[90]. Quei gruppi di azione furono modellati in genere sul tipo delle organizzazioni consimili della Rivoluzione Russa, e, nonostante gli sforzi incessanti del Tallone di Ferro, durarono tre secoli, per tutto il periodo di dominio del Tallone stesso. Composti di uomini e di donne ispirati da propositi sublimi, e impavidi davanti alla morte, i Gruppi di Combattimento esercitarono una prodigiosa influenza e moderarono la brutalità dei governanti. La loro opera non si limitò a una guerra invisibile contro gli agenti dell’oligarchìa. Gli oligarchi stessi e spesso, persino i sottocapi degli oligarchi, ufficiali dell’esercito e capi delle caste operaie, furono obbligati a prendere in considerazione i decreti dei Gruppi.
Le sentenze di questi rivendicatori organizzati erano conformi alla più rigorosa giustizia; e soprattutto notevole era la loro procedura senza passione e perfettamente giuridica. Non c’erano giudizi improvvisati. Quando un uomo era preso, lo si giudicava lealmente e gli si lasciava la possibilità di difendersi. Necessariamente, molti furono processati e condannati per procura, come nel caso del generale Lampton, nel 2138 dopo G. C. Questi era forse il più sanguinario e il più crudele dei mercenarii dell’oligarchia. Fu informato dai Gruppi di Combattimento che era stato giudicato, riconosciuto colpevole e condannato a morte; e questo avvertimento gli venne dato dopo di averlo tre volte esortato a cessare dal trattare ferocemente il proletariato. Dopo questa condanna, Lampton si circondò d’ogni mezzo di protezione, e, per anni ed anni i Gruppi di Combattimento si sforzarono invano di eseguire la loro sentenza. Molti compagni, uomini e donne, fallirono successivamente nei loro tentativi e furono crudelmente condannati dall’oligarchia. Perciò fu rimessa in vigore la crocifissione come mezzo di esecuzione legale. Ma alla fine il condannato trovò il suo boia nella persona di una giovinetta di diciassette anni, Maddalena Provence, che per ottenere il suo scopo, serviva da due anni nel palazzo, come guardarobiera. Essa morì dopo torture orribili e prolungate, in una cella. Ma oggi la sua statua di bronzo sorge sul Pantheon della Fratellanza, nella meravigliosa Città di Serles.
Noi che, per esperienza personale, non sappiamo che cosa sia un omicidio, non dobbiamo giudicare troppo severamente gli eroi dei Gruppi di Combattimento. Essi hanno dato la loro vita per l’umanità; per la quale nessun sacrificio sembrava troppo grande. E, d’altra parte, una necessità inesorabile li obbligava a dare al loro sentimento una forma sanguinosa, in un’epoca sanguinaria. I Gruppi di Combattimento furono l’unica freccia nel fianco che il Tallone di Ferro non potè mai estirparsi. A Everhard spetta la paternità di questo strano esercito. I suoi successi e la sua resistenza, durante trecento anni, mostrano la saggezza con la quale egli organizzò, e la solidarietà della fondazione legata da lui ai costruttori avvenire. Da certi punti di vista, questa organizzazione può essere considerata come la sua opera principale, a parte il grande valore dei suoi lavori economici e sociali e le sue gesta di capo supremo della Rivoluzione.
[91]. Condizioni simili si osservano in India, nel secolo XIX, sotto il dominio britannico. Gli indigeni morivano di fame a milioni, mentre i loro padroni li privavano del frutto del lavoro e lo spendevano in cerimonie e cortei feticisti. Non possiamo non vergognarci, in questo secolo di lumi, della condotta dei nostri antenati, e dobbiamo limitarci a pensare filosoficamente che nell’evoluzione sociale lo stadio capitalistico sia, pressa poco, come l’età scimmiesca all’epoca dell’evoluzione animale. L’Umanità doveva superare quei periodi per uscire dal fango degli organismi inferiori; e le era naturalmente difficile liberarsi interamente di quella viscida feccia.
[92]. Questa espressione è una trovata dovuta al genio di H. G. Wells, che viveva alla fine del Secolo XIX. Era un veggente, in fatto di sociologia, uno spirito sano e normale, e nello stesso tempo un cuore veramente umano. Numerosi frammenti delle sue opere sono giunti fino a noi, e due delle sue opere migliori: «Anticipations» e «Mankind in the Making», ci sono state conservate intatte. Prima degli oligarchi, e prima di Everhard, Wells aveva preveduto la costruzione di città meravigliose di cui parla nel suoi libri chiamandole «pleasure cities», città del piacere.
