— Il dottor Hammerfield. — spiegò un giorno Ernesto, — è riuscito a modificare la sua metafisica in modo da poter assicurare al Tallone di Ferro la sanzione divina, poi a farvi entrare largamente l’adorazione della bellezza, e in ultimo a ridurre allo stato di spettro invisibile il vertebrato gasoso di cui parla Hackel. La differenza fra il dottor Hammerfield e il dottor Ballingford consiste in ciò, che quest’ultimo concepisce il Dio degli Oligarchi come un po’ più gasoso e un po’ meno vertebrato.

Pietro Donnelly, capo operaio giallo delle filande della Sierra, che avevo incontrato durante la mia inchiesta per il caso Jackson, preparava a tutti una sorpresa. Nel 1918 assistevo ad una riunione dei Rossi di San Francisco. Di tutti i nostri Gruppi di Combattimento era questo il più formidabile, il più feroce e senza pietà. Non faceva proprio parte della nostra organizzazione; i suoi membri erano dei pazzi, dei fanatici; al punto che noi non osavamo incoraggiare il loro stato d’animo. Però eravamo in rapporti amichevoli con loro, sebbene non fossero dei nostri. Ero là, quella sera, per una faccenda di capitale importanza; in mezzo a una ventina di uomini, ero la sola non mascherata. Sbrigata la faccenda, fui accompagnata da uno di loro. Passando in un corridoio buio, la mia guida accese un fiammifero, l’avvicinò al viso e si tolse la maschera. Intravidi i lineamenti appassionati di Pietro Donnelly, poi il fiammifero si spense.

— Volevo solo farvi vedere che ero io, — disse nell’oscurità. — Ricordate Dallas, il sopraintendente?

Ricordai la faccia di volpe di quell’uomo.

— Ebbene, l’ho aggiustato come si meritava, per primo, — disse Donnelly, con orgoglio. — Poi mi son fatto accogliere tra i Rossi.

— Ma come mai siete qui? — chiesi. — E vostra moglie? E i vostri bambini?

— Morti, — rispose. — Per questo, sono qui... No, — proseguì vivamente — non per vendicarli; sono morti tranquillamente, nel loro letto, per malattia.... Capirete, un giorno o l’altro doveva accadere! Finchè li avevo, le mani erano legate; ora che non ci sono più, vendico la mia virilità sciupata. Un tempo ero Pietro Donnelly, capo operaio giallo, ma oggi sono il Numero 27 dei Rossi di San Francisco. Venite, vi farò uscire.

Udii parlare ancora di lui parecchio tempo dopo. Aveva detto la verità a modo suo, dicendomi che tutti i suoi erano morti: gli mancava un figlio, Timoteo, che egli considerava come morto, perchè si era arruolato con i Mercenarî dell’Oligarchìa.[104] Ogni membro dei Rossi di San Francisco s’impegnava, con giuramento, di compiere dodici esecuzioni all’anno, e di uccidersi se non fosse riuscito nell’intento. Le esecuzioni non erano però arbitrarie. Quel gruppo di esaltati si riuniva spesso e pronunciava sentenze a serie contro membri e servitori dell’Oligarchìa che si erano esposti alla sua vendetta. Il compito delle esecuzioni veniva poi assegnato a sorte.

La faccenda che mi aveva condotto là, quella sera, era precisamente un verdetto del genere. Uno dei nostri compagni, che da molti anni era riuscito a mantenere il suo posto come commesso nell’ufficio locale del servizio segreto del Tallone di Ferro, aveva svegliato i sospetti dei Rossi di San Francisco, che l’avevano condannato. La sentenza sarebbe stata letta quel giorno stesso. Naturalmente egli non era presente; i suoi giudici ignoravano che fosse uno dei nostri. La mia missione era di testimoniare della sua identità e lealtà. Si chiederà come fossi informata di questa faccenda. La spiegazione è molto semplice: uno dei nostri agenti segreti faceva parte dei Rossi di San Francisco. Era necessario seguir le mosse sia degli amici, che dei nemici; e quel gruppo di fanatici era troppo importante, per sfuggire alla nostra sorveglianza.

Ma ritorniamo a Pietro Donnelly e a suo figlio. Tutto andò bene per il padre fino al giorno in cui, nel gruppo estratto a sorte fra i condannati da giustiziare, la cui esecuzione spettava a lui, trovò il nome di suo figlio. Allora si risvegliò in lui l’istinto paterno che un tempo era così forte in lui. Per salvare suo figlio tradì i compagni. Il suo disegno fu in parte sventato; ciononostante, una dozzina di Rossi di San Francisco furono giustiziati e il Gruppo venne quasi distrutto. Per rappresaglia, i sopravvissuti fecero fare a Donnelly la fine che meritava pel suo tradimento. Suo figlio non gli sopravvisse a lungo; i Rossi di San Francisco s’impegnarono con giuramento solenne di sopprimerlo. L’Oligarchìa fece tutti gli sforzi per salvarlo: lo trasferì da una parte all’altra del paese; tre Rossi perdettero la vita per catturarlo. Il gruppo si componeva solo di uomini, ma alla fine ricorsero a una donna, a una delle nostre compagne, ad Anna Roylston. Il nostro gruppo intimo le proibì di accettare quella missione ma da essa che aveva sempre avuto una volontà propria e sdegnava ogni disciplina, e inoltre era intelligente ed attirava la simpatia, non si poteva ottenere nulla. Formava un tipo a sè, diverso da qualsiasi altro tipo di rivoluzionaria. Nonostante il nostro divieto, essa si ostinò e volle compiere quell’atto.