— Attenzione là: fate piano.
Oh, quella prima boccata d’aria mentre ci liberavano! Garthwaite disse subito quant’era necessario, ma dovetti sottostare anch’io a un breve interrogatorio per provare che ero proprio al servizio del Tallone di Ferro.
— Sono proprio agenti provocatori, — conchiuse l’ufficiale.
Era un giovanotto imberbe, un cadetto di qualche grande famiglia di Oligarchi.
— Brutto mestiere. — brontolò Garthwaite. — Darò le mie dimissioni e cercherò di entrare nell’esercito. Siete fortunati, voialtri!
— Lo meritereste. — rispose l’ufficialetto. — Posso darvi una mano e cercare di aggiustare la cosa. Basterà che io dica come vi ho trovato.
E, segnato il nome e il numero di Garthwaite, si volse dalla mia parte:
— E voi?
— Oh! io mi sposo, — risposi con disinvoltura; — e mando tutto a quel paese.
Così ci mettemmo a chiacchierare tranquillamente, mentre i feriti attorno a noi venivano finiti. Tutto questo mi sembra oggi un sogno, ma in quel momento mi sembrava la cosa più naturale del mondo. Garthwaite e l’ufficialetto si ingolfarono in una vivace discussione sulla diversità fra i metodi di guerra moderni e quella battaglia di strade e grattacieli, impegnata in tutta la città. Io li ascoltavo mentre mi pettinavo ed aggiustavo alla meglio, con degli spilli, gli strappi della gonna. E, intanto, il massacro dei feriti continuava. A volte, i colpi di rivoltella coprivano la voce di Garthwaite e dell’ufficiale e li obbligavano a ripetersi.