— Sì una morale da porci. — riprese Ernesto, senza rimorso. — Ed è l’ultima parola del vostro sistema capitalista, è ciò che sostiene la vostra Chiesa, ciò che voi predicate ogni qualvolta salite sul pulpito: un’etica da porci, non c’è altro nome da darle.

Il vescovo si voltò come per appellarsi a mio padre, ma questi alzò la testa ridendo.

— Credo che il nostro amico abbia ragione — disse. — È la politica del laissez-faire, dell’ognuno per sè e che il diavolo trascini l’ultimo. Come disse l’altra sera il signor Everhard, il compito vostro di gente di Chiesa consiste nel mantenere l’ordine stabilito, e la Società è fondata su tale principio!

— Ma non è la dottrina di Cristo. — esclamò il vescovo.

— Oggi la Chiesa non insegna la dottrina di Cristo. — rispose Ernesto. — Perciò gli operai non vogliono avere a che fare con essa. La Chiesa approva la terribile brutalità, la forza selvaggia con la quale il capitalista tratta le masse dei lavoratori.

— Non l’approva affatto. — obbiettò il vescovo.

— Ma non protesta neppure. — replicò Ernesto; — e perciò approva, perchè non bisogna dimenticare che la Chiesa è sostenuta dalla classe capitalistica.

— Non avevo mai considerato le cose da questo punto di vista — disse innocentemente il vescovo. — Ma credo che sbagliate. So che sono molte le tristezze e le brutture del mondo; so che la Chiesa ha perduto il... ciò che voi chiamate proletariato[20].

— Non lo avete mai avuto il proletariato, — esclamò Ernesto. — Esso si è sviluppato fuori della Chiesa, e senza di essa.

— Non afferro più il vostro pensiero, — disse debolmente il vescovo.