— Oh! Oh! — osservò: — un nido di rivoluzionarii, addirittura un vespaio, a quanto sembra. Ebbene, non rimarrete a lungo qui, posso assicurarvelo.

— Forse vi rimarrete voi stesso abbastanza per mutar parere, — rispose tranquillamente Biedenbach. — Intanto debbo pregarvi di venire dentro, con me.

— Dentro? — il giovanotto era stordito. — Avete dunque una catacomba, qui? Ho sentito parlare di cose di questo genere.

— Entrate e vedrete, — rispose Biedenbach, col suo accento più corretto.

— Ma è illegale. — protestò l’altro.

— Sì, secondo la vostra legge, — rispose il terrorista in modo significativo. — Ma seguendo la nostra legge, credetemi, è permesso. Bisogna bene che vi mettiate in mente che siete entrato in un mondo affatto diverso da quello dove siete vissuto finora, dominato dall’oppressione e dalla brutalità.

— Vedremo, — mormorò Wickson.

— Ebbene, rimanete con noi per discutere la questione.

Il giovanotto si mise a ridere, e seguì il rapitore nell’interno della casa. Fu condotto nella camera più fonda, sotto terra, e guardato da uno dei compagni, mentre noi discutevamo sul da fare, in cucina.

Biedenbach, sebbene avesse le lacrime agli occhi, era del parere che si dovesse ucciderlo, e sembrò molto sollevato quando la maggioranza respinse la sua orribile proposta. D’altronde non c’era neanche da pensare a lasciar libero il giovane oligarca.