In seguito feci tentativi presso i giornali, senza passione di sorta, con calma e moderazione. Scrissi un semplice resoconto dell’affare Jackson. Mi astenni dall’esporre le persone con cui avevo parlato, e perfino di fare i loro nomi. Raccontavo i fatti come erano accaduti, ricordavo i lunghi anni durante i quali Jackson aveva lavorato all’officina, il suo sforzo per evitare un guasto alla macchina, la disgrazia accaduta e la miserabile condizione attuale di lui. Con solidarietà perfetta, i tre quotidiani ed i due settimanali del luogo rifiutarono il mio articolo.

Feci in modo di poter mettere le mani su Percy Layton, un giovine uscito dall’Università, che voleva far carriera nel giornalismo come corrispondente del più autorevole dei tre quotidiani. Egli sorrise quando gli chiesi perchè i giornali avessero soppresso ogni allusione a Jackson ed al suo processo.

— Politica editoriale, — disse. — Non ne sappiamo nulla, noi: sono affari del Direttore.

— Ma perchè questa politica?

— Noi formiamo un gruppo compatto con le corporazioni. Anche pagando il prezzo di un annuncio, anche pagando dieci volte tanto la tariffa ordinaria, non potrete fare pubblicare quella informazione su nessun giornale; l’impiegato che volesse farla passare di nascosto, perderebbe il posto.

— E se si parlasse della vostra politica? Mi sembra che la vostra funzione sia di deformare la verità, secondo gli ordini dei vostri padroni, che, alla loro volta, ubbidiscono ai capricci delle corporazioni.

— Non ho niente a che vedere in ciò...

Sembrò sulle spine per un istante, poi il suo viso si rischiarò: aveva trovato una scappatoia.

— Personalmente, non scrivo mai nulla che non sia vero. Sono in regola colla mia coscienza. Naturalmente capitano molte cose ripugnanti nel corso di una giornata di lavoro, ma, tutto ciò, capirete, fa parte della monotonia solita, quotidiana, — concluse con logica infantile.

— Però, sperate di assidervi, in seguito, su un seggio direttoriale e seguire una politica, non è vero?