[93]. Persuasa che le sue memorie sarebbero state lette, nel suo tempo, Avis Everhard ha tralasciato il risultato del processo per alto tradimento. Ci sono nel manoscritto molte altre lacune del genere. Cinquantadue membri socialisti del Congresso, furono giudicati e ritenuti colpevoli. Cosa strana, però: nessuno fu condannato a morte. Everhard e undici altri, fra cui Teodoro Donnelson e Matthew Kent, furono condannati al carcere a vita.
Gli altri quaranta furono condannati, chi a trenta, chi a quarantacinque anni; e Arturo Simpton, che il manoscritto dice ammalato di tifoidea al momento dell’esplosione, non ebbe che quindici anni di carcere. Secondo la tradizione, fu lasciato morire di fame nella sua cella per punirlo della sua intransigenza ostinata, e del suo odio ardente ed assoluto contro tutti i servi del dispotismo. Morì a Cabanas, nell’Isola di Cuba, dove tre altri de’ suoi compagni erano detenuti. I cinquantadue socialisti del Congresso furono rinchiusi nelle fortezze militari sparse sul territorio degli Stati Uniti: così, Dubois e Woods furono rinchiusi a Porto Rico; Everhard e Merryweather nell’isola di Alcatraz, nella baia di San Francisco, che da molto tempo serviva da prigione militare.
[94]. Avis Everhard avrebbe dovuto aspettare molte generazioni prima di ottenere la rivelazione del mistero. Quasi cento anni fa, e quindi più di seicento anni dopo la sua morte, fu scoperta negli archivi segreti del Vaticano, la confessione di Pervaise. Non è forse inopportuno fare un cenno di quest’oscuro documento sebbene esso non abbia per gli storici più alcun valore, ormai.
Pervaise, un americano di origine francese, nel 1913 era prigioniero a Nuova York, in attesa di essere processato per omicidio. Sappiamo, dalla sua confessione, che senza essere un criminale indurito, aveva un carattere impulsivo, impressionabile ed appassionato. In un impeto di gelosia folle aveva ucciso la moglie, cosa abbastanza comune, a quel tempo. Il terrore della morte si impadronì di lui, come raccontò egli stesso; e per sfuggirle si sentì disposto a fare qualunque cosa. Gli agenti segreti, per ridurlo alle loro mire, gli confermarono che si era reso colpevole di omicidio di primo grado, delitto che era punito colla pena capitale, giacchè il condannato veniva legato a una poltrona apposita, e per cura di medici specialisti era ucciso dalla corrente elettrica. Questo modo di esecuzione chiamato elettrocuzione, era molto in voga, a quel tempo: solo tempo dopo, fu sostituito dall’anestesia. Quest’uomo, che non aveva cuore cattivo, ma una natura superficiale improntata a un’animalità violenta, a che aspettava in una cella l’inevitabile morte, si lasciò facilmente convincere a gettare una bomba alla Camera. Dichiara, anzi, nella sua confessione, che gli agenti del Tallone dì Ferro gli affermarono che l’ordigno sarebbe stato inoffensivo, e che non avrebbe ucciso nessuno. Egli fu introdotto di nascosto in un palco ostentatamente chiuso col pretesto ch’era in riparazione, e, incaricato di scegliere il momento opportuno per gettare la bomba, conferma ingenuamente che tanto era l’interessamento pel discorso di Ernesto e pel tumulto suscitato da questo, che per poco non dimenticò il compito affidatogli.
Non soltanto Pervaise fu liberato, ma gli fu concessa una pensione per tutta la vita. Ma non potè fruirne a lungo: nel settembre del 1914 fu colpito da reumatismo al cuore e morì dopo tre giorni. Allora mandò a chiamare un prete cattolico, al quale fece la confessione. Il Padre Durban, considerandola molto grave, la scrisse e la firmò, come testimonio. Noi possiamo soltanto fare delle congetture su quanto avvenne dopo. Il documento era certo abbastanza importante per trovare la via di Roma. Potenti influenze furono messe in movimento per evitare la divulgazione. Soltanto nel secolo scorso, Lorbia, il celebre scienziato italiano, durante le sue ricerche, lo scoprì. Oggi, dunque, non rimane alcun dubbio che il Tallone di Ferro sia il responsabile dell’esplosione del 1913. Ed anche se la confessione di Pervaise non avesse mai veduto la luce non vi sarebbe potuto essere dubbio ragionevole: quell’atto che mandò in prigione cinquantadue deputati, è della stessa natura degli altri innumerevoli delitti commessi dagli oligarchi, e, prima di essi, dai capitalisti.