— Sì, litigano per l’equa divisione dei guadagni delle ferrovie urbane.
Il vescovo si stizzì.
— Hanno torto! — esclamò. — Gli operai non vedono di là dal loro naso. Come possono sperare di conservare la nostra simpatia?...
— Quando ci obbligano ad andare a piedi — disse maliziosamente Ernesto.
E il vescovo, concluse, senza badargli:
— Il loro punto di vista è troppo angusto. Gli uomini devono agire da uomini e non da bruti. Ci saranno ancora violenze ed uccisioni, e vedove ed orfani addolorati. Il capitale e il lavoro dovrebbero essere uniti, dovrebbero procedere insieme, per il reciproco interesse.
— Eccovi di nuovo nelle nuvole, — osservò freddamente Ernesto. — Vediamo, ridiscendete sulla terra, e non perdete di vista la nostra asserzione: l’uomo è egoista.
— Ma non dovrebbe esserlo! — esclamò il vescovo.
— Su questo punto sono d’accordo con voi: non dovrebbe essere egoista, ma lo sarà sempre finchè vivrà secondo un ordinamento sociale fondato su una morale da porci.
Il dignitario della Chiesa ne fu spaventato, mentre il babbo si torceva dal ridere.