— Vi spiego. Dopo l’introduzione delle macchine e delle officine, verso la fine del sec. XVIII, la grande massa dei lavoratori fu distolta dalla terra, e l’antico modo di lavorare, mutato. I lavoratori, tolti dai loro villaggi, si trovarono rinchiusi nelle città industriali: le madri e i fanciulli furono impiegati a servizio delle nuove macchine; la vita di famiglia ne fu infranta, e le condizioni divennero atroci. È una pagina di storia scritta col sangue e con le lagrime.
— Lo so, — interruppe il vescovo, con espressione angosciosa. — Fu terribile, ma ciò avvenne in Inghilterra, un secolo e mezzo fa.
— Così un secolo e mezzo fa, nacque il proletariato moderno, — continuò Ernesto. — E la Chiesa stava muta, ed oggi conserva la stessa inerzia. Come dice Austin Lewis[21], parlando di quell’epoca, coloro che avevano ricevuto il comandamento: «Pascete agnelli miei», videro, senza protestare, quegli agnelli venduti e mortalmente sfruttati[22]. Prima di continuare vi prego di dirmi sinceramente se siamo o non d’accordo. La Chiesa ha protestato o no, a quel tempo?
Il vescovo Morehouse esitò: come il dottor Hammerfield, non era abituato a quel genere di offensiva a domicilio, secondo l’espressione di Ernesto.
— La storia del secolo XVIII è scritta, — suggerì questi. — Se la Chiesa non è stata muta, si devono trovare le tracce della sua protesta, in qualche libro.
— Disgraziatamente credo che sia stata muta, — confessò il dignitario della Chiesa.
— E rimane muta anche oggi.
— In questo non siamo più d’accordo.
Ernesto tacque, guardò attentamente il suo interlocutore e accettò la sfida.
— Benissimo, — disse, — vedremo. Ci sono, a Chicago, delle donne che lavorano tutta la settimana per novanta cents. Protesta forse la Chiesa?