Di tutte le città, Chicago era la più matura per la rivoluzione.[116] Chicago chiamata un tempo la città del sangue, avrebbe meritato di nuovo quel soprannome. Troppi scioperi vi erano stati soffocati al tempo del capitalismo, e troppe teste schiacciate nell’ultimo, perchè i laburisti fossero disposti a dimenticare o a perdonare. La rivolta covava perfino tra le classi operaie della città. Sebbene queste avessero mutato condizione e avessero ottenuto molti favori, esse conservavano un odio inestinguibile per la classe dominatrice. Questo stato d’animo aveva contaminato anche i Mercenarî, tre reggimenti dei quali erano pronti a unirsi con noi, in massa.

Chicago era sempre stata un centro di conflitti fra lavoro e capitale, una città dove si combatteva nelle vie, dove le morti violente erano frequentissime, dove la coscienza di classe e l’organizzazione erano sviluppate tanto nei lavoratori, quanto nei capitalisti; dove, un tempo, perfino i maestri di scuola formavano dei sindacati affiliati alla Confederazione Americana del lavoro, con quelli dei manovali e muratori. Chicago doveva, dunque, diventare il centro di quell’uragano prematuro, che fu la prima rivolta.

Lo scatenarsi del ciclone fu affrettato dal Tallone di Ferro; con molta abilità. Tutta la popolazione, comprese le cataste dei lavoratori privilegiati, fu sottoposta a una serie di trattamenti oltraggianti. Impegni e accordi furono violati; furono inflitti castighi severi per errori insignificanti. Il popolo dell’Abisso fu svegliato a colpi di frusta, dalla sua apatìa. Il Tallone di Ferro si impegnò di far ruggire la bestia. Contemporaneamente, mostrava un’incredibile noncuranza per quanto concerneva le misure di precauzione più elementari. La disciplina s’era allentata fra i Mercenarî rimasti sotto le armi, mentre parecchi reggimenti, tolti dalla città, erano sparpagliati qua e là pel Paese.

Non ci volle molto per far trionfare questo programma: fu faccenda di poche settimane. Noialtri rivoluzionari avemmo sentore di qualche cosa del genere, ma era una troppo vaga conoscenza, che non ci rivelava tutta la verità. Pensavamo che quelle disposizioni per la rivolta fossero spontanee e che ci avrebbero dato del filo da torcere, ma non pensavamo neppure che il movimento potesse essere preparato deliberatamente, e così segretamente nell’ambito del Tallone di Ferro, da non lasciar trapelare nulla a noi. L’organizzazione di quel movimento controrivoluzionario fu una meraviglia, come anche la sua esecuzione.

Ero a Nuova York, quando ricevetti l’ordine di recarmi immediatamente a Chicago. L uomo che mi rimise quest’ordine era uno degli Oligarchi; ne fui certa sentendolo parlare. Sebbene non conoscessi il suo nome, e non vedessi che il suo viso, m’accorsi da quelle istruzioni chiarissime, leggendo subito fra le righe, che la nostra cospirazione era stata scoperta, e la contromina non attendeva che una scintilla per iscoppiare.

Gl’innumerevoli agenti del Tallone di Ferro, me compresa, avrebbero fatto scaturire la scintilla da lontano, o andando sul posto. Mi vanto di aver conservato il mio sangue freddo, sotto lo sguardo scrutatore dell’Oligarca; ma il mio cuore batteva pazzamente. Prima che egli avesse finito di dare i suoi ordini implacabili, io mi sentivo già pronta a urlare ed a stringergli la gola fra le mie mani contratte.

Appena lontana da lui feci il calcolo del tempo di cui disponevo. Se la fortuna mi assisteva, potevo disporre di qualche minuto per mettermi in comunicazione con qualche capo locale, prima di saltare nel treno. Usando tutte le precauzioni per non essere seguita, corsi come una pazza all’Ospedale di Pronto Soccorso, ed ebbi la ventura di essere ammessa immediatamente presso un medico in capo, il compagno Galvin. Cominciavo, senza respiro, a comunicargli la notizia, quand’egli mi interruppe:

— So tutto, — disse, con una calma che contrastava col lampo dei suoi occhi d’irlandese. — Indovino lo scopo della vostra visita. Ho ricevuto la notizia un quarto d’ora fa, e l’ho già trasmessa. Si farà tutto il possibile, qui, affinchè i compagni stiano tranquilli. Chicago, solo Chicago dev’essere sacrificata.

— Avete tentato di mettervi in comunicazione con Chicago? — chiesi.

Scosse la testa: — Nessuna comunicazione telegrafica è possibile. Chicago è isolata dal mondo, e vi si scatenerà l’inferno.