Tutto avveniva bruscamente, quel giorno; con rudezza improvvisa, la folla si fermò. Urtai violentemente una donna che mi precedeva (l’uomo dal cappotto scucito era scomparso) e coloro che mi seguirono furono proiettati addosso a me. L’inferno erasi scatenato, con una cacofonia di urli, di maledizioni, di gridi di agonia che dominavano il rumore delle mitragliatrici e il crepitio delle fucilate. La donna che mi precedeva si piegò su se stessa, stringendosi il ventre con una stretta disperata. Contro le mie gambe un uomo si dibatteva negli spasimi della morte.
Mi accorsi che eravamo alla testa della colonna. Non ho mai saputo come mai fosse scomparso quel mezzo miglio di umanità che ci precedeva, e mi domando ancora se sia stato distrutto da qualche spaventosa macchina da guerra, e ridotto in pezzi, o se abbia potuto fuggire disperdendosi. Il fatto è che eravamo là, in testa alla colonna, e non più in mezzo, e che in quel momento eravamo falciati da una stridula pioggia di piombo.
Appena la morte ebbe fatto un po’ di vuoto, Garthwaite, che non aveva abbandonato il mio braccio, si precipitò alla testa di una colonna di sopravvissuti, verso il largo porticato di una casa di affari. Fummo schiacciati contro le porte da una massa di creature ansanti, trafelate, e rimanemmo per un po’ di tempo in quell’orribile posizione.
— Che cosa ho mai fatto! — si lamentava Garthwaite. — Vi ho trascinata in una bella trappola. Nella strada potevamo avere qualche speranza, qui non ne abbiamo alcuna. Non ci rimane altro che gridare: «Vive la Revolution!»
Allora cominciò quello che c’era da aspettarsi. I Mercenarî uccidevano senza tregua. La spaventosa pressione esercitata dapprima su noi, diminuiva in proporzione delle uccisioni. I morti e i moribondi, cadendo, facevano largo. Garthwaite mise la bocca sul mio orecchio e mi gridò delle parole che non potei afferrare in mezzo a quel terribile chiasso. Senza aspettare oltre, mi prese, mi gettò a terra e mi coprì col corpo di una donna agonizzante. Poi, a forza di spingere e stringere, scivolò vicino a me, nascondendomi in parte, col suo corpo.
Morti e moribondi si ammucchiarono sopra di noi e su quel mucchio, i feriti si trascinavano lamentosi. Ma quei movimenti cessarono ben presto e regnò un mezzo silenzio, interrotto da gemiti, sospiri e rantoli.
Sarei stata schiacciata senza l’aiuto di Garthwaite; pure, nonostante i suoi sforzi, mi sembra incredibile aver potuto sopravvivere a una simile compressione. Tuttavia, a parte la sofferenza, ero vinta da un senso di curiosità. Come sarebbe andata a finire? Che cosa avrei sentito morendo? In questo modo ricevetti il battesimo di sangue, il battesimo rosso, nella strage di Chicago. Sino allora, avevo considerato la morte in teoria; ma da allora essa fu per me un fatto senza importanza, tanto è facile.
Ma i Mercenarî non erano ancora soddisfatti. Invasero il portico per finire i feriti e cercare gli scampati che, come noi, facevano i finti morti. Sentii un uomo, strappato di sotto un mucchio, implorare in modo vile, sinchè un colpo di rivoltella non gli spezzò la parola a mezzo. Una donna si slanciò da un altro mucchio, grondando sangue, e, spianando la rivoltella sparò. Prima di soccombere scaricò sei volte l’arma, con quale risultato, non seppi, perchè seguivamo quelle tragedie solo con l’udito. Ad ogni istante ci giungevano a folate i rumori di scene simili di cui ognuna finiva con un colpo di arma da fuoco. Negli intervalli sentivamo i soldati parlare e bestemmiare fra i cadaveri, incitati dai loro ufficiali.
Finalmente, si rivolsero al nostro mucchio e sentimmo la pressione diminuire a man mano che toglievano i morti e i feriti. Garthwaite pronunciò la parola d’ordine. Dapprima non lo udirono. Egli alzò un po’ più la voce.
— Ascoltate, — disse un soldato. E subito si intese l’ordine breve di un ufficiale.