Ma devo pur dire che questo terribile atto di accusa li aveva lasciati freddi. Esaminai i loro volti e vidi che conservavano un’aria di superiorità soddisfatta. Ricordai che Ernesto mi aveva avvertita: «Qualunque accusa contro la loro moralità non li potrà scuotere».

Ma osservai però che l’ardire del suo linguaggio aveva colpito la signorina Brentwood, che mostrava un’aria seccata ed inquieta.

— Ed ora vi parlerò di questa rivoluzione.

E cominciò col descrivere l’esercito proletario, e quando espose la cifra delle forze che lo componevano, secondo i risultati ufficiali dello scrutinio nei diversi paesi, l’assemblea cominciò ad agitarsi. Un’espressione di viva attenzione fissò i loro sguardi, e le loro labbra si strinsero. Il guanto di sfida era stato gettato.

Egli descrisse l’organizzazione internazionale che univa un milione e mezzo di socialisti degli Stati Uniti ai ventitrè milioni e mezzo di socialisti sparsi nel resto del mondo.

— Tale esercito della rivoluzione, forte di ventitrè milioni di uomini, può svegliare e tener desta l’attenzione delle classi dominanti. Il grido di questo esercito è: nessuna tregua. Dobbiamo avere ciò che voi possedete. Non ci accontenteremo di meno, assolutamente. Vogliamo prendere le redini del potere, e avere in mano noi il destino del genere umano. Ecco le nostre mani, le nostre forti mani. Vi toglieranno il governo, i palazzi e tutti i vostri comodi dorati, e verrà giorno in cui dovrete lavorare con le vostre mani per guadagnarvi il pane, come fa il contadino nei campi, o il commesso nelle vostre metropoli. Ecco le nostre mani; guardatele: hanno i pugni solidi.

E mentre diceva queste parole, mostrava le sue spalle robuste e allungava le sue grandi braccia, e i suoi pugni di fabbro fendevano l’aria come artigli d’aquila. Sembrava il simbolo del lavoro trionfante, con le mani tese per schiacciare e distruggere i suoi sfruttatori. Scorsi nell’uditorio un movimento d’indietreggiamento, quasi impercettibile, davanti a quella pittura della rivoluzione, così evidente, possente e minacciosa. Certo le donne sussultarono, e la paura apparve sui loro volti. Per gli uomini non fu la stessa cosa: uscì dalle loro gole un grugnito profondo, che vibrò nell’aria un istante, poi tacque. Era il prodromo del ringhio che avrei sentito più volte in quella sera, la manifestazione del bruto che si svegliava nell’uomo e dell’uomo stesso nella sincerità delle sue passioni primitive. E non avevano coscienza di questo loro mormorio, tra il rombo dell’ora, l’espressione e la dimostrazione riflessa di quell’istinto. In quel momento, vedendo i loro volti irrigidirsi, e il lampo della lotta brillare nei loro occhi, capii che non si sarebbero lasciati strappare facilmente il dominio del mondo.

Ernesto continuò il suo attacco; giustificò l’esistenza d’un milione e mezzo di rivoluzionari negli Stati Uniti, accusando di mal governo la classe capitalista. Dopo aver accennato allo stato economico dell’uomo primitivo e dei popoli selvaggi dei nostri giorni, che non avevano nè utensili nè macchine, e possedevano solo mezzi naturali di produzione, espose in sintesi lo sviluppo dell’industria e dell’organizzazione fino allo stato attuale, in cui, il potere produttivo dell’individuo incivilito è mille volte maggiore di quello del selvaggio.

— Bastano cinque uomini, oggi, per produrre il pane per un migliaio di persone. Un uomo solo può produrre tessuti di cotone per duecentocinquanta persone, maglierie per trecento, calzature per mille. Si sarebbe tentati di conchiudere che, con una buona amministrazione della società, l’uomo incivilito moderno, dovrebbe essere in condizioni molto migliori dell’uomo preistorico. Così è infatti? Esaminiamo la questione: Ci sono oggi negli Stati Uniti, quindici milioni di uomini[45] che vivono in povertà, e per povertà intendo quella condizione in cui, per mancanza di nutrimento e di ricovero conveniente, non può essere mantenuta la capacità di lavoro. Oggi, negli Stati Uniti, nonostante le pretese della vostra legislazione del lavoro, sono tre milioni i fanciulli che lavorano come operai[46]. Il loro numero è raddoppiato in dodici anni. Incidentalmente, domando perchè voi, gestori della società, non avete pubblicato le cifre del censimento del 1910? E rispondo per voi: perchè quelle cifre vi hanno spaventati. La statistica della miseria avrebbe potuto affrettare la rivoluzione che si prepara.

«Ma ritorno alla mia accusa: se il potere di produzione dell’uomo moderno è mille volte superiore a quello dell’uomo primitivo, perchè mai ci sono attualmente negli Stati Uniti quindici milioni di persone che non sono nutrite e alloggiate convenientemente, e tre milioni di fanciulli che lavorano? È un’accusa seria. La classe capitalistica si è resa colpevole di una cattiva amministrazione. Di fronte al fatto che l’uomo moderno vive più miseramente del suo antenato selvaggio, mentre il suo potere produttivo è mille volte maggiore, non è possibile altra conclusione diversa da questa: che la classe capitalista ha mal governato; che voi siete cattivi amministratori, cattivi padroni, e che la vostra cattiva gestione è imputabile al vostro egoismo. E su questo punto, questa sera, a faccia a faccia, non potete rispondere a me, come la vostra antica classe non può rispondere al milione e mezzo di rivoluzionarii degli Stati Uniti. Non potete confutarmi, lo scommetto. Ed oso dire, fin d’ora, che non risponderete neppure quando avrò finito di parlare. Su questo argomento la vostra lingua è legata, per quanto agile possa essere, quando tratta di soggetti diversi da questo.