Il vescovo s’inchinò per darmi la precedenza.

— Voi fomentate l’odio di classe, — dissi a Ernesto. — E mi pare che sia uno sbaglio, un delitto, fare appello a tutto ciò che vi è di ristretto e di brutale nella classe operaia. L’odio di classe è anti-sociale, e mi sembra anti-socialista.

— Mi difendo, pur essendo innocente, — rispose Ernesto. — Non c’è odio di classe nè nella parola, nè nello spirito di nessuna mia opera.

— Oh! — esclamai in tono di rimprovero.

Presi il libro e lo apersi.

Egli beveva il suo thè, tranquillo e sorridente mentre io sfogliavo il volume per trovare il punto che cercavo:

— Pagina 132 — lessi ad alta voce: «Così la lotta delle classi si produce nelle attuali condizioni di sviluppo sociale, fra la classe che paga i salarii, e le classi che li ricevono».

Lo guardai con aria di trionfo.

— Non si tratta di odio di classe, là dentro, — mi disse sorridendo.

— Ma voi dite «lotta di classe».