri.
D’altra parte, diversi indizî tendono a dimostrare che il Tallone di Ferro sia il responsabile di quell’atto. Naturalmente, non possiamo provarlo, e la nostra conclusione è solo fondata su presupposti.
Ecco i fatti, quali li conosciamo. Era stato indirizzato al Presidente della camera, dagli agenti segreti del Governo, un messaggio per prevenirlo che i membri socialisti del Congresso avrebbero usato una tattica terroristica, e che avevano già fissato il giorno per eseguirlo. Quel giorno, era precisamente quello dell’esplosione. Per precauzione, il Campidoglio era stato circondato dalla truppa. Ma siccome noi non sapevamo nulla della faccenda della bomba, e che una bomba era scoppiata realmente, e che le autorità avevano provveduto alla difesa in previsione dell’esplosione, è naturale concludere che il Tallone di Ferro ne sapesse qualche cosa. Affermiamo inoltre che il Tallone di Ferro fu colpevole di quell’attentato, che preparò ed eseguì con lo scopo di accollarcene la responsabilità, e di causare con ciò la nostra rovina.