— Nella vostra deposizione non faceste rilevare che Jackson fu vittima di quell’accidente perchè volle evitare un guasto alla macchina?
— No, — rispose, e strinse le labbra amaramente. — Ho testimoniato che Jackson era stato ferito in seguito a negligenza e noncuranza, e la Società non era responsabile nè da biasimare.
— C’è stata dunque negligenza da parte di Jackson?
— Si può chiamare negligenza se si vuole, si può adoperare qualunque altro termine. Il fatto è che un uomo è stanco quando ha lavorato parecchie ore consecutive.
Cominciavo ad interessarmi di quell’individuo. Era certamente un tipo meno comune.
— Siete più istruito della maggior parte degli operai, — gli dissi.
— Ho frequentato le scuole secondarie, — rispose. — Ho seguito i corsi, coprendo la carica di portinaio. Il mio sogno era di farmi iscrivere all’Università, ma mio padre è morto e sono venuto a lavorare nella filanda. Avrei voluto diventare un naturalista, — aggiunse timidamente, come se avesse confessato una debolezza. — Adoro gli animali. Invece sono entrato in un’officina. Promosso capo-operaio, mi sposai, poi la famiglia è venuta e... non fui più padrone di me stesso.
— Che cosa intendete dire?
— Voglio spiegare perchè ho testimoniato, come ho fatto, al processo, perchè ho seguito le istruzioni datemi...
— Date da chi?