— Voglio dire quello che dico. Da lunghi anni lavoro come filatore. Ho incominciato da piccolo, e in seguito non ho più smesso di lavorare. A forza di lavoro, sono giunto alla mia posizione attuale, che è un impiego privilegiato. Sono capo operaio. E mi chiedo se ci sarebbe un solo uomo all’officina, tale da porgermi la mano per impedirmi di annegare. Un tempo facevo parte dell’Unione, ma sono stato in servizio della Società durante due scioperi, e mi hanno tacciato di «krumiro». Guardate le cicatrici sulla mia testa; sono stato lapidato a colpi di tegola. Oggi non c’è uomo che voglia bere un bicchiere con me se lo invitassi, e non c’è un apprendista che non maledica il mio nome. Il mio solo amico è la Società. Non è mio dovere sostenerla, ma essa è il mio pane, il mio companatico e la vita dei miei bambini. Ecco perchè non ho detto nulla.
— Jackson era forse da biasimare? — gli chiesi.
— Avrebbe dovuto ottenere il pagamento dei danni. Era un buon operaio che non aveva mai dato noia a nessuno.
— Non eravate dunque libero di dire tutta la verità? — aggiunsi in tono solenne.
Il suo viso si contrasse ancora; ed egli lo sollevò, non verso di me, ma verso il cielo.
— Mi lascerei bruciare anima e corpo, a fuoco lento, nell’inferno eterno per amore dei miei piccoli, — rispose.
Enrico Dallas, il vice-direttore, era un individuo dal volto di lepre, che mi squadrò con insolenza e rifiutò di parlare. Non potei cavargli una parola concernente il processo e la deposizione resa.
Ebbi miglior fortuna con l’altro capo-operaio James Smith. Era un uomo dall’espressione dura, così che provai una stretta al cuore avvicinandolo. Egli pure mi fece capire che non era libero, e durante la conversazione mi accorsi che oltrepassava, per mentalità, la media degli uomini della sua specie. D’accordo con Pietro Donnelly, diceva che Jackson avrebbe dovuto avere almeno i danni. Disse di più, e qualificò una fredda crudeltà il fatto di aver gettato sul lastrico, dopo un accidente che lo privava di ogni capacità, quel povero lavoratore. Raccontò egli pure, che avvenivano frequenti casi dolorosi nella filanda, e che era tattica costante della Società, opporsi ad oltranza alle istanze sporte in tali casi.
— Rappresentano migliaia di dollari l’anno per gli azionisti, — disse.
Allora mi ricordai dell’ultimo dividendo dato al babbo, che aveva servito per comperare un bell’abito a me, e dei libri a lui. Ricordai l’accusa di Ernesto quando mi aveva detto che il mio vestito era macchiato di sangue, e sentii la mia carne fremere sotto gli abiti.