«Voi avete dato prove d’essere incapaci di amministrare; avete fatto della civiltà una bottega da macellaio; avete avuto, e avete tuttora l’audacia di alzarvi, nelle vostre camere legislative, per dichiarare che sarebbe impossibile fare guadagnare senza il lavoro dei fanciulli, dei bimbi. Oh! non crediate perchè ve lo dico io: tutto questo è scritto, registrato contro di voi. Avete addormentato la vostra coscienza con delle chiacchiere sull’ideale, secondo la vostra cara morale. Ed eccovi gonfi di potenza e di ricchezza, inebriati del successo! Ebbene, contro di noi non avete speranza di vittoria maggiore di quanta ne abbiano i calabroni riuniti intorno all’alveare, quando le api operaie si lanciano loro addosso per porre fine a una sazia vita. Avete errato nel guidare la società, e la direzione vi sarà tolta. Un milione e mezzo di uomini della classe operaia sono sicuri di attirare alla loro causa il resto delle masse lavoratrici, e di strapparvi il dominio del mondo. Ecco la rivoluzione, signori: arrestatela se lo potete!

Per un po’, l’eco della sua voce risuonò nella gran sala; poi il profondo mormorio, già sentito prima, si gonfiò, e parecchi uomini si alzarono, urlando e gesticolando per attrarre l’attenzione del Presidente.

Osservai che le spalle della signorina Brentwood si agitavano convulsivamente, e provai un attimo di irritazione, credendo che ridesse di Ernesto. Poi capii che non si trattava di un accesso di riso, ma di nervi. Era terrorizzata di quanto aveva fatto gettando quella torcia ardente in mezzo al suo caro circolo de «Gli Amici dello Studio».

Il colonnello Van Gilbert non si curava degli uomini, che, stravolti dalla collera, volevano che egli concedesse loro la parola; egli stesso si struggeva dalla rabbia. Si alzò di scatto agitando un braccio, e per un momento non potè proferire che suoni inarticolati; poi una grande verbosità scaturì dalla sua bocca. Ma non era il linguaggio dell’avvocato dì centomila dollari, dalla rettorica un po’ antiquata.

— Errore su errore, — esclamò. — In vita mia non ho mai sentito tanti errori in così poco tempo. Inoltre, giovanotto, non avete detto niente di nuovo. Ho imparato tutto ciò in collegio, prima della vostra nascita. E sono già quasi due secoli, dacchè Gian Giacomo Rousseau ha enunciato la vostra teoria socialista. Il ritorno alla terra? Peuh! Una revisione? La nostra biologia ne dimostra l’assurdità. Si ha proprio ragione di dire che una mezza cultura è nociva, e voi ne avete dato una prova questa sera con le vostre teorie sventate! Errore su errore! Non sono mai stato in vita mia così disgustato d’un simile rigurgito di errori! Ecco, guardate come io consideri le vostre affrettate generalizzazioni e i vostri discorsi infantili. — E fece schioccare i pollici con aria di sprezzo, e accennò a sedersi.

L’approvazione delle donne si manifestò con esclamazioni acute, e quella degli uomini con suoni rauchi. Quasi tutti, candidati della difesa, si misero a parlare insieme. Era una confusione indescrivibile, una torre di Babele.

Il vasto appartamento della signora Pertonwaithe non aveva mai veduto simile scena. Come? le fredde menti del mondo industriale, il fior fiore della bella società, erano costituite da quella banda di selvaggi rumorosi e tumultuosi? Per certo, Ernesto li aveva scossi, stendendo le mani verso i loro portafogli, quelle mani, che, agli occhi loro, rappresentavano gli artigli di un milione e mezzo di rivoluzionarii.

Ma egli non perdeva la testa mai, in nessun caso. Prima che il colonnello riuscisse a sedersi, Ernesto fu in piedi e fece un passo avanti.

— Uno per volta! — gridò con tutte le sue forze.

Il grido dei suoi ampi polmoni dominò la tempesta umana, e la semplice forza della personalità di lui impose il silenzio.